ARMI

Ad armi spiegate

Il commercio delle armi va a gonfie vele.
Crescono le esportazioni. Aumentano le aziende.
Una fotografia dell’unico settore economico al riparo della crisi.
Chissà perché.
Diego Cipriani

Piazzisti eccellenti
PECHINO – Anche il presidente Carlo Azeglio Ciampi è favorevole a togliere il divieto di vendere armi alla Cina. “Ho confermato al presidente Hu Jintao che l’Italia guarda con favore all’abolizione dell’embargo sull’esportazione delle armi e lavora attivamente per renderla possibile” ha detto il presidente della Repubblica dopo il colloquio con il presidente della Cina. Domenica era stato il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, in un’intervista rilasciata al Quotidiano del popolo a sostenere l’abolizione del blocco della vendita delle armi a Pechino
Corriere della Sera, 6 dicembre 2004.

Vengono Superiore (Varese) – “Volete che diventi il vostro commesso viaggiatore: credo che il Presidente del Consiglio debba farlo per questo gioiello”. Così Silvio Berlusconi ha replicato alle richieste avanzate in precedenza dai rappresentanti di Finmeccanica, che, in occasione della presentazione ufficiale del primo volo del caccia M-346 avevano chiesto supporto al governo soprattutto in direzione di un’“immediatezza di risorse – sono parole di Giorgio Zappa, presidente e amministratore delegato di Alenia Aeronautica – per potersi coniugare alle grandi collaborazioni internazionali”, sollecitando in particolare di “riconsiderare alcuni parametri di investimento per quanto riguarda l’industria e la difesa”. Il Presidente del Consiglio ha dunque voluto rassicurare i presenti, promettendo di “‘attirare l’attenzione dei miei colleghi internazionali su questo gioiello dell’Aeronautica Militare”.
ASCA, 11 ottobre 2004, 13:44.
Il made in Italy nel commercio delle armi va a gonfie vele: nel 2004, infatti, si è registrato un aumento del 16% rispetto all’anno precedente, per un totale di quasi un miliardo e mezzo di euro. Parola del governo italiano che, a fine marzo, ha presentato al parlamento l’annuale relazione (596 pagine) sull’import-export di armi italiane.
In particolare, per quello che viene definito il “portafoglio ordini esteri della nostra industria per la difesa” (la quarta in Europa, la settima nel mondo) la Farnesina ha concesso 948 autorizzazioni (contro le 828 del 2003) all’esportazione di materiali di armamento per un valore di 1.489 milioni di euro (erano stati 1.282 nel 2003). Due le commesse di particolare valore: quella dell’Agusta verso la Norvegia e dell’MBDA verso il Regno Unito che, da sole, rappresentano il 22% del totale. Seguono, tra gli esportatori: Alenia Marconi Systems, Oto Melara, Avio, Fincantieri e Selenia Communications. Tra i Paesi destinatari, dopo Regno Unito e Norvegia, figurano Polonia, Portogallo, Usa, Grecia, Malaysia, Repubblica Ceca, Svezia e Turchia. I Paesi della Nato, complessivamente, sono stati i destinatari del 72% di tutte le esportazioni di armi italiane.

Nazioni acquirenti
Per quanto riguarda le nazioni che hanno comprato armi italiane, la Relazione dichiara “non esserci alcun Paese rientrante nelle categorie indicate nell’articolo 1 della legge” e che il governo “ha mantenuto una posizione di cautela verso Paesi in stato di tensione”. Tuttavia, tra i Paesi destinatari, figurano Malaysia, Turchia, India, Perù, Algeria, Thailandia, India, Pakistan, Cina, Israele… nei quali il rispetto dei diritti umani risulta certamente “problematico” o si verificano veri e propri conflitti “interni”.
Di fronte a queste cifre, il capitolo importazione risulta di piccola

