PAROLA A RISCHIO

Dio disperde chi ama la guerra

Dal salmo 67 una chiara visione di un Dio per la pace, e non per la guerra.
Mons. Tommaso Valentinetti

Il salmo 67 [68] è sostanzialmente un inno di ringraziamento che ripercorre tutte le tappe più importanti della storia della salvezza e alla fine le fa diventare tappe trionfali di Dio.
È Dio che domina su tutto, e il salmo invita a riconoscere a Dio la sua potenza, la sua maestà sopra Israele.
C'è un verbo che ritorna più volte: disperdere. E viene usato sin dai primi versetti:

Sorga Dio,
i suoi nemici si disperdano
e fuggano davanti a lui
quelli che lo odiano.
Come si disperde il fumo,
tu li disperdi;
come fonde la cera
di fronte al fuoco,
periscano gli empi
davanti a Dio.

Ma anche oltre:

Quando disperdeva i re
l’Onnipotente,
nevicava sullo Zalmon.

E, infine:

disperdi i popoli
che amano la guerra.

Sembra quasi un ritornello del salmo stesso.
È interessante notare che il verbo “disperdere” è uniforme nella traduzione italiana in questi versetti, però nella lingua ebraica ci sono più espressioni per indicare questo stesso verbo.
Si crea sostanzialmente una cosiddetta “inclusione concettuale”.
Cioè un'idea fondamentale iniziale (“Dio disperde i suoi nemici e li disperde come il fumo”) che poi viene ripresa al centro del salmo (“Dio disperde i re”) e poi alla fine (“Dio disperde coloro che amano la guerra”).
Se dunque “Dio disperde i suoi nemici”, che è l’affermazione principale, immediata, del salmo, ci sono le modalità con cui lo fa: “come fumo al vento” e “come fonde la cera vicino al fuoco”. Sono molto belle queste immagini salmodiche che danno il senso della vacuità, dell'insignificanza di chi si mette contro Dio, di chi mette la sua vita contro la legge di Dio, contro la legge dell'amore di Dio.
Ma chi sono in realtà gli empi che Dio disperde? Sono proprio coloro che amano la guerra. Ecco l'inclusione concettuale che fa rientrare in gioco tutta la dinamica del salmo: Dio disperde i re, i potenti che nella loro presunzione amano la guerra e amano, purtroppo, operare con strumenti di violenza e di morte. L'inclusione concettuale ci aiuta a questo punto a comprendere che il salmo si muove dentro questa logica. Una logica che è anche di carattere escatologico, come si vedrà alla fine.
Ma torniamo al salmo.

I giusti invece si rallegrino,
esultino davanti a Dio
e cantino di gioia.

A differenza degli empi, dei nemici di Dio, ci sono i giusti che, invece, si rallegrano, non sono dispersi, ma sono nella gioia, esultano e cantano e inneggiano al Signore: inneggiano al Signore che viene.
Ma chi è questo Signore?

Cantate a Dio,
inneggiate al suo nome,
spianate la strada
a chi cavalca le nubi:
"Signore" è il suo nome,
gioite davanti a lui.
Padre degli orfani
e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
Ai derelitti Dio fa abitare
una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri;
solo i ribelli abbandona
in arida terra.

Eccolo nella sua magnificenza e maestà. Ma se da una parte viene descritta la potenza di Dio, dall'altra si dice anche che questo Dio è padre degli orfani, è difensore delle vedove. È colui che fa abitare i derelitti in una casa, colui che libera i prigionieri.
Senza voler fare applicazioni troppo affrettate, direi che sono le vittime coloro che, purtroppo, subiscono molto spesso le conseguenze della guerra, coloro che in realtà non hanno nessuno che li possa difendere. In terra arida, cioè in terra deserta, rimangono solo i ribelli, coloro che si mettono contro questo progetto di Dio.

Dio, quando uscivi
davanti al tuo popolo,
quando camminavi
per il deserto,
la terra tremò, stillarono i cieli
davanti al Dio del Sinai,
davanti a Dio, il Dio di Israele.

