Sul rifiuto della guerra e sulla scelta radicale della pace, l’enciclica Magnifica humanitas — che Vittorio Arrigoni avrebbe tradotto con il suo “restiamo umani” — non lascia spazio ad ambiguità. Papa Leone XIV smonta una per una le giustificazioni culturali, politiche e morali con cui il mondo continua a considerare la guerra come un destino inevitabile.
Per il Pontefice, la pace non è il sogno fragile di qualche idealista, ma una responsabilità concreta affidata ai popoli, alla politica e ai credenti. Per questo denuncia con parole severissime “la preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale” e attacca “le scelte di riarmo” che stanno trascinando il mondo dentro “la cultura violenta della potenza”. La guerra, scrive Leone XIV, non nasce improvvisamente sui campi di battaglia: viene preparata molto prima, “attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-nemico, disinformazione e paura”. Così la pace finisce per essere considerata soltanto “un intervallo precario tra conflitti”. È necessario “superare la teoria della guerra giusta”, perché oggi l’umanità possiede strumenti infinitamente più umani e più efficaci: “il dialogo, la diplomazia, il perdono”. Alla faccia del cinismo di chi considera il ricorso alla violenza come inevitabile, il Papa rilancia una convinzione disarmante: “La pace non è una speranza ingenua né soltanto un’assenza di guerra: è frutto, sempre possibile, della giustizia e della carità”. E infine un appello che suona insieme come una denuncia e una profezia: “La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere”, perché gli altri non sono nemici da abbattere, ma esseri umani da riconoscere.