CINEMA

E sei nel mio ventre…

Gli interminabili viaggi delle adozioni. Tra sofferenze e burocrazie.
Tutto in un film.

Andrea Bigalli

Il regista francese Bertand Tavernier proviene dalla critica (e da rinnegati studi in legge), ma saltò presto il fosso che si dice la separi dalla produzione artistica, per diventare uno dei più apprezzati autori europei, caratterizzato da una filmografia oculata per temi e linguaggi. La morte in diretta, Capitan Conan, La vita e nient’altro, Legge 627, Ricomincia da oggi, Laissez passer… l’elenco è ormai nutrito. Si tratti della prima guerra mondiale o della vita dei poliziotti francesi, l’attività di un maestro di asilo nei quartieri del disagio

La piccola Lola
(Holy Lola)
Un film di Bertrand Tavernier
Sceneggiatura: Bertrand Tavernier, Tiffany Tavernier, Dominique Sampietro
Interpreti: Isabelle Carré, Jacques Gamblin, Bruno Putzulu, Lara Guirao, Frédéric Pierrot, Maria Pitarresi
Francia 2004, 128’
o le vicende della resistenza transalpina, Tavernier riesce a dare la sua impronta, non dimentica come il cinema sia capace di segnare passo e senso di un tempo, se fatto con cuore e testa, non solo tessuto d’immagini.

La trama
In questo suo ultimo film il regista – nato a Lione nel 1941 – attinge a un aspetto dell’attualità che si carica di innumerevoli livelli di lettura: l’avventura di coloro che si recano all’estero per un’adozione internazionale. Proprio di avventura si deve parlare: gli intoppi burocratici, le vicissitudini in un Paese sovente molto diverso culturalmente, il peso di circostanze che inducono il sospetto di un sadismo, rivolto tra l’altro verso chi ritiene di star facendo una buona cosa, la corruzione che impera…
Il livello documentario del film è notevole: alla base della sceneggiatura sta una lunga inchiesta sulle difficoltà di chi vuol accedere a una adozione internazionale e l’apporto della figlia di Tavernier in fase di sceneggiatura lascia intendere un riflesso personale sulla decisione di raccontare proprio questa vicenda. Quella che – lasciando posto alla dimensione narrativa – presenta l’odissea di Pierre e Géraldine, coniugi francesi, in Cambogia alla ricerca di un bimbo da far diventare proprio figlio. Un Paese sovente incomprensibile, segnato ancora dalla memoria difficile di una guerra civile ferocissima, da ritrarre senza cedere alla tentazione del giudizio, li accoglie ponendo difficoltà su difficoltà di fronte al desiderio, alla volontà di esprimersi attraverso carne non propria, ma resa tale da questo desiderio, un amore. Le indicazioni ricevute in Francia si rivelano inutili; non ci sono bambini disponibili all’adozione, i termini delle sicurezze si mostrano nelle settimane che scorrono senza confortare le speranze. L’alterità culturale appare crudele e affascinante. Si ama la terra che ti darà un figlio ma se ne soffre l’estraneità, il dolore, l’intento speculativo che può apparire come una difesa, in una povertà che continua a farti sentire in colpa. Un albergo con altri occidentali, un’attesa che si nutre di mille particolari: la circostanza ricrea il microcosmo sociale da cui si (o non si) proviene, la tensione di un tempo che potrebbe non condurre a niente fa esplodere conflitti aspri, competizioni impensabili. Il tuo Paese, la tua origine e il tuo Governo sembrano perdere ogni potere di fronte all’impotenza di un attendere che si potrebbe immaginare infinito, in grado di esaurire ogni risorsa: sei entrato in una terra di La piccola Lola. nessuno, sei preda dell’arbitrio, quando non di persone di casualità incontrollabili. Decine di orfanotrofi da visitare, inseguendo il nome di chi potrebbe darti quello che vuoi: la tentazione – nel contesto comprensibile ma comunque tremenda – di pagare il prezzo che occorre per ricordare sempre che hai comprato un bambino, forse un bambino sottratto, rubato.
Non facciamo torto allo spettatore nel raccontare il finale lieto: la piccola “santa Lola” (così il titolo originale) diventa il punto di arrivo di un percorso difficile, di autentica laica sacralizzazione, che si è tradotto in passaggi tessuti di piccoli particolari, lo sguardo altro su una realtà che ripensata sulla scaletta dell’aereo non è ormai più così altra da te. Anche perché ne hai un frammento tra le braccia e sarà parte della tua vita: è tua figlia…
Efficace nel descrivere la fatica dei protagonisti nel vivere il senso della propria sterilità, il film perde la sua scorrevolezza nella tortuosità delle pastoie burocratiche affrontate, nel loro ripetersi e moltiplicarsi, l’esigenza documentaria prende il sopravvento e il racconto rischia di stancare. Ma il finale – per quanto un po’ scontato nella logica di un “all’ultimo minuto” – riesce a esprimere bene lo stupore per la constatazione di un momento di svolta – assoluta – nella propria vita. Non abbiamo soltanto assistito alle vicende di persone intente a ritrovare il filo della propria identità, questo travaglio diventa di chi vede e racconta di come non sia facile abitare questa contemporaneità. Le impotenze, le incapacità di esprimersi, chiedono il coraggio della consapevolezza e della ricerca. In tal senso la pellicola di Tavernier non si limita a esporre il dramma di uomini e donne (in particolare la figura di Géraldine commuove e quasi irrita, nella fragilità esibita del desiderio di maternità; nella forza e nelle logiche di chi sa cosa vuole, nonché quella della stessa femminilità) di fronte al limite emerso nella propria biologia, ma fa respirare inquietudine e speranza. Nel panorama non esaltante delle ultime stagioni cinematografiche, “La piccola Lola” va segnalato non certo come un’opera eccezionale, ma perché apre degli spazi di consapevolezza, allarga delle feritoie per le domande non facili.

