C'è una quotidianità dell'informazione che non ci soddisfa perchè ha un'agenda che non sempre (quasi mai!) corrisponde alle priorità della gente e dei popoli.
C'è una verità troppo spesso nascosta tra le pieghe dei fogli di giornale o che incespica tra le parole dello speaker televisivo.
C'è un commento dei fatti che contano veramente che vogliamo rileggere con l'unico filtro che conosciamo.
Quello degli sconfitti, delle vittime, della pace, della gente...
"Avendo in corpo l'occhio del povero" - avrebbe detto don Tonino Bello.
Per questo lanciamo questa nuova rubrica "feriale", ovvero un commento breve che, come Mosaico di pace, ripesca un fatto per riproporlo all'attenzione dei lettori con una luce nuova, con una sensibilità che scommettiamo condivisa.
E se così non fosse è destinata ad aprire riflessione e dibattito.
Pertanto quotidianamente proporremo un commento - breve quanto un'annotazione - su qualcosa che rischierebbe di passare altrimenti inosservato.
Sarà curato dalla redazione e specificatamente da Tonio Dell'Olio.
Speriamo incontri il gradimento e il favore di chi cerca di lasciarsi provocare per non fermarsi mai alla scorza degli avvenimenti ma di cercarne la linfa per attingere nuovi motivi di impegno.

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Una cascata torrenziale di letture è caduta sull'indirizzo della Pro Civitate Christiana!

Per impedire quella che si ostinano a definire "sostituzione etnica" non c'è che la pulizia etnica.

È il nome dell'inchiesta che arriva oggi in aula di tribunale a Bologna e prende le mosse dal fallimento della casa di riposo Sassocardo di Porretta Terme.

Ieri è stata presentata al Parlamento la relazione semestrale della direzione Investigativa Antimafia che, come sempre, è una radiografia attenta della presenza mafiosa nel nostro Paese.

Che cos'hanno in comune i pannelli solari, le piantagioni di tè, la forestazione di Panama, la costruzione di piste ciclabili, il turismo responsabile?

Davanti al reportage di Laura Silvia Battaglia da Taiz in Yemen, pubblicato ieri su Avvenire, non si riesce a trattenere le lacrime del cuore.

Nei giorni di Odessa e Mykolaiv abbiamo compreso che non si può misurare il sorriso che un bambino ci ha donato o la lacrima di felicità strappata a una donna anziana.

Di ritorno dalla missione di pace in Ucraina con la Quinta Carovana Stop the war now, mi ritrovo a commentare che si sia realizzato un segmento, piccolo ma significativo, di quella "diplomazia dal basso" che tante volte è stata sperimentata nella storia dell'umanità.

"Volodymyr Zelensky ha manifestato apprezzamento per la prossima Conferenza di Roma sulla ricostruzione dell'Ucraina prevista per il 26 aprile, un'occasione importante per rafforzare i rapporti tra le imprese italiane e l'Ucraina", si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi.

Mentre il coro degli applausi e delle celebrazioni postume è compatto nel celebrare l'uomo e il giornalista Gianni Minà,

Tra qualche giorno parte la quinta carovana di Stopthewarnow verso l'Ucraina, esattamente in direzione di Odessa e Mykolaiv.

Sicuramente al primo posto della nostra attenzione deve esserci la vita delle persone.

All'inizio furono solo kalasnikov e munizioni, poi diventarono artiglieria pesante e tank, oggi sono già proiettili all'uranio impoverito e aerei da combattimento.

Siamo immersi in un clima autogiustificazionista che in qualsiasi circostanza trova una toppa per gli strappi della propria coscienza.

Non può essere una sola giornata a mettere a posto la coscienza.