Qui c'è il ripercorrere, da parte del salmista, di tutta l'esperienza di Israele, di questo popolo che esce dall'Egitto, che fa l'esperienza del Sinai, che vince le sue battaglie, che arriva fino al monte Sion. Non dimentichiamo che il monte Sion è Gerusalemme, la città santa, dove tutti i popoli saranno radunati, dove tutti si troveranno a vivere nella città della pace: Jeru Shalom, città della pace. Si tratta della visione di Israele che cammina, ma nel momento in cui è vittima, esce dall'Egitto. Non, dunque, l’Israele vincitore, potente nella lotta, ma l’Israele che rialza la testa: la vittima che confida nella potenza di Dio e finalmente riesce a giungere al monte del Signore, il monte della pace.

Benedetto il Signore sempre;
ha cura di noi
il Dio della salvezza.
Il nostro Dio
è un Dio che salva;
il Signore Dio
libera dalla morte.
Sì, Dio schiaccerà il capo
dei suoi nemici,
la testa altèra
di chi percorre
la via del delitto.

Continua la descrizione dell’azione di Dio che libera dalla morte, dai nemici, da coloro cioé che percorrono la via del delitto.

Ha detto il Signore:
"Da Basan li farò tornare,
li farò tornare
dagli abissi del mare,
perché il tuo piede
si bagni nel sangue,
e la lingua dei tuoi cani
riceva la sua parte
tra i nemici".

È interessante questo riferimento specifico a un evento della storia dei re di Israele: l'emblematica storia della perfida regina Gezabele e del marito Acab che avevano usurpato la vigna di Nabot. I cani, appunto, bevvero il sangue di Nabot che scolava, colpito a morte.
E finalmente il corteo trionfale di Dio vittorioso nella sua giustizia e nella sua verità:

Appare il tuo corteo, Dio,
il corteo del mio Dio,
del mio re, nel santuario.
Precedono i cantori,
seguono ultimi i citaredi,
in mezzo le fanciulle
che battono cèmbali.
Benedite Dio
nelle vostre assemblee,
benedite il Signore,
voi della stirpe di Israele.
Ecco, Beniamino,
il più giovane,
guida i capi di Giuda
nelle loro schiere,
i capi di Zàbulon,
i capi di Nèftali.

Il corteo verso il “santuario”, cioè verso il cuore del monte Sion, verso il cuore di Gerusalemme, all'interno del “santo dei santi” dove il Dio della pace, il Dio che offre la pace a tutti i popoli, attende tutti i popoli che lo riconoscano e soprattutto si identifichino dentro questa immensa pace che Dio vuole offrire.
E per finire il riferimento escatologico:

Verranno i grandi dall'Egitto,
l'Etiopia tenderà le mani a Dio.
Regni della terra,
cantate a Dio,
cantate inni al Signore;
egli nei cieli cavalca,
nei cieli eterni,
ecco, tuona con voce potente.
Riconoscete a Dio
la sua potenza,
la sua maestà su Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
Terribile sei, Dio,
dal tuo santuario;
il Dio d'Israele
dà forza e vigore
al suo popolo,
sia benedetto Dio.

Coloro che erano stati gli oppressori si rivolgeranno al Dio di Israele. E finalmente tutti i regni della terra canteranno a Dio, canteranno al Signore che cavalca nei cieli eterni, che tuona con voce potente. È il riconoscimento della potenza e forza di Dio che realmente disperde ogni avversità, disperde ogni paura, disperde ogni inquietudine.
E tutta l'umanità, finalmente raccolta in un solo popolo, incontra la pace definitiva, lo shalom definitivo. Quando realmente il giudizio ci sarà, e non dimentichiamolo sarà giudizio di misericordia per tutti i popoli sarà sì un giudizio di amore da parte del Signore ma anche un giudizio di vendetta terribile sul male, sulle guerre, sulle offese, sulla morte e soprattutto su tutto ciò che avrà procurato danno e disastro al
cuore dell'uomo.
Sgorghi allora una preghiera, oggi più che mai, dal cuore dei credenti in un grande appello a Dio perché tutti i regni della terra si riuniscano realmente nel solo popolo che riconosce la sua potenza e la sua forza e soprattutto si riconosca nella fraternità e nella pace.

Note

Vescovo di Termoli - Larino e Presidente nazionale di Pax Christi.

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