PAROLA A RISCHIO

Profeta tra i potenti

L’omelia tenuta a Roma durante la messa nel 23° anniversario
della morte del vescovo Oscar Romero.
Mons. Tommaso Valentinetti

Si innalzi oggi alta la lode della chiesa alla santa, una e indivisa trinità – il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – che siamo chiamati a contemplare nel mistero del martirio che si rinnova nelle membra viventi della chiesa, il mistero d’amore di Dio per tutta l’umanità. Il mistero della riconciliazione che Dio ha portato nel cuore dell’umanità. C’è un filo invisibile ma molto concreto che lega la parola di Dio proclamata e la vita di monsignor Oscar Romero, come la vita di tanti altri sacerdoti, religiosi, religiose, laici, che hanno testimoniato con la vita e con il sangue – seme caduto per terra che porta frutto – la loro adesione a Cristo e la loro capacità di fedeltà all’annuncio dell’Evangelo.
Una profezia che nel Vangelo non è ascoltata: Gesù parla ai suoi concittadini, Gesù annuncia la Parola, ma essi non vogliono ascoltare. Anzi, chiedono segni, chiedono di vedere miracoli, ma non accolgono la sua parola. E Gesù, passando in mezzo a loro, se ne và. La vita di Oscar Romero incarna molto bene questa parola del Vangelo. Anche lui profeta in patria non ascoltato, anche lui tolto di mezzo, anche lui passando in mezzo a loro, dovremmo dire passando in mezzo a noi, se ne andò. Non per sua volontà, ma per volontà di coloro che gli hanno tolto la vita e che gli hanno permesso di testimoniare con il sangue la sua fedeltà a Cristo, all’Evangelo e alla chiesa.
Ma c’è un filo che continua oggi, una profezia che continua nella chiesa, ancora oggi inascoltata, una profezia forte e debole, di questi giorni, nata nel cuore della chiesa, nel cuore delle chiese. Una profezia che ha fatto sentire e che sta facendo sentire alta la sua voce, per dire a tutti la follia di questa guerra, la follia di risolvere i problemi fra i popoli e le nazioni ricorrendo ancora una volta alla violenza, ricorrendo ancora una volta all’omicidio. È una profezia anche questa non ascoltata.
È una profezia che continua a essere presente ma è una profezia rifiutata dai potenti di questo mondo. Ma così come le altre profezie hanno portato frutto, e

La guarigione di Nààman
Nàaman, capo dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per mezzo suo il Signore aveva concesso la vittoria agli Aramei. Ma questo uomo prode era lebbroso. Ora bande aramee in una rapina avevano rapito dal Paese d’Israele una giovinetta, che era finita al servizio della moglie di Nàaman. Essa disse alla padrona : “Se il mio Signore si rivolgesse al profeta che è in Samaria, certo lo libererebbe dalla lebbra”. Nàaman andò a riferire al suo signore: “La giovane che proviene dal Paese di Israele ha detto così e così”. Il re di Aram gli disse: “Vacci! Io invierò una lettera al re di Israele”. Quegli partì, prendendo con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro e dieci vestiti. Portò la lettera al re di Israele, nella quale si diceva: “Ebbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Nàaman, mio ministro, perché tu lo curi dalla lebbra”. Letta la lettera, il re di Israele si stracciò le vesti dicendo: “Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi mandi un lebbroso da guarire? Sì, ora potete constatare chiaramente che egli cerca pretesti contro di me”.
Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: “Perché ti sei stracciate le vesti? Quell’uomo venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele”. Nàaman arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: “Và, bagnati sette volte nel Giordano: la tua carne tornerà sana e tu sarai guarito”. Nàaman si sdegnò e se ne andò protestando: “Ecco, io pensavo: certo, verrà fuori, si fermerà, invocherà il nome del Signore suo Dio, toccando con la mano la parte malata e sparirà la lebbra. Forse l’Abana e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito?”. Si voltò e se ne partì adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: “Se il profeta ti avesse ingiunto una cosa gravosa, non l’avresti forse seguita? Tanto più ora che ti ha detto: bagnati e sarai guarito”. Egli, allora, scese e si bagnò nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto; egli era guarito. Tornò con tutto il suo seguito dall’uomo di Dio; entrò e si presentò a lui dicendo: “Ebbene ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele”.
(2 Re, 5, 115)
continuano a portare frutto abbondantemente, noi siamo sicuri e convinti che questa stessa profezia che oggi continuiamo ad ascoltare porterà frutto abbondantemente nella vita dell’umanità e nella vita della chiesa. La profezia non chiede cose impossibili. La lettura ascoltata ci ha fatto ripercorrere un episodio bellissimo e particolare della bibbia. Una richiesta semplice, la richiesta di una guarigione e per questa bagnarsi sette volte in un fiume. Una richiesta abbordabile, non impossibile.
Chi voleva essere guarito avrebbe preferito fare cose straordinarie, al punto che ciò che gli veniva chiesto era molto semplice, direi quasi banale. La profezia chiede sempre cose semplici, cose apparentemente banali ma chiede sempre una obbedienza a una verità più grande, un’obbedienza che si può solo interiorizzare; dunque, chiede veramente che si viva una fedeltà. Una profezia che anche in questi tempi ha chiesto cose semplici: ha chiesto giustizia, ha chiesto verità, ha chiesto pace, ha chiesto dialogo, ha chiesto capacità di rimanere fermi per continuare a sperare.
Così come la profezia di Romero e la profezia di tanti altri martiri chiedevano e chiedono cose semplici, chiedevano e chiedono cose possibili, non cose impossibili. Ma questa profezia, se non ascoltata non dà guarigione, se non ascoltata, purtroppo può produrre la morte.
E Gesù, passando in mezzo a loro, se ne andò. Se ne andò perché alla fine accettò le estreme conseguenze di quella profezia, cioè la morte in croce. Ma oggi noi vogliamo chiedere Gesù: Rimani con noi, rimani in questa nostra storia, rimani in questa chiesa, rimani in questa nostra umanità, a partorire ancora una volta la profezia. Suscita profeti, in questa nostra storia e in questo nostro tempo. Suscita profeti in questa nostra chiesa, che ha bisogno di essere purificata dal tuo amore misericordioso. Signore Gesù, non far mancare mai il dono della profezia a noi e alla tua chiesa. Signore Gesù, non permettere che spargiamo sangue innocente. Non farci adorare idoli della forza e del potere. Chiudi la bocca delle menzogne, soprattutto quelle pronunciate nei consessi dove si decidono opere di morte e non di vita. Non permettere che si rubino le risorse dei popoli poveri. Non lasciarci distruggere l’opera delle tue mani, la creazione, che a noi hai affidato. Per il mistero della tua croce facci sperimentare la tua misericordia e il tuo perdono. Non scacciarci dalla tua presenza, rimani con noi e soprattutto fa di ciascuno di noi il sacramento del tuo perdono in mezzo a questa umanità.
Amen

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