Non abbiamo ancora notizie precise e attendibili sull'attentatore della sinagoga di Pittsburgh in Pennsylvania. È un matto? Un fanatico? Un negazionista esasperato e fondamentalista?

Un antisemita a prescindere? Sicuramente è un uomo malato. Nel senso di fragile e vulnerabile. Debole. Come tutti coloro che hanno bisogno di impugnare un'arma per sentirsi forti. Come coloro che hanno la perversione di pensare che certe idee possono propagarsi a forza di morti ammazzati. Più ne fai, più hai ragione. Proprio per questo quell'uomo è sicuramente più fragile di altri. Ovvero più vulnerabile e, di conseguenza, più permeabile alle parole di odio che circolano a piede libero in rete, più vittima di altri rispetto alle invenzioni ideologiche impazzite di fondamentalismi che non tollerano le diversità. Insomma, Rob Bowers, 46 anni, noto alla polizia come feroce antisemita e fanatico nazionalista, è la fotocopia certificata di tanti che si possono incrociare su Facebook o che udiamo urlare in certe trasmissioni televisive. Rob Bowers è la tragica cancrena di una piccola ferita sottovalutata. È il campanello d'allarme delle nostre coscienze. Un campanello che stiamo sentendo sempre più spesso. Per questo sarebbe bello che sabato prossimo, in silenzio, cristiani, musulmani, buddisti, induisti... umani, si dessero appuntamento per un girotondo attorno alle sinagoghe del mondo per difendere simbolicamente ogni libertà d'espressione dal virus di quella malattia d'intolleranza

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