Ogni anno, più o meno a quest’ora, alziamo la voce per dire che consideriamo impropria, inadeguata e contraddittoria la parata militare che vuole celebrare la Festa della Repubblica. Credo che sia sotto gli occhi di tutti che la Repubblica italiana che è fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, non possa farsi rappresentare dalle armi.
Quest’anno, ottantesimo del referendum istituzionale del 1946, Luigino Bruni e altri amici hanno chiesto che la parata “veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale (…) assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria”. Si chiede, insomma una parata alternativa a quella militare. Per quanto possa contare il mio parere, coerentemente con quanto espresso già negli anni scorsi, sono pienamente d’accordo e sottoscrivo. Ma con una proposta ulteriore: che ad aprire la parata siano gli attivisti che hanno preso parte attiva alla Global Sumud Flottila. Come non considerarli oggi la parte migliore del Paese che, correndo rischi concreti e sacrifici, hanno voluto esprimere nonviolentemente la propria solidarietà a un popolo calpestato accendendo i riflettori indignati del mondo intero sulle violenze che si perpetrano quotidianamente contro la popolazione palestinese? Da loro sì, la Patria e il mondo si sentono costituzionalmente rappresentati.