"La Russia non vuole annettersi solo un territorio e un popolo ma anche il loro futuro" dice Nello Scavo commentando il mandato di cattura ai danni di Putin da parte della Corte Penale Internazionale. Ed è la fotografia più intima della deportazione dei bambini dall'Ucraina in Russia. È il crimine più disumano che si possa compiere nel corso di un conflitto armato perché recide le vite senza togliere loro la vita. E affermare che questa mostruosità è sempre esistita, non la diminuisce di un solo grammo. Semmai rende il fatto ancora più odioso e inaccettabile perché significa che nel corso dei secoli non siamo riusciti a scalfirlo. Putin è un ladro di bambini e questo lo rende ancora più misero agli occhi del mondo ma non dobbiamo perdere di vista che il crimine-madre è la guerra. Senza la guerra non sarebbe stata possibile la deportazione di 16.000 bambini. È per questo che, anche il più degenere dei crimini, non deve farci dimenticare che ad essere messa fuorilegge è la guerra. Così come non può farci dimenticare che Putin non è il solo colpevole. Per realizzare quel crimine c'è bisogno di persone che guidino un aereo e dei pullman, gente che cucini e uomini e donne che provvedano a organizzare ogni cosa. Se solo si riuscisse a risvegliare le coscienze che dormono sicure nel bozzolo dell'obbedienza cieca o si voltano dall'altra parte nell'illusione di non esserne responsabili.

Se una nazione come il Malawi, già duramente provata dalla miseria, per tre volte in 13 mesi viene colpita da un ciclone tropicale, ha ragione il presidente Lazarus Chakwera ad affermare che "siamo di fronte alla prova della realtà del cambiamento climatico".

"Potete fare domanda per entrare nella mia nazione ma solo se servite a me, alla mia economia, alle mie imprese e alla mia ripresa".

Forse era inevitabile che per il decimo anniversario del pontificato di Francesco non ci fosse sito informativo, testata cartacea, radiofonica o televisiva che non dedicasse uno spazio, uno speciale, un servizio ampio.

Un dubbio e un'obiezione. Il dubbio riguarda la ricostruzione dei fatti della notte della strage di Cutro.

Di fronte alla strage di vite e di sogni, le lacrime hanno lo stesso sapore salato dell'acqua del mare.

Le parole sono importanti. Non è affatto la stessa cosa dire che al largo di Cutro è avvenuto un naufragio o una strage.

Dopo aver affermato solennemente d'essere d'accordo col Papa che chiede di fermare i trafficanti, chissà se il presidente del consiglio dei ministri si dirà d'accordo anche con Gesù Cristo

Vincenzo Luciano, 51 anni, pescatore di Cutro, parla in una video intervista e non riesce ancora a trattenere le lacrime.

Ce lo ricorda l'Osservatore Romano in prima pagina. A Ginevra si è aperta la 52^ sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che coincide con il 75° anniversario della Dichiarazione universale.

Una vicenda raccapricciante: non esiste altro aggettivo per descrivere quanto accaduto negli ultimi mesi a Qom, in Iran.

La processione delle dichiarazioni politiche sui cadaveri della spiaggia di Cutro aggiunge l'amarezza al dolore. "È colpa dei trafficanti" dice uno.

In questo tempo di arsura e siccità, solo la preghiera dei semplici ha irrigato la terra di qualche speranza.

Semplice e disarmante è arrivata quella domanda di Papa Francesco che, se presa sul serio, diventa una tortura della coscienza.

Rispondendo alla domanda sulle posizioni di Berlusconi, il presidente ucraino ha detto: "Credo che la casa del signor Berlusconi non sia mai stata bombardata,

Le dimissioni di due donne dal vertice di potere dei loro rispettivi Paesi è un elemento di riflessione lanciato nello stagno del "tutto già acquisito e fermo". 

Il Vangelo proclamato ieri in tutte le chiese cattoliche del mondo non sembra lasciare scampo.

Se la recitazione è finzione, quella di Massimo Troisi è stata autentica, autentica finzione. Perché appariva del tutto spontanea, quasi istintiva, disarmata e, perciò, disarmante.

Per ottenere un'impronta rispettosa del pianeta non basta adottare misure di risparmio dell'energia ma aiuta.

E comincio da una frase di un educatore paziente e illuminato che oggi avrebbe compiuto 96 anni e che invece ne compie molti di più nella nostra coscienza collettiva, Carlo Maria Martini (15 febbraio 1927).

Gli attivisti del Movimento nonviolento di Verona hanno documentato con tanto di foto, la visita dei bambini all'European outdoor show.