Domande non facili
Fino a che punto è giusto desiderare un figlio, quanto è legittimo – per sé e la propria dignità, per l’integrità non solo di identità – insistere oltre le logiche di vita pur di segnare di sé un’altra esistenza, che sarà nel tuo

Bertrand Tavernier: FILMOGRAFIA
1964 - L’amore e la chance
1964 - Una matta voglia di donna
1974 - L’orologiaio di Saint-Paul
1974 - Che la festa cominci
1975 - Il giudice e l’assassino
1977 - I miei vicini sono simpatici
1980 - Una settimana di vacanza
1980 - La morte in diretta
1982 - Colpo di spugna
1984 - Una domenica in campagna
1986 - Mississippi blues
1986 - Round midnight – A mezzanotte circa
1987 - Il quarto comandamento
1989 - La vita e nient’altro
1990 - Daddy nostalgie
1992 - Legge 627
1994 - La figlia di D’Artagnan
1995 - L’esca
1996 - Capitan Conan
1999 - Ricomincia da oggi
2002 - Laissez passer
2004 - La piccola Lola
progetto e nelle tue capacità educative? In altri termini sono le domande che non molto tempo fa ci siamo posti di fronte al referendum sulla procreazione assistita: in questo contesto i tentativi di risposta devono essere diversi. Nel necessario – e sacro – rispetto per i percorsi e le sofferenze delle persone, senza voler porre analogie, qui siamo di fronte a una volontà amorosa che afferma la capacità di travalicare la biologia senza forzarla, in una decisione che dichiara un altro come appartenente a te, derivato e conseguente da una scelta gratuita. Non è il caso di idealizzare (non tutti i genitori adottivi sono spinti dalle stesse motivazioni: il rischio dell’ambiguità nelle scelte si concretizza in una storia di fallimenti e di egoismi rilevante), ma è indubbio che dall’esperienza delle adozioni scaturisce materia di riflessione, importante e urgente. In una società in cui le dinamiche di generosità rischiano di essere costantemente mortificate e resta una domanda sottesa sulle capacità educative dei singoli e della collettività, dare voce all’esperienza e alle storie dei genitori adottivi è darsi uno strumento ulteriore di lettura. Si pensi a cosa è stata questa esperienza sul piano della problematica dell’accoglienza della diversità etnica; e anche questa non è storia immune dal dolore, per tutti coloro che hanno smarrito la salute dell’anima e delle relazioni, taluni la vita stessa, di fronte al rifiuto insistito e pregiudiziale…e molte storie positive dicono che non è impossibile pensare una società in cui le particolarità trovano posto in un quadro totale di armonia.

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