CINEMA

Molestia redenta

Un tema tabù. La pedofilia. E una storia raccontata con compassione. In cui il lungo cammino della redenzione può compiersi. Il coraggioso film di un autore esordiente, Nicole Kassel.
Andrea Bigalli

Locandina: The Woodsman - Il segreto. Di volta in volta, passaggio dopo passaggio, nelle diverse fasi evolutive delle società, si definiscono tabù e proibizioni definite dai sistemi morali o dall’immaginario collettivo, comportamenti bollati come deviati o devianti. Sovente dietro a questi fenomeni c’è l’oggettività del pericolo o della minaccia reale: ma capita che la paura prenda il sopravvento e si assista alla nascita di un pregiudizio diffuso, che finisce per colpire, nella prospettiva del sospetto e dell’esclusione, coloro che magari sono semplicemente persone difficili, a disagio, già ferite dalla vita. E anche qualora si accertasse che vi sono inclinazioni negative, colpe, errori, una collettività può ridursi alla logica del punire non per rieducare, ma semplicemente per vendetta o per esorcizzare un male che avverte anche altrove? Il valore delle persone – inteso nella sua prospettiva assoluta, di principio etico – non si riduce con gli errori che esse compiono. Il che non vuol dire che i crimini non debbano essere puniti: la responsabilità individuale resta un elemento fondamentale di ogni identità; ma mi pare che il nostro contesto sociale, molto pronto a descrivere e additare alla pubblica esecrazione i comportamenti negativi (pur secondo le parzialità consuete: le tutele dei potenti si traducono in impunità sul piano giudiziario, mediatico e del costume), non lo sia altrettanto nell’indagare le cause della violenza e dei delitti. Una società che cessa di dialogare con le proprie realtà, tutte le proprie realtà, è una società che si costruisce sul rimosso. Un rimosso che genera inquietudine e ulteriore disagio. Una tensione che, se non affrontata, è destinata a diffondersi e a cronicizzarsi. Senza poi dimenticare quanto è funzionale per una collettività l’idea che qualcuno sia responsabile di tutto ciò che è negativo, che si possa negare le proprie responsabilità scaricandole

THE WOODSMAN – IL SEGRETO
Regia: Nicole Kassell
Cast: Kevin Bacon, Kyra Sedgwich, Mos Def,
Benjamin Bratt
Sceneggiatura: Steven Fetcher e Nicole Kassell dall’omonima opera teatrale di S. Fetcher
USA, 2004
Distribuzione: Nexo
Durata: 87’
tutte sulle spalle del capro espiatorio di turno. Secondo le variabili delle epoche e del loro essere orientate dalle agenzie di consenso, categorie di mostri emergono dalla cronaca: spesso definendo paure che sarebbe possibile gestire con ben altra efficacia in un contesto solidale, in cui si guarda l’uno all’altro nella volontà della comunicazione e non sotto la signoria della reciproca diffidenza.
Nell’elenco, variabile allora nei tempi e nei passaggi etici, di ciò che è considerato socialmente inaccettabile, c’è sicuramente la pedofilia. Si tratta di una inclinazione decisamente pericolosa, che viene a ledere la dignità delle vittime come dei colpevoli, che sovente sono a loro volta persone con alle spalle una storia di violenza subita. Un crimine che diviene emblematico di una negazione del futuro: attentare all’equilibrio di un piccolo è comprometterne l’identità e con il soffrire di essa tutto un mondo conosce la sua crisi, che limita la possibilità di crescere. Porsi in condizione di dialogo significa ribadire la condanna degli atti, ma porsi di fronte ai soggetti umani con gli strumenti del conoscere e del comunicare. Il che, tra l’altro, aumenta l’efficacia dell’azione di tutela e di protezione.

Con l’occhio della comprensione
Un lungo preambolo per presentare un film coraggioso, che l’attenzione del pubblico non pare aver premiato a sufficienza: nel suo The Woodsman – Il segreto, l’esordiente Nicole Kassel affronta una tematica ormai consueta per la cinematografia recente, ma racconta il dramma della pedofilia ribaltando la prospettiva della dinamica investigatore-criminale per lo più prevalente nelle opere recenti. Chi si trova al centro della vicenda è Walter, uscito di prigione dopo una lunga detenzione per molestie a bambine. L’ardua strada del ritorno al lavoro, l’atteggiamento di chi sa, la violazione del pudore sulla propria storia personale, un passato che sembra inchiodare ai

