GENNAIO 2003

(Lo) Stato (del) Sociale

A cura di Piero Cipriani

La gente è tornata in piazza, in misura mai vista nella recente storia del nostro Paese. Per far sentire la propria voce. Per difendere diritti minacciati duramente in questa deriva drammatica che l’Italia sta vivendo. È stato questo certamente il fenomeno sociale e politico più importante dell’ultimo anno. Con la Cgil a Roma, con i new global a Firenze, con i girotondi in tante città e occasioni, con l’Ulivo nella protesta contro la finanziaria. E in questo nuovo protagonismo, che ha colto molti di sorpresa, una questione è tornata centrale: la difesa dello Stato Sociale. Gli attacchi dell’asse berlusconian confindustriale si sono moltiplicati: dal lavoro alla scuola, dall’assistenza alla sanità. E poi i tagli nei trasferimenti agli enti locali, sino alla prospettiva folle della devolution in salsa bossiana che vorrebbe dire meno risorse per chi già oggi ha di meno. Un attacco sistematico e pianificato che si muove contemporaneamente sul piano sociale e su quello istituzionale, come ricorda l’onorevole Bindi nell’intervi sta che compare in questo dossier.
Ma sarebbe riduttivo e sbagliato dimenticare che l’attacco allo Stato Sociale viene da lontano. È una strategia condotta da anni dalle istituzioni finanziarie e dai centri di potere occulto internazionali. È una scelta perversa adottata non solo dai vari emuli di Reagan che in questi venti anni si sono affacciati sulla scena internazionale, ma anche da molta parte della sinistra europea e italiana. Per non parlare di tanti cattolici operanti in politica.
Non è in discussione l’esigenza di affrontare con decisione i nodi del Welfare, in termini di risorse, di servizi, di compatibilità, di compartecipazione tra soggetti. Quello che è inaccettabile è la resa al pensiero unico del neoliberismo. La decisione aprioristica di puntare alla conquista dei ceti emergenti e affluenti sacrificando il radicamento sociale. La scelta di ritenere che diritti e garanzie siano su bordinati alle regole imposte dai poteri forti. La cancellazione dall’orizzonte politico della giustizia sociale.
Dal Forum Sociale Europeo di Firenze, dal lavoro di tanti cittadini e cittadine impegnati sulle frontiere più impervie della convivenza umana, ma soprattutto dai poveri di casa nostra e del mondo arriva alla politica una domanda ineludibile, la richiesta di una sterzata decisa e convinta. Perché un’altra società è possibile.

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