La scelta di Giorgia Meloni di “sospendere” il rinnovo automatico del Memorandum militare con Israele è un segnale importante. Non risolutivo, ma finalmente politico. Pasquale Ferrara, ex ambasciatore, ci ricorda che nel luglio dell’anno scorso 70 ambasciatori (e non fanatici pacifisti!) avevano rivolto un appello al governo.
La prima richiesta era: “sospendere ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele”. E tuttavia non basta. Perché mentre si sospende un rinnovo, i contratti in essere continuano, autorizzati caso per caso. I numeri gridano urgenza: oltre 73.000 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023, di cui 700 dopo il “cessate il fuoco”; più di 2.000 morti in Libano; 3.400 nuovi edifici di coloni israeliani previsti nel corridoio E1, che spezza la Cisgiordania. Per non parlare delle condizioni inumane in cui i palestinesi della Striscia continuano a lottare con la morte per fame mentre gli aiuti umanitari devono implorare la grazia del lasciapassare. Non è una crisi, è una sistematica erosione di un popolo. Per operare per la pace e per i diritti umani, servono passi coerenti: sanzioni, sospensione dell’accordo Ue-Israele, riconoscimento dello Stato di Palestina – già sostenuto da 157 Paesi ONU. La sospensione è un inizio. Ma senza decisioni più nette rischia di restare un’inutile incipriata, mentre sul terreno continua a consumarsi una tragedia che non può più essere ignorata.