La trama
La storia di un uomo che torna nella sua città dopo dodici anni di carcere per l’accusa di pedofilia. Il rientro a casa non è facile: la sorella non lo vuole incontrare, la polizia lo tiene sotto sorveglianza, i colleghi della falegnameria lo minacciano e deve sottoporsi a periodiche visite dallo psicologo designato dal tribunale mentre i fantasmi del passato ritornano incarnandosi in innocenti bambine. Può contare solo su se stesso e su una compagna di lavoro con cui inizia una relazione…
propri errori, irredimibili fino al punto che anche i propri congiunti non sanno più ascoltare, riconoscere il dato della tua esistenza… il senso di un destino con cui è inutile combattere. Le figure di contorno sono rappresentate con efficacia: un poliziotto che marca stretto Walter e non lesina disprezzo, il cognato, unico familiare che ancora lo frequenta, la collega Vickie, con cui si aprono spiragli di comunicazione anche in virtù dei suoi trascorsi difficili… Una bambina incontrata al parco sembra spalancare le porte dell’inferno, una pulsione che incatena alla impossibilità di guarire. Solo l’amore che si colloca al di là del pregiudizio e la comprensione di quanto comporti, nell’altro, il male che si è commesso, il vederlo compiuto da altri ma nell’ottica di chi lo subisce, può scardinare l’osceno meccanismo che sembra costringere all’abuso, senza potersi sottrarre. Ciò che sembrava destinare al proprio perdersi può divenire il filo che, dipanato con il coraggio della paura di sé e la coscienza del male, mostra una via di uscita, riscrive il già vissuto, lo indirizza altrove.
Il tema è ostico, era facile per Kassel scivolare nell’ambiguità e non risolvere l’equilibrio difficile tra le ragioni delle vittime e quelle dei loro carnefici; i quali, se possono considerare tra le motivazioni del loro male quello ricevuto, chiedono una logica di giudizio più ampia di quella che si definisce nella prospettiva della semplice giustizia amministrativa. Un film ben girato, coinvolgente, con un cast efficace in cui spicca il protagonista Kevin Bacon, coinvolto nel progetto fino a essere il produttore del film e a far interpretare Vickie da Kyra Sedgwich, sua moglie nella vita. Soprattutto un film capace di raccontare una storia con i toni giusti della pietà, della fatica di accettare che vi siano vite sprecate e sciupate, del rigore con cui si valutano le ragioni di chi subisce. Se un appunto va fatto, spiace che la redenzione di Walter passi per la violenza con cui affronta il pedofilo che staziona nei paraggi della scuola presso cui – per il contrappasso di Tantalo – si è stabilito. Se la vicenda fosse trascorsa fino alla fine nel dolente sentimento della volontà di non affliggere altri con ciò che si è sofferto saremmo davanti a un apologo senza sbavature.

La pedofilia
Tema dolorosissimo, cresciuto a dismisura per occasioni di trattazione sia nella letteratura che nel cinema, la pedofilia si presenta come una delle

Pregio del film è che tiene bassi i toni e indaga con sottigliezza una personalità evidentemente dilaniata. Kevin Bacon è il rovescio della medaglia di Tim Robbins in Mistic River, due anime altrettanto terremotate, senza pace.
la Repubblica,
17 maggio 2004.
frontiere sociali in cui l’untore di turno rischia di essere il capro espiatorio di una società che si pone di fronte alla sessualità al bivio tra liberalità senza significati e sentimenti e il persistere di un silenzio (soprattutto in area cattolica) che odora di rimozione. Educare a una sessualità risolta positivamente, in grado di esprimere scelte di relazione amorosa libere e consapevoli, in cui in primis si è fedeli alla propria e altrui dignità di persone, rimane una priorità in parte disattesa, a cui tutte le realtà pedagogiche della collettività si devono sentire convocate. Per quanto poi riguarda la Chiesa cattolica, questa problematica chiede il coraggio di affrontare fino in fondo la realtà degli abusi commessi e di fronte ai quali la disattenzione o la noncuranza sono un atto gravissimo, degli episcopati come delle singole comunità. Una responsabilità che le conseguenze economiche non bastano a dirimere: non basta tener fronte alle cause penali con il denaro per cancellare responsabilità oggettive. La sessualità si pone come un ambito capace di segnalare lo stato di crisi di una intera società: dallo sfruttamento delle persone nella prostituzione all’abuso sui minori (esiste il problema di quello sulle persone diversamente abili, ben più diffuso di quanto si pensi), dalla banalizzazione del sentimento amoroso nella commercializzazione selvaggia dell’immaginario al decadere del senso della propria dignità umana nel ridurre l’altro (quindi sé stesso) a corporeità, fruibile come una merce, si pone un fronte di conflitto tra etiche ancora fedeli alla verità dell’amore e costumi di vita svincolati dalla possibilità di un senso. La dialettica è di ordine educativo, più che rivendicativo o esprimibile coi tratti dell’anatema. A Dio non interessa giudicare l’umano, quanto piuttosto accoglierlo nella prospettiva della redenzione.

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