EUROPA

Il killer sicurezza

Si limitano diritti e garanzie. Si chiudono città e frontiere. In nome della sicurezza: di chi?
Luigi Ciotti
Fonte: Dall’intervento tenuto in occasione del Forum Sociale Europeo di Firenze

Nel nome della sicurezza si spazza via tutto, si uccide tutto, si praticano politiche di esclusione verso strati sempre più ampi della popolazione: perché stranieri non solo di nazionalità ma stranieri a questa società del profitto e del consumo. Il nuovo killer, del nostro Paese ma non solo, la sicurezza, nel nome della quale si sta calpestando la dignità di tante persone.
La sicurezza è un diritto di tutti e nessuno vuole dimenticarlo. Ma anche i più fragili, anche i più poveri hanno diritto alla sicurezza. E noi non abbiamo bisogno di città sicure, abbiamo bisogno di città più vivibili. E il grado di vivibilità di una città non lo si misura solo dal traffico, dall’aria pulita, pure importante, ma soprattutto dalla capacità delle relazione umane e delle relazioni sociali. Perché dove si lavora per costruire città vivibili, le città diventano sicure.
Questa è una misura reale di sicurezza. Quella che ci propongono, invece, dimentica fuori, non include le persone ma le esclude. La sicurezza è un diritto di tutti, anche di quel ragazzo di 15 anni, rom, rumeno, morto il 15 marzo scorso, in un campo nomadi alla periferia di Genova. Faceva molto freddo, i suoi erano usciti, aveva acceso la stufetta e poi si è addormentato. Quando i suoi sono arrivati, lui non c’era più, morto carbonizzato. Il giorno del suo funerale, la professoressa di lettere della scuola, che lui frequentava con grande profitto, ha portato il tema che il ragazzo quella mattina aveva scritto. Qual era il suo sogno? Era di diventare cittadino italiano. E allora chiediamo ai politici, a coloro che a tavolino fanno le leggi, di incontrare le persone come il nostro ragazzo rom, di ascoltare le persone, di entrare in quei luoghi di precarietà, di insicurezza, di indifferenza. E la condizione di povertà di tanti fa emergere e rende visibile l’ingiustizia.
È un omicidio premeditato quello degli oltre 700 morti affogati nei nostri mari e delle altre migliaia di persone morte in tutta Europa mentre tentavano di raggiungere la terra promessa. Ecco allora che la sicurezza (di alcuni) è il grande killer in nome del quale si calpesta la storia, la speranza, la dignità di molte persone.

Firenze Sicurezza d’Europa
Sicurezza è il grande paradosso dell’Europa di oggi: da una parte c’è l’Unione Europea che si apre a nuovi Paesi, un’Europa che vuole accogliere, che elimina o riduce le sue frontiere interne, che lavora alla nuova costituzione, che afferma di voler salvaguardare il proprio modello sociale con i suoi valori di giustizia e di solidarietà; dall’altra parte, ci sono i 15 Paesi che compongono oggi l’Unione che indeboliscono progressivamente lo stato sociale e le tutele che esso garantiva ai gruppi più deboli. Nel nome della privatizzazione si smontano pezzo per pezzo i servizi pubblici facendo mancare cose e diritti essenziali ai soggetti deboli, oppure li si delegano a privati con supplenze sospette. Nel nome della competitività si demoliscono le tutele del lavoro, come sta accadendo in Italia per l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che sancisce un grande diritto che nessuno deve toccare. La flessibilità sta deteriorando la qualità dell’occupazione, senza peraltro ridurre la disoccupazione come qualcuno ha voluto far credere. Nel nome dell’efficienza si rinuncia alla ricerca di un consenso tra le parti, mortificando la contrattazione. Nel nome del rigore delle politiche di bilancio si smantellano i sistemi di protezione sociale che, guarda caso, costano mediamente nell’Unione Europea circa un quarto della difesa. Nell’attesa di attaccare le pensioni, con grande gioia delle assicurazioni, delle banche e delle loro pensioni integrative.