Due "sogni": visitare il popolo congolese, custode di un Paese immenso, polmone verde dell'Africa.

Sfogliando le homepage dei quotidiani online di questa mattina mi accorgo che ormai il Festival ha soppiantato il terremoto.

La schizofrenia del pensiero è ormai merce diffusa al punto che le incoerenze profonde non fanno più discutere.

Ciò che talvolta si lascia passare come sgarbo istituzionale o cattivo gusto o distrazione, è molto più grave.

Antonio Mazzeo è un osservatore e un analista attento e competente in tema di strategie del comparto difesa.

Lasciamo parlare direttamente una quasi rassegna della carta stampata sulla visita del Papa nella Repubblica Democratica del Congo.

È ancora possibile muovere una critica a Zelensky senza essere annoverati tra i putiniani inveterati?

Dal 1964, nella data di oggi, in tutta la Spagna si tiene la Giornata scolastica della nonviolenza e della pace.

Ripropongo la lettura di quelle righe celebri de La notte di Elie Wiesel: "I miei occhi si erano aperti, ed ero solo al  mondo, terribilmente solo, senza Dio, senza uomini, senza amore né pietà.

Se il Congo fosse stato un Paese povero povero non se lo sarebbe filato nessuno se non per qualche atto di generosa solidarietà.

Chi ha torturato brutalmente e poi ucciso Martin Zogo in Camerun ha provato a far tacere la sete di verità e di giustizia di un uomo che voleva dar voce al riscatto di un intero popolo.

Ormai Javad Rouhi, 35 anni, non riesce più a parlare né a camminare, ed è diventato incontinente.

Mursaal Nabizada aveva 32 anni così come puoi averli in una condizione che ti mette a dura prova e brucia le tappe della crescita.

Quell'uomo stretto tra gli agenti del Ros all'uscita di una clinica palermitana non sembrava potente e tantomeno invincibile.

Anche in questi primi giorni dell'anno e a fronte dei ben quattro femminicidi che si sono consumati, le cronache hanno continuato a propinare il movente dell'amore non più ricambiato.

Alla fine se ne desume che quello del calcio e del tifo è solo un pretesto per dare sfogo alla violenza accovacciata dentro di sé.

Non dobbiamo rassegnarci alla cronaca che racconta la ferita inferta alla democrazia brasiliana.

Natali spezzati dal mare che divide e dal deserto che uccide. Dalla bilancia dell'uguaglianza smarrita che pende vertiginosamente a favore di un gruppo ristrettissimo di illusi padroni dell'universo.

È molto più di una sensazione quella che ci fa dire che esiste e persiste nel nostro Paese una tendenza a convivere con le mafie, con il sistema di corruzione e con l'illegalità diffusa.

Continuare a raccontare la galleria degli orrori delle carceri iraniane e dei loro torturatori, corrisponde a una sorta di perpetuazione della violenza.

Il discorso che Papa Francesco ha rivolto ieri ai dirigenti e delegati della CGIL merita di essere letto per intero.

Il servizio di Repubblica si apre con un giornalista con tanto di elmetto e giubbotto antiproiettile con la scritta Press ben visibile come di ordinanza.

Il 15 dicembre di cinquant'anni fa (1972) veniva firmata, ovvero promulgata, la legge (772) che riconosceva il diritto all'obiezione di coscienza di coloro che si rifiutavano di prestare il servizio militare.

Il regime di Teheran è agonizzante. Clinicamente morto. Ve ne sono tutti i sintomi. La storia insegna che non è mai successo che un intero popolo si sia ribellato per poi essere sconfitto.

Se ci fosse una macabra classifica delle cosiddette guerre dimenticate, quella nella Repubblica Democratica del Congo sarebbe in cima alla lista.

Puntualmente Mao Valpiana (Movimento nonviolento) dalle pagine di Avvenire ci informa che nella recente riunione dei War resisters' international a Londra

Sin dall'inizio della guerra in Ucraina avevamo detto che riuscire a parlare direttamente alla coscienza dei cittadini russi sarebbe stato più utile, efficace e importante che armare la popolazione ucraina.

