Con l’aria che tira sembrava un controsenso, un’iniziativa anacronistica, un paradosso… Questo è il tempo della retorica bellica in cui, come dice Papa Leone, “la guerra torna di moda”.

Eppure c’è una proposta che prova a cambiare prospettiva: non negare la difesa, ma ridefinirla affiancando quella armata. Ieri le reti della campagna “Un’altra difesa è possibile” hanno depositato in Cassazione la proposta di legge per l’istituzione del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta. Il cuore del progetto è chiaro: riconoscere la difesa civile come componente del sistema nazionale, dotarla di un dipartimento dedicato e di risorse proprie, anche attraverso un innovativo meccanismo di partecipazione come il 6xmille. Non si tratta di un’utopia, ma di un valore cucito a ricamo nel dettato costituzionale: l’articolo 11 ripudia la guerra, mentre l’articolo 52 affida a tutti i cittadini la difesa della patria. La proposta si inserisce in un percorso lungo oltre un decennio, fatto di raccolte firme, mobilitazioni e interlocuzioni istituzionali mai interrotte. Oggi – si capisce! – torna con rinnovata urgenza. E proprio per questo acquista valore: perché indica una via alternativa, fondata sulla prevenzione, sulla partecipazione e sulla tutela dei diritti. In nome delle vittime di tutte le guerre.


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