PERCORSI

Viaggio dentro il “Movimento”

La ricchezza sta nella diversità delle anime che
riescono a convivere e lavorare insieme.
Tonio Dell’Olio

Per guardare più da vicino il “movimento dei movimenti” abbiamo incontrato Vittorio Agnoletto, rappresentante italiano nel Consiglio del Forum Sociale Mondiale, e altre persone che per sensibilità o vicinanza hanno imparato a frequentare la galassia dei No/New global.
“Il movimento dei movimenti in Europa si è rivelato una presenza estremamente forte e significativa, tanto più che nell’ultimo anno ha compiuto un salto: la capacità di legare la lotta per la pace a quella contro il neoliberismo. Questo non era assolutamente un fatto scontato. Non tutti sanno che al termine del Forum Sociale di Porto Alegre 2001 si è faticato non poco a far inserire la vicenda della guerra nel documento conclusivo. Per questo dico che si tratta di un salto di qualità non indifferente, in cui ha avuto un ruolo di primo piano proprio la componente italiana che aveva maturato quest’idea sin dalla vicenda dei Balcani”
.

LA WAR RESISTERS’ INTERNATIONAL IN EUROPA
Due mani che spezzano un fucile: è il classico simbolo dell’antimilitarismo e della War Resisters’ International, un’organizzazione pacifista storica (è stata fondata nel 1921) che ha la sua sede a Londra (5 Caledonian Road, London N1 9DX, Britain , http://www.wri-irg.org).
Peace News è un trimestrale pubblicato in collaborazione con la WRI (http://www.peacenews.info), che edita anche The Broken Rifle e WRI Women.
La WRI coordina ogni anno due giornate internazionali: il 15 maggio (giornata internazionale dell’obiezione di coscienza) e il 1 dicembre (giornata per i prigionieri a causa della pace). Ogni tre anni è indetta una conferenza che riunisce circa 400 attivisti di tutto il mondo: l’ultima si è tenuta l’anno scorso in Irlanda.La WRI si definisce un network di organizzazioni indipendenti presenti in 35 nazioni.
Queste le sezioni e organizzazioni associate in Europa:
Arbeitsgemeinschaft für Wehrdienstverweigerung und Gewaltfreiheit, Austria (oeh.tu-graz.ac.at/~arge-kdv/),
Begegnungszentrum für Aktive Gewaltlosigkeit,
Austria (http://www.begegnungszentrum.at/), Action Jeunesse pour la Paix Belgio (http://www.yap.org/),
Forum voor Vredesactie, Belgio (http://www.vredesactie.be/), Aldermaston Women’s Peace
Campaign, Gran Bretagna (aldermastonwpc.gn.apc.org/), Conscience - The Peace Tax Campaign, Gran Bretagna
(http://www.conscienceonline.org.uk/), Fellowship of Reconciliation UK, Gran Bretagna (fore.gn.apc.org/), Greenpeace (London), Gran Bretagna http://www.mcspotlight.org/people/biogs/london_grnpeace.html), Peace Pledge Union, Gran Bretagna (http://www.ppu.org.uk/), Antiratna Kampanja Hrvatske, Croazia (http://www.zamir.net/~ark/), Aldrig Mere Krig, Danimarca (http://www.fred.dk/peace/index.htm), Aseistakieltäytyiäliitto, Finlandia (http://www.aseistakieltaytyjaliitto.fi/), Committee of 100 in Finland, Finlandia (http://www.kaapeli.fi/~comof100/), Sitoutumaton Vasemmisto, Finlandia (http://www.helsinki. fi/jarj/sitvas/), Collectif des Objectrices et Objecteurs Tarnais, Francia (http://www.cot81.com), Mouvement de l’Objection de Conscience, Francia (http://www.mocnancy.org/), Mouvement pour une alternative non-violente, Francia (manco.free.fr), Anti-Kriegs-Museum, Germania (http://www.anti-kriegs-museum.de/), Archiv Aktiv für gewaltfreie Bewegungen, Germania (http://www.archiv-aktiv.org/), Deutsche Friedensgesellschaft - Internationale der Kriegsdienstgegner, Germania (http://www.dfg-idk.de/), Deutsche Friedensgesellschaft – Vereinigte KriegsdienstgegnerInnen, Germania (http://www.dfg-vk.de/), Graswurzelrevolution, Germania (http://www.graswurzel.net/), Institut für Friedensarbeit und Gewaltfreie Konfliktaustragung, Germania (http://www.ifgk.de/), Internationale der KriegsdienstgegnerInnen – Berlin, Germania (http://www.denk-stein.com/tilt/gruppen/idk/), Selbstorganisation der Zivildienstleistenden, Germania (http://www.denk-stein.com/tilt/gruppen/sodzdl/), Association of Greek Conscientious Objectors, Grecia (greekco.tripod.com/), Alba Kör - Eröszakmentes Mozgalom a Békéért, Ungheria (http://www.albakor.hu/), INNATE - an Irish Network for Nonviolent Action Training and Education, Irlanda (http://www.inna-tenonviolence.org/), Associazione SignorNò!, Italia (http://www.peacelink.it/users/loc/roma/signorno.htm), Lega degli Obiettori di Coscienza, Italia (http://www.peacelink.it/users/loc/), Movimento Nonviolento, Italia (http://www.nonviolenti.org/), Pais, Paesi Bassi (http://www.ddh.nl/org/pais/), Kampanjen mot Verneplikt, Norvegia (http://www.pluto.no/doogie/ga/huset/kmv/), Sibienii Pacifisti, Romania (http://www.sibpac.ro/), Assemblea Antimilitarista de Catalunya, Spagna (http://www.pangea.org/org/mocbcn/index.html), Movimiento de Objeción de Conciencia, Spagna (http://www.nodo50.org/moc-carabanchel/), Kristna Fredsrörelsen, Svezia (http://www.krf.se/), Svenska Freds- och Skiljedomsföreningen, Svezia (http://www.svenska-freds.se/spas.html), Centre Martin Luther King, Svizzera (http://www.cmlk.ch), Gruppe für eine Schweiz ohne Armee, Svizzera (http://www.gsoa.ch/), Istanbul Anti-militarist inisiyatif, Turchia (http://www.savaskarsitlari.org/), Zene u Crnom protiv Rata, Yugoslavia (http://www.zeneucrnom.org.yu).
La scelta nonviolenta
Agnoletto che parla così ha vissuto in prima persona l’organizzazione e lo svolgimento del summit di Genova e l’appuntamento di Firenze. Proprio a lui tocca spesso faticare non poco per togliersi di dosso le etichette, i pregiudizi e gli stereotipi che i mezzi di informazione riversano sui movimenti e sulla sua persona soprattutto in riferimento alla tentazione della violenza che, secondo alcuni, minaccia i cosiddetti No global.
Ciononostante guarda avanti e con grande ottimismo dice: “Mi pare che si stia sempre più arrivando a una sintesi tra una scelta di pratica nonviolenta come scelta etica e anche la consapevolezza che questa è la soluzione sul piano politico. Oggi la scelta della nonviolenza è patrimonio dell’insieme del movimento” . E in riferimento all’esperienza del Social Forum di Firenze non esita ad affermare che “in quell’appuntamento importante, il movimento ha reso evidente a tutti quello che già conteneva in sé: una grande capacità di elaborazione e di proposizione che, pur patrimonio del movimento da molto tempo, è stato ignorato da molti nostri interlocutori” .
Infatti, Firenze è stato un appuntamento importante rispetto all’immagine che il movimento ha dato di sé all’esterno. Persino il solenne e ieratico Athanase Hatzopoulos, vescovo ausiliare grecoortodosso di Atene e rappresentante della stessa Chiesa presso le Istituzioni Comunitarie a Bruxelles, trae un bilancio positivo della sua partecipazione all’evento di Firenze: “Inizialmente non ero molto persuaso di dover aderire all’invito che mi era stato rivolto. Sui giornali leggevo dei possibili disordini che si preannunciavano. Poi ho deciso di partecipare e sono rimasto molto ben impressionato dai tanti giovani che affollavano gli incontri programmati. Più di qualcuno mi ha fermato, mi ha chiesto chi ero e che ci facevo lì. In questo modo ho potuto raccontare anche in maniera informale del mio lavoro presso l’Unione Europea e dell’ispirazione al Vangelo e alla Santa Tradizione di ogni nostra presa di posizione. Ho trovato che c’era molta attenzione nel prendere appunti, passione nel proporre temi e approfondimenti… Insomma un bel clima: se non ci fossi andato, l’avrei giudicata un’occasione perduta!” .