Con un articolo di Anna Lisa Antonucci, L'Osservatore romano ci fa sapere che per due giorni a Londra si è svolta una conferenza internazionale

"La vicenda di Assange spiegata semplice – scrive oggi il giornalista Rai Nico Piro in un Tweet: chi ha denunciato crimini di guerra sta in galera, chi li ha commissionati/commessi si gode la vita o è serenamente morto nel suo letto.

Intervenendo all'Assemblea generale Veneto est di Confindustria, Giorgia Meloni ha affermato che "non va disturbato chi produce".

A quelle donne uccise due volte. Prima dal compagno e poi dalle parole del giorno dopo.

Già il solo fatto che si sia sentito il bisogno di dare vita a un'"Associazione dei medici stranieri in Italia" (Amsi) è preoccupante.

"Chi rompe paghi e i cocci sono suoi" è un ritornello che abbiamo imparato da piccoli come un avvertimento, una regola preventiva, un patto chiaro per un'amicizia lunga.

Il padre di Foad Mohammadi ha preso la parola davanti alla grande folla che si è riunita di fronte alla sua casa.

Un articolo di Lucia Capuzzi sulle pagine di Avvenire di oggi ci informa dello "studio del Transnational Institute, presentato in occasione della Cop27 che compara, con minuziosa precisione, gli stanziamenti per le forze armate dei differenti governi con quanto destinato alla lotta al cambiamento climatico".

Sulla questione migranti forse dovremmo fare appello al carico residuale di umanità che ci abita dentro. Sicuramente abita dentro ciascuno di noi altrimenti saremmo mostri e non persone!

Per proseguire la riflessione informata sugli extraprofitti delle industrie armiere in tempo di guerra (e non solo), sento la necessità di far sapere che non solo quei guadagni extra non sono tassati con "un'extratassa" ma vengono addirittura incentivati dal Pnrr.

Si vogliono giustamente tassare le imprese che hanno lucrato extraprofitti a causa di condizioni particolarissime che sono venute a crearsi in seno alla società e al mercato.

È tutto così surreale! Aderisco e partecipo alla manifestazione per la pace di sabato 5 novembre. So bene che a convocarla è un soggetto ben preciso che si chiama "Europe for peace" e vedo tanta gente che arriva senza insegne, senza bandiere e senza appartenenze.

La piazza colorata della pace non prende solo le distanze da quell'ipocrita legittimazione della violenza che è la guerra.

A chi ricostruirà la storia di questi anni, quello degli accordi (memorandum) con la Libia, apparirà come la pagina più buia e drammatica della partita immigrati.

I poeti non muoiono mai. Anche quelli che qualcuno vorrebbe cancellare definitivamente dalla storia e dalla memoria estinguendone il respiro, la parola e l'ombra.

E le persone in carne ed ossa trasformate in migranti dalla fame di pane e di diritti, dalla guerra e dalla violenza, diventano pedine di un gioco sporco sulla scacchiera degli affari.

Le poche e scarne notizie che provengono dai villaggi del Nord Kivu in Congo sono frastagliate, incerte, a volte imprecise… ma sempre drammatiche.

Un vero peccato che la nota diffusa a firma di mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, a nome della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Russia, non abbia ricevuto l'attenzione che meritava.

Carissima Asra, io so che ora sei nella parte del mondo che non ha patito la Babele delle lingue e puoi comprendermi.

Siamo così abitati dentro dalla mentalità mercantilistica della vita che anche quando sentiamo parlare di disuguaglianze il nostro pensiero si collega immediatamente al Dio denaro.

Ormai è famosa in tutto il mondo. A 80 anni trova ancora il coraggio di scendere per strada e di manifestare il suo No alla guerra. Merita il Nobel della pace già solo per questo!

Ad Agosto dello scorso anno, quando gli eserciti stranieri lasciarono l'Afghanistan al proprio destino ritirandosi dopo 20 anni di occupazione, chiunque avesse avuto un briciolo di buon senso ha pensato a un clamoroso e costoso (in tutti i sensi!) fallimento.

