Le mafie temono i pentiti, ma temono ancora di più i figli che non diventano mafiosi. Perché ogni bambino salvato è un clan che perde il proprio futuro. La proposta di legge "Liberi di scegliere", approvata all'unanimità dalla Camera con 209 voti favorevoli, appartiene alla seconda categoria.
Se il Senato confermerà il testo, l'Italia avrà finalmente trasformato in legge un'intuizione straordinaria del giudice Roberto Di Bella, nata nel Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e diventata negli anni una delle più efficaci esperienze di prevenzione antimafia. La mafia non si eredita nel sangue, ma attraverso un sistema di educazione alla violenza, al potere e all'omertà. Interrompere questa trasmissione significa spezzare la continuità stessa delle organizzazioni criminali. Siamo di fronte a una delle leggi più intelligenti approvate negli ultimi anni: non si limita a contrastare le mafie, ma agisce sulle loro radici culturali e familiari, trasformando un'esperienza che ha già dato risultati concreti in una politica pubblica stabile. Il progetto ha offerto finora a bambini, ragazzi e alle loro madri la possibilità concreta di uscire dall'universo mafioso, mettendoli in sicurezza e accompagnandoli verso una vita diversa. Chi ha avuto il privilegio di seguire da vicino questa esperienza sa che non è uno slogan né una generosa illusione. Funziona. Lo ha capito anche la Chiesa cattolica che lo ha sostenuto con l’8 per mille. Lo ha capito Libera che l’ha messa in pratica.