“Il nostro cuore in questo tempo di guerra è turbato e deve vigilare per non abituarsi, deve restare inquieto. Anche la Festa del Lavoro, che i cristiani vivono guardando all'esempio mite di san Giuseppe Artigiano, contiene quest'anno motivi di inquietudine”.

Sono le parole dell'arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, cardinale Roberto Repole, nel suo messaggio per la Festa del Lavoro nella memoria liturgica di San Giuseppe Artigiano. “Desidero condividervi il mio turbamento al pensiero che le guerre seminano morte nel mondo eppure qui a Torino, a Susa e in Piemonte rappresentano un vantaggio economico per le aziende che producono forniture militari e si offrono come motore di rilancio dell'occupazione”, dice. “Ci va bene così? – si domanda – Accettiamo qualsiasi tipo di lavoro, purché sia lavoro? Lo domando a me prima che ad altri perché́ siamo corresponsabili, le nostre azioni e i nostri stili di vita sono intrecciati: la città siamo noi, tutti insieme”. (…) “Allora fermiamoci, cari amici, e ragioniamo tutti insieme, istituzioni e cittadini, imprenditori, sindacalisti, famiglie, domandiamoci quali persone vogliamo essere, come vogliamo spendere le nostre esistenze e la nostra comunità: eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?” (www.lastampa.it del 29 aprile 2026) 


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