Per la Pace e la Giustizia

6 luglio 2005 - Mons. Luigi Bettazzi (Vescovo emerito di Ivrea)

Dopo il recente referendum sui problemi della bioetica, ho comunicato nel sito di Mosaico di pace la mia decisione di partecipare al voto, nonostante il suggerimento massiccio di astenersi dato dal Card. Ruini, poi fatto proprio dalle istituzioni cattoliche e da larghi settori della politica.
La decisione è stata compresa da chi, condividendone le motivazioni di fondo (il maggior significato di una presa di posizione aperta e il chiarimento di fronte agli integralismi di chi comminava peccati mortali per i partecipanti al voto), riconosceva la rispettosa attenzione da una parte per un’opinione pubblica già autoritariamente orientata dall’altra per la coscienza di chi aveva rivendicato il compito della partecipazione.
Quest’ultimo rilievo mi sembrava particolarmente coerente con la mia lunga militanza in Pax Christi, un Movimento nato per sensibilizzare al tema della pace il mondo cattolico: per questo si stabilì che i Presidenti, internazionale e nazionali, fossero di norma (o “possibilmente”? la formula originaria francese è “en principe”) dei Vescovi.
La costituzione della Pontificia Commissione “Giustizia e pace” (estesa poi perifericamente ai vari Episcopati) sembrò che riservasse a Pax Christi il compito di testimoniare la presenza del mondo cattolico nel variegato “popolo della pace”. In realtà gli impegni concreti presi da Pax Christi, dall’obiezione di coscienza al controllo del commercio delle armi, dal disarmo e la diminuzione del bilancio militare al costante rifiuto della guerra, finiscono col coinvolgere inevitabilmente anche l’ambito politico. Ma questa funzione, preziosa ed anche rischiosa, non può accantonare la primitiva vocazione del Movimento, confermata dalla persistente presenza dei Presidenti Vescovi. È per questo che da sempre Pax Christi è stata attenta a non partecipare ad iniziative o manifestazioni indette da partiti politici, pur senza disdegnarne la compagnia in attività nate al di fuori del mondo strettamente partitico. Ciò non rende Pax Christi amorfa o “qualunquista”, nella coerenza a un impegno per la pace tempestivo e concreto, ma la mantiene efficace nella sua opera di sensibilizzazione e di fermentazione del mondo cattolico ai temi della giustizia e della pace.
Ho precisato la mia posizione, e l’ho collegata all’ispirazione originaria del Movimento, anche per offrire un motivo di riflessione al Movimento stesso nei confronti del suo futuro.

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