NUCLEARE

Crescete e proliferate

Misero fallimento. Nessun disarmo nucleare. Nessun progresso. Nessun impegno. Una ragione in più per non demordere. Non ora.
Angelo Baracca

La settima Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione (TNP), conclusasi il 27 maggio, è miseramente fallita. Era una morte annunciata, lo avevamo detto nel precedente articolo. Ma nulla nella storia è scritto in anticipo. Lo ONG e i movimenti si sono battuti come leoni, con la forza della ragione, ma contro l’arroganza del potere. Un’arroganza che in questa occasione è stata anche particolarmente rozza, snobbando altezzosamente e Locations of US Nuclear Weapons in Europe. presuntuosamente qualsiasi confronto. I rapporti indipendenti dalla Conferenza parlavano di un’atmosfera “surreale”, di atteggiamenti “cinici” e “scandalosi”, di diplomatici che si aggiravano smarriti e avviliti. Gli USA avevano scelto di non inviare Condoleeza Rice, ma diplomatici di secondo livello. Nel sessantesimo anniversario di Hiroshima e Nagasaki è stato anche uno sfregio alle prime vittime, innocenti quanto inutili, dell’era nucleare.
La Conferenza si era aperta il 2 maggio senza neppure un accordo su un’Agenda dei lavori, senza la quale le Commissioni non potevano neppure incominciare a lavorare. Il Presidente della Conferenza, l’ambasciatore brasiliano Sergio Duarte, ha sudato sette camicie per arrivare a un’Agenda, quando la Conferenza era già quasi a metà! E l’Agenda portava una riserva che rifletteva perfettamente la protervia degli Stati nucleari, Stati Uniti in testa, ma spalleggiati dall’Unione Europea, i cui governi evidentemente ci tengono a mantenere sul proprio suolo le 480 anacronistiche e pericolose testate nucleari americane, quasi uno status symbol (con l’eccezione del governo greco, che ne ha preteso il ritiro completo). Era Washington, infatti, che pretendeva di riscrivere la storia, rifiutando il riferimento ai risultati delle Conferenze precedenti, del 1995 (proroga indefinita del TNP) e del 2000 (13 impegni precisi per il disarmo nucleare, completamente disattesi, e ora appunto rinnegati!).
La Conferenza si è esaurita senza un documento politico finale. Tutte le questioni cruciali sono rimaste aperte: l’entrata in vigore del bando dei test nucleari (per ora una semplice “moratoria” dopo che Washington bocciò la ratifica), il disarmo nucleare (con il blocco dei progetti di armi di nuova concezione), il ciclo del combustibile nucleare, il rafforzamento dei controlli (salvo poi le polemiche proprio su questi punti con l’Iran e la Corea del Nord).
Altre Conferenze si erano concluse senza un documento finale (1980, 1990, 1995: in questa la proroga del TNP fu decisa in modo lapidario, dopo un estenuante lavoro di lobby ed i soliti impegni di disarmo nucleare), ma il fallimento attuale appare molto più grave. La precedente Conferenza, nel 2000, aveva segnato il culmine delle speranze che si erano aperte con il crollo dell’URSS: dopo 30 anni di pervicace violazione dell’impegno di disarmo nucleare sancito dall’Art. VI del TNP, le grandi potenze sottoscrissero 13 impegni precisi in tal senso. Proprio quegli impegni che oggi sono stati cancellati dalle conclusioni.

L’arroganza degli Stati nucleari
Intendiamoci, il Trattato, e tutti gli impegni sottoscritti, rimangono formalmente validi, ma appaiono sempre più dei simulacri. Nei precedenti articoli abbiamo discusso come l’intero regime di non proliferazione costruito negli ultimi 35 anni abbia fallito il suo scopo e sia ormai inadeguato per fronteggiare le nuove sfide della proliferazione, che non potevano venire previste nel 1968.
Quello che oggi emerge con sconfortante evidenza è che gli Stati nucleari (e probabilmente altri che ancora non lo sono) hanno fermamente deciso che non rinunceranno mai agli armamenti nucleari. Non vi sono Iran o Corea del Nord 26 Giugno 2005, corteo antinucleare a Taranto. che possano giustificare programmi nucleari almeno per i prossimi 40 anni, spese per le armi nucleari che superano la spesa annua media dei decenni della Guerra Fredda, arsenali che contano ancora 15-25.000 testate schierate operative, più altre 10-15.000 immagazzinate di riserva. Questa è protervia pura e semplice.
Ma noi dobbiamo anche convincerci, e convincere l’opinione pubblica, che questa arroganza degli Stati nucleari è un segno di debolezza, e non di forza. Non solo, si badi, la debolezza di chi sta dalla parte del torto (anzi, gli oppressi traggono spesso da questo la loro forza), ma di chi ormai non ha più nessun argomento e nessun appiglio: se non, appunto, il ricatto delle armi nucleari.
Noi abbiamo tutto dalla nostra parte: la ragione e il diritto. Non dobbiamo inventarci nulla: è tutto scritto, sottoscritto e ribadito. Dobbiamo essere capaci di sviluppare una grande Campagna, che sensibilizzi l’opinione pubblica al problema, e sappia vincere qualsiasi resistenza o scetticismo convincendola che l’obiettivo di eliminare dalla faccia della Terra qualsiasi arma, presente e futura, basata su processi che avvengono all’interno del nucleo atomico è possibile e realizzabile. In quanti altri casi vi è una mole così imponente di fatti, impegni solenni, norme, trattati e istituzioni a favore? Il TNP, per quanto malconcio, rimane un cardine fondamentale dell’intero edificio del diritto internazionale. A confermarne il carattere vincolante, nel 1996 la Corte Internazionale di Giustizia emise un parere che stabiliva che la detenzione di armi nucleari e anche il loro uso come minaccia (e cioè la strategia della “deterrenza”, anche quella della Guerra Fredda) violano il diritto internazionale, il diritto umanitario e le norme di rispetto dell’ambiente, e imponeva il disarmo nucleare immediato (il riferimento al diritto umanitario appare decisivo, in quanto esso impone di distinguere obiettivi militari e civili, di evitare sofferenze inutili ai combattenti, e di rispettare i “dettami della coscienza comune”).

