EDITORIALE

La pace dal basso contro la guerra dall'alto

Alex Zanotelli

Stiamo vivendo un momento molto difficile - direi tragico - per tutta l’umanità. Si tratta davvero di vita o di morte, e quando sarà pubblicato questo editoriale forse la guerra all’Iraq sarà stata già dichiarata.
Ho speso parecchi mesi dello scorso anno girando per l’Italia e parlando alla gente di pace. Quando sono partito da Verona con la “carovana della pace” eravamo i primi ad essere contro la guerra all’Iraq, che definivamo illegale e immorale, e sembravamo dei marziani. Eppure, nel giro di pochi mesi, pare incredibile la reazione della società civile che, in massa, si è schierata nel dire no a questa guerra. Oggi, ci danno come maggioranza, anche grazie alla Campagna “Fuori l’Italia dalla guerra” che tanto ha fatto.
Nel frattempo c’è stata Firenze, che ha “lavato” Genova, ridando una faccia pulita al movimento contro la guerra, che prima era visto come “sfasciavetrine”. E poi il 10 dicembre, giornata di centinaia di manifestazioni contro la guerra in tutte le piazze di Italia, con bandiere della pace, stracci bianchi, nel silenzio più totale di giornali e telegiornali, ma che, grazie al passaparola di base, è stato di notevole partecipazione.
Oggi il popolo italiano, nella sua stragrande maggioranza (secondo alcuni, l’84%) è contro la guerra. Il che significa che dobbiamo ritornare a un processo del controllo democratico nei confronti dei partiti e di come operano in Parlamento. Questo costituisce per me una grande lezione di speranza e di ottimismo. A questo bisogna aggiungere la speranza che sta nascendo di avere forse una televisione alternativa: può darsi, infatti, che al più presto nasca “No world global”, una fonte di informazione preziosissima.
Anche per questo, non dobbiamo allentare la pressione, soprattutto se Bush dichiarerà la guerra e Berlusconi lo seguirà, che dovrà diventare mobilitazione di piazza, senza escludere lo sciopero generale per i lavoratori e lo sciopero per gli studenti che dovranno disertare le scuole e riempire le piazze. In nome della pace.
Certo, resta una macchina da guerra che non si arresta nella sua marcia, ma abbiamo tutti bisogno di uscire dal senso di impotenza e di capire che lavorando saldamente alla base possono avvenire tante cose.
Uno dei nostri interlocutori resta il Presidente della Repubblica. Sappiamo che quando Ciampi ha parlato agli italiani per il messaggio di Capodanno ha reiterato l’articolo 11 della Costituzione. “Questo – ha detto il Presidente – non vuole certo dire un’Italia e un’Europa che rinuncino incuranti alle sorti del mondo e alle loro responsabilità internazionali”: che, letto fra parentesi, vuol dire che, come per la prima guerra all’Iraq, noi dovremmo solidarizzare con gli Stati Uniti o altri. E ha aggiunto: “La partecipazione dell'Italia alle missioni di mantenimento della pace, di lotta al terrorismo, deve continuare, laddove sia necessario spegnere focolai e minacce di guerra e di attentati”. Francamente, mi sarei aspettato altre parole. Ma anche per questo non possiamo allentare la presa: sono convinto, infatti, che il Presidente della Repubblica, quale massimo rappresentante del popolo italiano, dovrà ascoltare il grido del popolo italiano che va ben in altre direzioni.

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