In via D’Amelio vince la gente onesta

Agli uomini che hanno impugnato quella bomboletta spray come fosse una pistola sperando in un’altra deflagrazione diciamo che, al contrario, forse hanno risvegliato qualche coscienza che nel frattempo s’era solo assopita.

6 luglio 2005 - Tonio Dell’Olio

È solo una lapide imbrattata? È solo una ragazzata? Una o più mani codarde, qualche giorno o qualche notte fa, hanno imbrattato la lapide che, in via D’Amelio fa memoria del brutale assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta. Anzi, per meglio dire, di Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter.
Che si sia trattato di un segnale intimidatorio o di una bravata (ma a me sinceramente questa ipotesi non convince affatto), deve essere colto per tutta la sua gravità, deve indurci a riflettere e farci “aprire gli occhi”, come recita lo slogan della campagna di Libera.
La gravità è data dal fatto che si cerca di irridere o di non riconoscere il sacrificio di persone che hanno offerto la propria vita per servire la verità e la giustizia, per difendere la gente onesta di questo Paese e della Sicilia in particolare, per aprire un varco in quello stagno zeppo di retorica e di ipocrisia. Ciò che di importante è avvenuto è che dal momento in cui il fatto è stato reso noto, il telefono di Rita Borsellino non ha mai smesso di suonare per dare spazio a persone e personalità che hanno voluto dire la propria vicinanza, rinnovare il proprio impegno, assicurare la volontà di continuare a mantenere alta la guardia. Spontaneamente molti cittadini e soprattutto giovani, si sono recati in Via D’Amelio per manifestare pubblicamente l’opposizione al gesto e il proprio netto dissenso. Sta di fatto che quella lapide sporcata indica una sorta di regressione allarmante nella tensione che deve sempre farci opporre alla violenza, alla prevaricazione, allo strapotere della disonestà.
È un fatto che deve indurci a riflettere perché forse rientra tra i risultati marci di questa fase che stiamo vivendo in cui sembra quasi che la mafia non esista più, che la delinquenza organizzata sia stata definitivamente sconfitta, che il controllo del territorio da parte dei mafiosi sia quasi da relegare tra le pagine di storia e di folclore del nostro Paese. Così non è. Non solo oggi la mafia sta percorrendo un cammino carsico ma non meno lucroso e fortunato per l’accrescimento del proprio patrimonio, ma ha affinato le modalità di azione, ha differenziato i propri interessi trovando nuovi e più redditizi spazi di azione, ha internazionalizzato la sua attività criminale stringendo nuovi patti. Per tutti questi motivi quella lapide imbrattata è un urlo che richiama all’attenzione e lancia un allarme. Non può essere sporcata la memoria e nemmeno deve essere trascurato il presente. Questo episodio – ahimè – lascia cadere un’ombra sul fatto che entrambe queste cose possono avvenire e che la mafia possa tornare con arroganza proprio in Via D’Amelio e irridere al passato e al presente, sperando di pregiudicare il futuro. Agli uomini che hanno impugnato quella bomboletta spray come fosse una pistola sperando in un’altra deflagrazione diciamo che, al contrario forse hanno risvegliato qualche coscienza che nel frattempo s’era solo assopita. Ancora una volta, sono stati sconfitti loro!

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