CAMPAGNA BANCHE ARMATE

Pecunia non olet

Anche un piccolo sassolino può inceppare l’ingranaggio di un sistema.
Nascita, sviluppi e auspici di una Campagna ancora in vita.
Contro le Banche Armate. Che, preoccupate, rispondono...
Renato Sacco

…Fare chiarezza e cambiare strada anche sui risparmi. Questo è possibile se le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose, i singoli credenti (e ovviamente anche i non credenti) chiederanno esplicitamente alle banche presso cui hanno i propri depositi se sono o meno coinvolte nel commercio delle armi”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, nel dicembre 1999 è stata lanciata la Campagna di pressione alle banche armate. Molti hanno scritto alla propria banca. Davvero tanti. E questo è stata la nostra forza. Al punto che sul quotidiano il Sole 24ore del 5 marzo scorso è stato pubblicato un articolo dal titolo significativo “Eccessi da etica pacifista” a firma di Michele Nones. In esso si leggeva: “Quella che all'inizio era, forse, una campagna di sensibilizzazione sulle innegabili implicazioni politiche e militari del mercato internazionale degli armamenti e sulla necessaria cautela nella nostra politica esportativa, è diventata di fatto una campagna di ‘criminalizzazione’ dell'industria della difesa e delle banche che intrattengono rapporti d’affari con le imprese del settore. Quella che potrebbe essere una rispettabile scelta etica del singolo cittadino nel preferire banche o fondi di investimento etici, è invece diventata un sistematico tentativo di boicottaggio del sistema industriale della difesa”.
Molte sono state anche le risposte delle banche, che hanno cambiato di tono col passare del tempo. All’inizio le risposte erano più sibilline, stringate e tese a smentire, con gentilezza, ogni addebito. “Gli aspetti problematici messi in evidenza dalle Sue considerazioni hanno richiamato la nostra attenzione. La ringraziamo per gli argomenti di riflessione che ci ha offerto…”. Oppure: “Ci permetta di precisarLe che nelle operazioni finanziarie in argomento la Banca ***, espleta esclusivamente, nel pieno rispetto della normativa vigente, le previste tradizionali e trasparenti operazioni bancarie per le quali siamo stati soggetti passivi per le transazioni”.

Dalle parole ai fatti
Man mano che le lettere dei risparmiatori aumentavano anche le risposte si sono fatte più attente, precise. E alcuni Istituti di Credito hanno ufficializzato la scelta di non operare più nel settore degli armamenti. Nei mesi scorsi ha fatto notizia – e su Mosaico di pace di Luglio-Agosto è possibile consultare la documentazione completa – il coinvolgimento della Banca di Roma, gruppo Capitalia, come sponsor della Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia. Vedremo, sul prossimo numero di Mosaico di pace, di aggiornare la situazione. Resta il fatto di una grande attenzione da parte delle Banche a non essere ‘arruolate’ tra le banche armate. Resta la preoccupazione del settore dell’export armiero, ripresa anche dall'ultima relazione del Presidente del Consiglio al Parlamento, come richiesto dalla legge 185/90, che se tutte le banche si tirano indietro, questo settore dell’economia italiana che ‘tira’ rispetto ad altri, come potrà lavorare? Viene da pensare che la Campagna abbia colpito nel segno.
Allora bisogna continuare a scrivere alle banche perché non è vero che il singolo non può fare nulla davanti a colossi così forti e potenti, o davanti a mondo, come quello delle banche e delle armi, sconosciuto ai più.

Quel piccolo sassolino
Certo, una scelta etica presa troppo sul serio preoccupa perché non solo incide sulla scelta delle banche ma rischia di condizionare l’intero sistema industriale della difesa. Come a dire: un piccolo sassolino fastidioso ti fa saltare tutto l’ingranaggio.
Mentre con il mese di settembre ricominciano le varie attività, è giusto riprendere anche le riflessioni e le motivazioni etiche che motivano questa Campagna e che portano poi a scelte concrete. Come il non appendere lo striscione (o tagliarne lo sponsor) della GMG a Colonia. Molti parroci hanno operato questo taglio ritenendo incompatibile e immorale una tale pubblicità in Chiesa. Va ricordata anche la scelta della Provincia di Roma, che a fine luglio ha deliberato di respingere tutte le eventuali collaborazioni con aziende e Istituti di Credito notoriamente implicate nel commercio internazionale delle armi. Una scelta che andrebbe seguita da altri Enti, anche nella scelta della Tesoreria,... non armata.
Siamo a un momento delicato, importante, in cui ognuno può dare il proprio contributo, come scriveva il teologo Giannino Piana, nel dossier di Mosaico di pace di ottobre 2003 sulle banche armate, per “una rivolta morale per la quale si esige la maturazione di una nuova sensibilità dal basso e la ricerca coraggiosa dei canali per incidere efficacemente sul terreno politico”.

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