AMBIENTE

Altra velocità

L’alta velocità e la Valle di Susa. Montagne da bucare, amianto da smaltire, paesaggio da sfregiare. Storia di una ferrovia che s’ha da fare.
Ma che i cittadini non vogliono.
Davide Pelanda

S’è mai visto che 32 amministrazioni comunali di una vallata incantevole debbano scendere a valle, precisamente in una metropoli e fare lì, nella piazza principale di tale città, 32 Consigli comunali con un unico ordine del giorno per ribadire e deliberare pubblicamente contro un pezzo della Tav (Treno ad Alta Velocità)? È successo il 19 marzo scorso per il progetto della Torino-Lione: nel capoluogo piemontese oltre 500 amministratori, assieme alle due Comunità montane interessate, ancora una volta hanno detto a no a questa nuova linea ferroviaria devastante. E subito dopo, la neo-governatrice eletta nell’aprile scorso, la diessina Mercedes Bresso, ha fatto sapere che, prima di dimettersi da parlamentare europea, ha continuato a “promuovere” la nuova linea ferroviaria. Ma perché questo braccio di ferro tra le ferrovie italiane, il governo italiano e piemontese e le popolazioni locali?
Sono almeno quattordici gli anni che la popolazione, i comuni (con ben 37 paesi che percorrono la vallata da Caselette a Sestriere, abitata da 80 mila abitanti) e la Comunità montana della Valle di Susa si stanno facendo sentire, lottando contro questo mega-progetto del Treno ad Alta velocità.
Lottano poiché in questa valle alpina a due passi da Torino, si teme la distruzione del territorio e lo sperpero inutile di denaro pubblico. A protestare sono oggi giovani che hanno ereditato la passione per la difesa della Val Susa dai loro genitori che, da sempre, sono stati abituati a porsi domande fondamentali: Chi lo ha deciso? A che cosa serve? Chi lo paga? E allora ci si documenta a fondo, si leggono giornali, documenti ufficiali, indagini e ricerche, si confrontano i dati… e si lavora educandosi reciprocamente alla partecipazione civile, a una vera e sana democrazia dal basso. Tecnici del Politecnico di Torino hanno messo gratuitamente a disposizione il proprio sapere sull’argomento. Nelle scuole serali “alternative” si impara cosa sono i decibel in scala logaritmica, che cos’è il rumore meccanico dello sferragliamento, quello aerodinamico, i costi, i benefici, l’inquinamento…
Ma nessun comitato di opposizione al progetto dell’Alta Velocità, nonostante le manifestazioni pubbliche e le proteste in piazza riesce a “bucare” gli schermi televisivi dei organi informazione, tutti a favore della TAV. Solo le testate locali, seguono con attenzione gli eventi di questa grande opposizione civile delle popolazioni dei comitati spontanei NO TAV.
A rischio è soprattutto la salute della gente, dei giovani, per il pericolo delle polveri di amianto. Si dovrebbe, ad esempio, bucare il monte Musiné, costituito interamente di amianto. Ma anche altre montagne dove è presente uranio. È allora reale il pericolo che si paventa, e cioè che delle intere montagne vengano ridotte in groviera? Saranno infatti 27 i chilometri di gallerie da scavare dalla parte italiana su amianto puro; e ben 1 milione di metri cubi di rocce amiantifere da smaltire. Questa è la stima fatta dai tecnici per la realizzazione della tratta nazionale italiana della Torino/Lione, la TAV/TAC appunto, cioè il Treno ad Alta velocità/Treno ad Alta Capacità.
È anche verosimile che simile problema di amianto (anche se di portata minore) ci possa essere nel tunnel internazionale lungo 55 chilometri che va da Venaus a Saint-Jean de Maurienne. Tratta in cui è altamente probabile che si riscontri la presenza di uranio naturale, come già emerso in studi eseguiti nel 1965.
Per non parlare poi delle perplessità che si hanno per lo stoccaggio di 500

Scaffali
Virginio Bettini, Claudio Cancelli, Roberto Galantini, Paolo Rabitti, Angelo Tartaglia, Mario Zambrini, Alta velocità – Valutazione economica, tecnologica e ambientale del progetto, CUEN, Napoli 1997.
Ivan Cicconi, La storia del futuro di Tangentopoli, Dei, Roma 1998.
Ferdinando Imposimato, Giuseppe Pisauro, Sandro Provvisionato, Corruzione ad Alta Velocità – Viaggio nel governo invisibile, Koinè Nuove Edizioni, Roma 1999.
Chiara Sasso, Canto per la nostra valle. Diario fra qualità della vita e prepotenza della velocità, Morra.
Luca Mercalli, Chiara Sasso, Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo, Società Meteorologica Subalpina, 2004.
mila metri cubi di materiale di risulta degli scavi nelle rocce amiantifere, nell’area individuata sul territorio di Almese, presso la confluenza dei torrenti Messa e Morsino, affluenti di sinistra della Dora Riparia. Ma si sa che smuovere l’amianto è pericoloso per la salute!
Ed è proprio uno studio effettuato dal dottor Edoardo Gays, dell’Ospedale S. Luigi di Orbassano, sui rischi amianto di questi scavi, a far prendere posizione ad alcuni politici con una interrogazione al Parlamento Europeo. La ricerca dice che “la possibilità – citiamo dal documento – che si verifichino condizioni di rischio sanitario è assolutamente rilevante per la tutela della salute dei lavoratori addetti a tali compiti”. Non solo: “analoghe preoccupazioni – si dice ancora nello studio – riguardano però anche le popolazioni locali a causa della dispersione di fibre di amianto nell’aria, nei terreni e nelle acque del territorio”.
I lavori della Torino/Lione, secondo gli esperti dell’Ospedale S. Luigi di Orbassano, comporterebbero, oltre che gravi rischi sanitari per la popolazione, “corrispondenti gravi ‘carichi’ legali per i responsabili di tale inquinamento”. Dato il frequente vento della zona (la Valsusa), le polveri di amianto potrebbero arrivare sino a Torino e dintorni, assicurano i meteorologi.

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