L'equinozio d'autunno è superato da un pezzo, ha cominciato a ingiallire le foglie e a colorare i campi e le colline. Eppure oggi l'aria profuma di una primavera nuova. Sono passati 60 anni da quel giorno in cui oltre 2500 vescovi si ritrovarono in Vaticano a scommettere sul sogno di una cosa nuova.

Quando si parla in pubblico bisogna pesare bene le parole. Quando si parla al mondo ancora di più. Quando si rappresenta un'autorità morale che è guida per i credenti e riferimento per tante persone nel mondo, è necessario misurare gli accenti, gli aggettivi e le virgole.

"Ci hanno detto che l'invio delle armi all'Ucraina era necessario per 'permettere agli ucraini di resistere all'avanzata russa e arrivare prima al tavolo dei negoziati'.

Cos'altro deve succedere per capire che ormai da troppo tempo abbiamo imboccato (e stiamo percorrendo) la strada peggiore?

Confesso che di fronte alla semplicità disarmante di Davide Paulis, Chiara Vingione, Lorenzo Puliga e tutti gli altri, mi sono commosso. Non perché italiani con tanto di canotta azzurra e nemmeno perché ragazzi con la sindrome di Down, ma semplicemente perché sono riusciti nell'impresa di rimettere lo sport al suo posto.

In una guerra sanguinosa come quella che si sta combattendo in Ucraina sembra quasi che un morto in più o in meno non faccia differenza. Invece il suicidio di Ivan Petunin, 27 anni, rapper, è un grido forte e alto indirizzato alla coscienza di Putin e di ciascuno di noi che resta.

Chi pensava che la nonviolenza e l'obiezione all'uso delle armi fossero state messe definitivamente sotto scacco dallo scenario ucraino, deve fare i conti con quanto sta succedendo in queste ore su entrambi i fronti.

Se provate a strizzare le pagine dei giornali e dei social di questi ultimi due giorni provocherete sgocciolamenti di numeri, percentuali, seggi, nomi di candidati e dati dei flussi elettorali. Non si dice però abbastanza del partito dell'astensione.

La forza (e l'importanza) di Economy of Francesco non sta nelle parole del Patto siglato tra il Papa e i giovani partecipanti al percorso di questi tre anni. Piuttosto è nelle mille esperienze di economia alternativa al capitalismo che sono rifluite ed emerse facendosi conoscere.

Il voto da solo non basta a decretare la legittimità democratica di un governo. Ovvero: "L'elezione non è il criterio necessario e sufficiente per riconoscere la qualità di democrazia". Lo ha scritto ieri Gustavo Zagrebelsky su La Stampa e, per quel che può contare, sottoscrivo in pieno.

Sono pronto ad accettare scommesse. Se si chiedesse agli italiani di scegliere come destinare il 2% del Pil, ovvero 104 milioni di euro al giorno, non sceglierebbero – come hanno fatto Parlamento e Governo – di investire nell'acquisto di armamenti di nuova generazione e aumentare il potenziale bellico nazionale.

C'è da riflettere molto sul serio su quella scelta, introdotta in Ungheria e proposta in Italia, di far ascoltare alle madri il battito del cuore dei feti prima di procedere all'interruzione di gravidanza. Al di là delle ragioni e delle intenzioni con cui tale pratica viene introdotta, indubbiamente è di grande impatto.

Ci sono storie che non hanno bisogno di troppe parole. Brillano di luce propria. Quella di Maria Elena Bottazzi, per esempio, è tutta custodita nella sua passione per la ricerca scientifica. Nasce 56 anni fa in Italia e si trasferisce in Honduras per emigrare in seguito negli Usa dove si è naturalizzata.

Quando le vittime non hanno nome, semplicemente non esistono. È per questo che i nazisti sostituivano immediatamente l'identità anagrafica degli internati dei campi con un numero tatuato sull'avambraccio sinistro. 

Chissà se Shahar Schwartz, Evyatar Moshe Rubin, Einat Gerlitz e Naveh Shabtay Levin hanno mai ascoltato il discorso di Papa Francesco che invitava a seguire la testimonianza di Franz Jägerstätter e rifiutarsi di combattere per Hitler (e per chiunque altro).

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in carrozzone,

capitò nel paese

degli uomini di sapone.


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