E il governo mostra sicurezza
“Buone notizie sul fronte della sicurezza, ha annunciato (in conferenza-stampa il 17 dicembre 2002, ndr) il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non solo sul fronte della sicurezza oggettiva, ma anche sul fronte della sicurezza percepita, cioè il diritto dei cittadini a non avere paura”. Rilevata la necessità di cambiare il modo con cui le nostre forze dell’ordine affrontano la criminalità, ha spiegato il Presidente Berlusconi, si è ritenuto di dover passare da una filosofia di repressione a una filosofia di prevenzione, ottenendo concreti risultati.
Confrontando i dati relativi ai mesi gennaio-settembre del 2001 con i dati del corrispondente periodo di quest’anno si è registrata, infatti, una notevole diminuzione dei reati di criminalità violenta, che sono scesi del 15,66% e di quelli predatori (furti in appartamenti, rapine, scippi, ecc.), diminuiti del 10%. Il numero delle persone denunciate è invece salito del 20% e i sequestri di droga sono aumentati del 78,3%.
Per quanto riguarda la lotta all’immigrazione clandestina, i dati di quest’anno registrano 81.936 cittadini stranieri allontanati dal territorio nazionale con un aumento di quasi il 32% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, gli immigrati rimpatriati con voli charter sono stati 2.000.
I dati della lotta al terrorismo segnalano l’arresto di 116 appartenenti a organizzazioni fondamentaliste islamiche o ad essa collegate, per l’eversione di sinistra sono state arrestate 65 persone solo quest’anno, 275 latitanti appartenenti a organizzazioni di stampo mafioso sono stati arrestati e sequestrati, ai sensi della
normativa antimafia, 2.007 beni e, definitivamente confiscati, 1.014.
Le quattro operazioni ad alto impatto, denominate “vie libere”, che hanno riguardato la prostituzione, l’immigrazione clandestina, lo spaccio di sostanze stupefacenti e l’abusivismo commerciale, che hanno visto la collaborazione di Carabinieri e Polizia, hanno portato all’arresto di 4.002 persone e alla denuncia di
4.938; 736 chilogrammi di droga e 211.491 prodotti contraffatti sono stati sequestrati e sono stati presi 6.475 provvedimenti di espulsione.

(tratto dal sito web del Ministero dell’Interno)
Questioni di giustizia
La libertà di tutti si gioca sul terreno dei diritti e della giustizia. E allora io provo vergogna per un Paese come il nostro, dove con tanta fretta si sono fatte leggi per garantire i forti e si sono approvate leggi forti con i deboli e deboli con i forti.
È il caso della legge Cirami sul legittimo sospetto. O di quella che ha consentito ai capitali accumulati all’estero di rientrare tranquillamente in Italia e di cui certamente ha approfittato anche la mafia, che quel denaro ha potuto riciclare nel nostro Paese. E così la legge sul falso in bilancio, quella sulle rogatorie internazionali... Insomma, mentre i forti si sono tirati fuori dai percorsi giudiziari, noi abbiamo tanti poveri cristi nelle carceri: e lì non si è fatto nulla. Anzi, nel nostro Paese, come in Europa e un po’ in tutto il mondo, questa è una fase storica di forte ritorno all’uso del carcere. Che diventa, in qualche modo, il simbolo di una società, la società dell’esclusione: uno stato penale che cresce e uno stato sociale minimo che non garantisce. In Italia si sta andando indietro come è già avvenuto ad esempio in Inghilterra rispetto alla giustizia minorile. Anche qui in nome della sicurezza, naturalmente.
Per non parlare della legge BossiFini, che non tiene in alcun conto otto dispositivi dell’Unione Europea ma che, soprattutto, tratta in ultima analisi le persone come merci. Tu hai diritti solo quando hai un lavoro: quando non lo hai più, perdi quei diritti. E poi, l’acrobazia delle parole che vengono usate: quando si parla di centri di prima accoglienza o di centri di permanenza temporanea di assistenza per gli immigrati è falso! Sono centri di detenzione per i migranti! Non sono degni di un’Europa civile. Sono realtà di controllo e di repressione, lesive di ogni principio di libertà e di ogni diritto. Comportano detenzione e misure restrittive in assenza di alcun reato o comportamento illegale.
E il diritto di asilo? Nel nostro Paese non si è riusciti ad arrivare a concludere la questione, ma si sta minando questo diritto anche in altri Paesi dell’Europa.
In sostanza, noi siamo chiamati certamente a cogliere il positivo di tanti segnali ma anche a lavorare insieme contro questo killer che cerca di distruggerci, spostando il centro del diritto internazionale dagli Stati alle persone, cioè mettendo a fuoco non la tutela dell’equilibrio tra i governi, ma la tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini del mondo. Dobbiamo fare in modo che il Tribunale penale internazionale diventi, per queste questioni, un Tribunale reale.

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