Governo contro banche
Altra problematica di alta rilevanza, trattata a livello interministeriale, è stata quella relativa all’atteggiamento assunto da buona parte degli istituti bancari nazionali in materia di transazioni bancarie, di cui all’articolo 27 della legge, nell’ambito della loro politica di “responsabilità sociale d’impresa”.
Tali istituti, infatti, pur di non essere catalogati fra le cosiddette “banche armate”, hanno deciso di non effettuare più o quantomeno, di limitare significativamente, le operazioni bancarie “connesse con l’importazione o l’esportazione di materiali d’armamento”. Ciò ha comportato per l’industria notevoli difficoltà operative, tanto da costringerle a operare con banche non residenti in Italia, con la conseguenza di rendere più gravoso e alle volte impossibile il controllo finanziario delle autorizzazioni previste dall’articolo 27 della legge. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha recentemente prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima esaminata a livello interministeriale.
Camera dei Deputati, Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia (Anno 2004) pagg. 20-21.
entità: “solo” 103 milioni di euro soprattutto da Germania e Usa. Per fortuna, nel 2004 non sono state effettuate operazioni di import-export autorizzati con la famosa “licenza globale di progetto”, una delle tanto contestate modifiche introdotte nel 2003 alla legge 185 del 1990 che regolamenta il comparto. Tuttavia, non sono mancati i “programma di coproduzione intergovernativa” che, peraltro, costituiscono “strumento orami insostituibile per cercare di contenere i costi elevatissimi dei moderni e sempre più complessi sistemi di difesa”.

Import-export di armi
La relazione governativa fornisce i dati anche delle attività degli istituti di credito inerenti le transazioni bancarie in materia di esportazione, importazione e transito di armamenti. L’ammontare complessivo di queste operazioni è di 1.397 milioni di euro. Tra le 32 banche autorizzate a transazioni relative all’export di armi italiane, risaltano due in particolare, la Banca di Roma e il Gruppo Bancario San Paolo IMI, attraverso le quali è passato il 60% dell’intero fatturato. Seguono, a distanza, Popolare Antoniana Veneta, la straniera Calyon, BNL, Popolare di Milano (per la prima volta) e Cassa di Risparmio della Spezia. Quello degli istituti di credito è un tema che sta molto a cuore al governo, e non solo, visto ad esempio il dibattito delle ultime settimane che si è sviluppato sul quotidiano Il Sole 24ore che ha criticato l’atteggiamento di quegli istituti che si stanno ritirando da questo comparto. “Le preoccupazioni del governo confermano che le pressioni dell’opinione pubblica conseguono dei risultati”, spiega Alex Zanotelli, riferendosi alla Campagna “Banche armate”, nata nel

Futuro roseo
Tra le iniziative che sono state sviluppate nel corso del 2004, tre, che riguardano il Gruppo Finmeccanica e che sono state perfezionate a inizio 2005, sono quelle che possono definirsi cruciali per il futuro dell’industria italiana dell’aerospazio e della difesa:
- l’accordo con Bae Systems nel settore dell’elettronica per la difesa, che consentirà a Finmeccanica di divenire il sesto gruppo al mondo e il secondo in Europa in questo settore;
- la costituzione di due joint ventures nel settore spaziale tra Alcatel e Finmeccanica, nel manifatturiero nei servizi, che ha determinato la creazione del primo gruppo spaziale in Europa e del terzo al mondo e darà alle due nuove compagnie un ruolo di primo piano in tutti i principali programmi spaziali europei;
- l’assegnazione della gara per la fornitura dell’elicottero utilizzato dal Presidente degli Stati Uniti, che rafforzerà la strategia di penetrazione della società elicotteristica Agusta Westland nel mercato USA e potrà costituire una delle principali determinanti della crescita di lungo termine della società, che con l’acquisizione da parte di Finmeccanica del 50% di proprietà della britannica GKN è divenuta un’impresa a livello internazionale, ma totalmente italiana.
Camera dei Deputati, Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia (Anno 2004) pag. 22.
dicembre 1999 dalle riviste Missione Oggi, Nigrizia e Mosaico di Pace.

Quale legge?
A livello legislativo, è chiaro che occorre arrivare a un trattato internazionale per il commercio delle armi mentre, a livello nazionale, sarebbero necessarie maggiori informazioni e dettagli sulle esportazioni oltre che una legislazione sugli intermediatori di armi nonché una normativa più rigida in materia di armi piccole e leggere. Quanto alla legge, la Relazione assicura che nel corso del 2005 si tenderà a “elaborare uno studio per un progetto di riscrittura della legge 185/90 alla luce dei vari provvedimenti legislativi che ad essa più o meno direttamente afferiscono e all’ambiente normativo europeo in cui comunque deve operare”. Come si sa, le modifiche del 2003 vennero proprio giustificate dall’esigenza di adeguare la normativa agli accordi con alcuni Paesi europei che l’Italia aveva sottoscritto. Insomma, i pacifisti sono avvertiti.

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