I tredici passi verso il disarmo
I tredici passi precisi di disarmo sottoscritti nel 2000 rimangono un impegno vincolante. Ma per le armi nucleari, oltre al diritto, esistono anche istituzioni internazionali riconosciute (la IAEA), e sistemi rigorosi di controllo e di verifica per applicare, realizzare e mantenere un assoluto ed effettivo disarmo nucleare.
Se non riusciremo a mobilitare l’opinione pubblica per pretendere il rispetto e l’applicazione di tutto questo, che cos’altro potremo chiedere? Se non saremo capaci di ottenere l’eliminazione delle armi nucleari, non riusciremo a eliminare nessun altro tipo di armi.
Questo è un momento cruciale e non possiamo permetterci di lasciarcelo sfuggire. Siamo su un crinale estremamente delicato e domani potrebbe essere tardi. Dobbiamo assolutamente arrestare per sempre questo processo ora che è possibile: prima che si apra una nuova fase della proliferazione, prima che si realizzi il tentativo di cancellare la distinzione tra guerra nucleare e guerra convenzionale. Se questo tentativo si concretizzerà, rischiamo che tutto cambi. Il TNP e i trattati internazionali potrebbero davvero divenire obsoleti e impotenti, perché non contemplano questi processi. Ci sono voluti decenni per costruire il regime di non proliferazione vigente: non possiamo aspettare che si renda necessario costruire un regime di non proliferazione nuovo. Sessanta anni bastano! Questo è un momento unico: la nostra debolezza deve diventare la nostra forza.
Possiamo incominciare intanto dal nostro Paese, che costituisce un obiettivo ancora più facile. L’Italia è un Paese nucleare sotto mentite spoglie. In primo luogo, abbiamo ben 90 bombe statunitensi a caduta, 50 nella base NATO di Aviano, e 40 nella base di Ghedi Torre, che è invece una base italiana (e pertanto quelle bombe sono di fatto in dotazione ai bombardieri e ai piloti italiani). Non vi è accordo segreto che tenga: la “deterrenza” è illegittima, A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare, ieri, oggi e soprattutto domani.

Angelo Baracca, A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare, ieri, oggi e soprattutto domani, Jaka Book, Milano 2005.
e il TNP costituisce comunque una norma superiore, e vieta espressamente il trasferimento di armi nucleari a Stati non nucleari, e a questi ultimi di disporne. Se la Grecia ha ottenuto la totale rimozione delle testate sul suo territorio, perché non dovremmo riuscirci noi? Il Parlamento del Belgio ha chiesto espressamente la rimozione delle testate nucleari. Dobbiamo pretenderne anche la distruzione.
Vi sono poi i problemi della base per sommergibili nucleari de La Maddalena concessa agli USA, nonché la sosta di unità navali a propulsione nucleare nei porti di La Spezia, Taranto, Gaeta, e altri. Un esame dei Piani di Emergenza, tenuto conto soprattutto degli aspetti soggetti a segreto militare, mostra che la presenza di queste navi non è ammissibile in porti situati in zone con presenza di popolazione civile nel raggio di qualche km: condizione che esiste in tutti i porti italiani. Nel caso de La Maddalena, dopo l’incidente del 20 ottobre 2003 sono stati messi in evidenza livelli allarmanti di torio e di plutonio.
Rimbocchiamoci le maniche, fiduciosi: la strada è in salita, ma la discesa non è lontana.

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