DIALOGO

Cari amici musulmani

Colonia 2005: parole si speranza tra il Presidente dell’Unione Turco-Islamica e Benedetto XVI. Per ribadire al mondo intero che tra Cristianesimo e Islam non c’è alcuna guerra.

A cura di Luigi Sandri

Nel suo primo viaggio fuori d’Italia, dal 18 al 21 agosto, Benedetto XVI ha visitato Colonia, per partecipare alla XX Giornata mondiale della Gioventù (GMG) in corso nella città tedesca che, nella sua splendida cattedrale gotica, si vanta di custodire addirittura le reliquie dei Re Magi. E proprio le loro parole “Siamo venuti per adorarLo (Gesù)” era il logo dell’incontro.
Oltre a quelli con i giovani, papa Ratzinger ha avuto diversi altri incontri: con la comunità ebraica (a Colonia, nel IV secolo, si insediò il primo gruppo di Ebrei in terra tedesca), alla quale il pontefice, esprimendo dolore per la tragedia della Shoah, ha riaffermato l’impegno della Chiesa cattolica contro l’antisemitismo; con le Chiese della Riforma, alle quali ha ribadito il suo impegno per l’ecumenismo (ma aveva creato imbarazzo, tra i luterani, il fatto che Benedetto XVI avesse concesso l’indulgenza plenaria a chi partecipava alla GMG); con i vescovi, ai quali ha lanciato un grido di allarme per una Germania che, pur con la sua forte tradizione cristiana, rischia ormai, sempre più secolarizzata, di diventare “terra di missione”; e con i rappresentanti delle comunità musulmane. In Germania vivono 3,2 milioni di Musulmani, provenienti da vari Paesi, soprattutto della Turchia (2 milioni). A titolo di documentazione, e per sottolineare l’importanza dell’evento, che una volta ancora sottolinea che tra Islam e Cristianesimo non dovrebbe esserci “guerra”, riportiamo qui l’indirizzo di saluto al Papa di Ridvan Cakir, Presidente dell’Unione Turco-Islamica dell’Istituto per la Religione in Germania, e il discorso del pontefice.

Ridvan Cakir è presidente dell’Unione Turco-Islamica della Germania
Il saluto di Ridvan Cakir
La saluto, Santità, nel nome della delegazione, e La ringrazio per la possibilità di realizzare quest’incontro. Obiettivo delle religioni abramitiche è la convivenza degli uomini, riconciliata nell’amicizia. Tutta l’umanità sente oggi il ricordo delle ostilità e delle guerre come un profondo dolore. Per non vivere più una tale sofferenza, noi appartenenti alle religioni abramitiche, particolarmente Cristiani e Musulmani,dobbiamo realizzare importanti impegni.
Nel secolo delle comunicazioni la vicinanza e la lontananza hanno perso la loro importanza. Tutti gli uomini sono diventati come vicini di casa. Per questo è molto importante che gli uomini si conoscano tra loro e comincino a stringere amicizie. Nel Corano ricco di grazia così è detto: “Vi abbiamo creato come popoli e stirpi perché vi conosciate a vicenda”. Quanto più gli uomini si conoscono e sono al corrente l’uno dell’altro, tanto più intense possono diventare le amicizie.
Ciascuna religione e i rispettivi appartenenti hanno particolari sensibilità. Siamo tenuti a rispettarle. Secondo il Corano, ricco di grazia, nessuno può essere disprezzato per la sua appartenenza religiosa o costretto ad abbandonare la propria fede. Il Corano dice: “Voi avete la vostra religione, io ho la mia religione”. Noi siamo convinti che il dialogo interreligioso e interculturale è straordinariamente importante per un mondo in pace. La continuazione del dialogo reciproco sarà una dimostrazione che la tesi “guerra di culture” non è valida. Quanto più religioni e gruppi culturali fanno conoscenza l’uno dell’altro, tanto più vedranno che non ci sono motivi per ostilità, ma molti argomenti per l’amicizia e per una convivenza amichevole. La Turchia, avendo molte esperienze di come diverse religioni e culture possono vivere insieme in amicizia, ne è un esempio notevole. Anche il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea è un’importante occasione che dovrebbe essere valutata in quest’ambito.
Noi sosteniamo con tutto il cuore il processo del dialogo iniziato e condotto avanti dal Vaticano. Voglia Dio permetterci di continuarlo anche in avvenire. Siamo consapevoli che questo processo sarà un importante contributo all’amicizia, alla pace del mondo e all’umanità. Vorrei ancora ringraziarLa di averci concesso questo tempo per incontrarci. La accompagni la benedizione di Dio.

Il discorso del Papa
Cari amici musulmani,
è motivo di grande gioia per me accogliervi e porgervi il mio cordiale saluto. Sono qui per incontrare i giovani venuti da ogni parte d’Europa e del mondo. I giovani sono il futuro dell’umanità e la speranza delle nazioni. Il mio amato predecessore, il papa Giovanni Paolo II, disse un giorno ai giovani musulmani riuniti nello stadio di Casablanca (Marocco): “I giovani possono costruire un futuro migliore, se pongono innanzitutto la loro fede in Dio e si impegnano poi Papa Benedetto XVI a costruire questo mondo nuovo secondo il disegno di Dio, con saggezza e fiducia” (Insegnamenti, VIII/2, 1985, p. 500). È in questa prospettiva che mi rivolgo a voi, cari amici musulmani, per condividere con voi le mie speranze e mettervi a parte anche delle mie preoccupazioni in questi momenti particolarmente difficili della storia del nostro tempo.
Sono certo di interpretare anche il vostro pensiero nel porre in evidenza, tra le preoccupazioni, quella che nasce dalla constatazione del dilagante fenomeno del terrorismo. Continuano a ripetersi, in varie parti del mondo, azioni terroristiche, che seminano morte e distruzione, gettando molti nostri fratelli e sorelle nel pianto e nella disperazione. Gli ideatori e programmatori di questi attentati mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza. Se insieme riusciremo a estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e a opporci ad ogni manifestazione di violenza, freneremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel mondo. Il compito è arduo, ma non impossibile. Il credente infatti sa di poter contare, nonostante la propria fragilità, sulla forza spirituale della preghiera.
Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i Cristiani che per i Musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. È questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce sommessa ma chiara della coscienza. È un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie. Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie.
Nell’incontro che ho avuto in aprile con i delegati delle Chiese e Comunità ecclesiali e con i rappresentanti di varie tradizioni religiose dissi: “Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme” (L’Osservatore Romano, 25 aprile 2005, p. 4). L’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra Cristiani e Musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci a evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro. La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo costante e il rispetto delle minoranze un segno indiscutibile di vera civiltà.
A questo proposito, è sempre opportuno richiamare quanto i Padri del Concilio Vaticano II hanno detto circa i rapporti con i musulmani. “La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce... Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra Cristiani e Musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà” (Dichiarazione Nostra Aetate, n. 3).
Voi, stimati amici, rappresentate alcune Comunità musulmane esistenti in questo Paese nel quale sono nato, ho studiato e ho vissuto una buona parte della mia vita. Proprio per questo era mio desiderio incontrarvi. Voi guidate i credenti dell’Islam e li educate nella fede musulmana. L’insegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti. La parola è la strada maestra nell’educazione della mente. Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni. Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non c’è spazio per l’apatia e il disimpegno e ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro. I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore. Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre. Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e guidi i nostri passi sulle strade del mondo.

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