“Basta favori ai mercanti di armi” non è solo uno slogan: è un appello che torna a farsi respiro collettivo. Attorno alla legge 185/90, nata da una grande spinta dal basso per portare luce sul commercio di armamenti, si è riaccesa una mobilitazione.

La Rete Italiana Pace e Disarmo ha rilanciato la campagna per difenderla, affiancata da oltre duecento realtà del mondo associativo e cattolico, tra cui Libera, le Acli, Pax Christi... Il timore è che, tra cancellazioni e silenzi, si incrini la trasparenza: spariscano i nomi delle “banche armate”, si affievolisca il riferimento ai diritti umani, si sposti il baricentro dalle valutazioni tecniche a scelte politiche opache. Così l’argine rischia di abbassarsi, mentre cresce la produzione e il mercato cerca nuovi sbocchi. Non è solo una norma da difendere, ma una promessa di controllo democratico. Per questo la campagna non resterà nei palazzi: attraverserà territori e coscienze, chiedendo che l’economia non smarrisca la pace come orizzonte. Insomma oggi più che mai è necessario fare qualcosa. Tutte e tutti. Insieme. 


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