Le scorciatoie hanno sempre un grande successo politico: costano meno coraggio, producono annunci immediati e dispensano dal cambiare davvero.
Davanti al cambiamento climatico, che imporrebbe una svolta radicale nelle politiche energetiche, nei consumi e negli stili di vita, preferiamo moltiplicare i “rifugi climatici”, come se qualche stanza fresca potesse compensare città invivibili e temperature sempre più estreme. Di fronte alla violenza giovanile, subito ribattezzata “delle gang”, si inaspriscono le pene e si riscrive il codice minorile, evitando di interrogare il mondo adulto, la povertà educativa, la solitudine, la crisi della socialità e i modelli aggressivi che offriamo ogni giorno. E quando la violenza, certa o presunta, riguarda chi è chiamato a proteggere i cittadini, c’è chi si schiera automaticamente con i tutori dell’ordine, per appartenenza e non per verità. Eppure difendere davvero le forze di polizia significa formarle al contenimento, alla disciplina, alla trasparenza; significa renderle identificabili con un nome o un codice sulla divisa. Le scorciatoie danno l’illusione di agire. Le soluzioni radicali sembrano lente, ma sono le sole capaci di durare. La politica vera non aggira i problemi: va alla radice.