Il ruolo dei cattolici
Mons. Hatzopoulos era stato invitato al Social Forum di Firenze da un ampio cartello di realtà cattoliche ed evangeliche italiane per partecipare a un seminario sul contributo delle Chiese cristiane per una nuova Europa. Segno quest’ultimo che i cattolici sono parte di questo movimento europeo e offrono il proprio contributo alla riflessione sia in ordine sparso che come realtà organizzate sia pure con sfumature e livelli di partecipazione diversi. Sia nell’organizzazione che tra i partecipanti, associazioni e movimenti cattolici sono stati una presenza nutrita e significativa, dal Movimento dei Focolari all’AGESCI, da Pax Christi all’Azione Cattolica, da Noi Siamo Chiesa al Segretariato per le Attività Ecumeniche…
Anche per molti di loro il Social Forum di Firenze è stato occasione propizia per rinsaldare o scoprire la sintonia con altre realtà di ispirazione cristiana sparse nel vecchio continente. Non è precisamente dello stesso avviso Enrico Pezza, cattolico, del subnodo della Rete di Lilliput e uno tra i più infaticabili organizzatori dell’happening fiorentino: “Le presenze cristiane degli altri Paesi europei non si sono notate particolarmente anche se abbiamo la percezione netta che ci sono espressioni di Chiese che si danno da fare sui temi della globalizzazione e dei conflitti. Ottima invece la partecipazione dei cattolici italiani che, a differenza di Genova, hanno partecipato a pieno titolo e in forma organizzata. Qui da noi a Firenze poi, i riflessi negli ambienti cattolici sono stati davvero incisivi prolungati nel tempo tant’è che c’è un coordinamento che ancora prosegue negli incontri periodici e nella programmazione di attività e, cosa inedita, un coordinamento di 13 comunità parrocchiali che si è costituito sui temi di ‘Un altro mondo è possibile”.
E se a Enrico si chiede se questo coordinamento riesce a influire anche sulla vita politica del nostro Paese, risponde con un sorriso: “Ti sembra proprio un caso che Cofferati abbia sancito il suo dialogo con i movimenti proprio qui a Firenze? Ed è casuale che riprendano fiato politici cattolici della statura di Rosy Bindi?”.
(C) Stefano Ferrario/Archivio Mosaico di pace
Una lobby per la pace?
Cosa dire di questa presenza allora, tutto bene? “No – urla Alex Zanotellimacché bene. Sono stato a Bruxelles nel mese di gennaio per comprendere da vicino il funzionamento delle istituzioni europee e mi sono reso conto che come movimenti non riusciamo ancora ad avere un peso determinante a livello di Unione Europea. La nostra pressione sui deputati è quasi nulla. La stessa lobby delle Organizzazioni Non Governative non è in grado di influire sulle politiche comunitarie, nonostante possa contare sulla presenza di alcuni istituti missionari che da tempo hanno maturato l’importanza di ‘evangelizzare o umanizzare’ l’Unione Europea”.
Un bilancio negativo, pertanto, rispetto alla frontiera istituzionale dell’Europa? “Sì, risponde ancora Alex, ma solo perché non abbiamo ancora una conoscenza precisa del funzionamento dell’UE e non siamo sufficientemente organizzati per un vero e proprio lavoro di lobby. È amaro constatare che proprio questa specifica attenzione farebbe meglio cogliere i risultati degli sforzi che tanta parte della società civile va facendo. Nonostante tutto – conclude – penso che non tarderemo a organizzarci” .
Movimento europeo, pertanto, non è solo piazza e protesta, ma anche ricerca e studio attento di alcuni fenomeni collegati direttamente alle macrotematiche di pace e sviluppo, promozione e diffusione di stili di vita alternativi a quelli del mercato e del consumo, disarmo in tutte le sue articolazioni (intermedia zioni, commercio, spesa militare, nucleare, traffico, armi leggere). A proposito di quest’area specifica abbiamo rivolto qualche domanda a Emilio Emmolo di Amnesty International esperto di legislazione europea sul disarmo: “Da alcuni anni in Europa si è riusciti a dare vita a una coalizione per il controllo del commercio di armamenti. Composta da alcune delle più importanti organizzazioni europee che lavorano sui temi della pace e dei diritti umani (ricordo Amnesty, Pax Christi, la Lega per i Diritti dell’uomo, Medici senza frontiere), lo scorso gennaio la coalizione ha lanciato una Campagna europea per una regolamentazione efficace del controllo dei trasferimenti di armi”.

Prevenire conflitti
Ma non è la sola attività che vede diversi soggetti europei insieme su un’azione diretta al controllo del commercio di materiale bellico. “Infatti, prosegue Emmolo, il movimento da tempo ha compreso quanto sia importante evidenziare la responsabilità degli Stati che violano i diritti umani consentendo il trasferimento d’armi verso alcuni Paesi o zone del mondo interessate da conflitti o

L’INTERNATIONAL FELLOWSHIP OF RECONCILIATION (IFOR) IN EUROPA
Il Movimento Internazionale di Riconciliazione ha sue branche in Europa in: Austria (Internationaler Versoehnungsbund), Belgio (MIR-IRG), Francia (MIR France), Germania (Versoehnungsbund e.V.), Italia (MIR Italia), Olanda (Kerk en Vrede e Doopsgezinde Vredesgroep secretariaat), Norvegia (Kristent Fredslag), Svezia (Fredsrorelsen), Svizzera (MIR Romand e Forum fuer Friedenserziehung), Inghilterra (FOR England), Galles (FOR Wales) e Scozia (FOR Scotland). Gruppi si trovano in Croazia, Belgio, Ungheria, Lituania, Spagna, Regno Unito. Infine, gli affiliati si trovano in Francia, Germania e Regno Unito.

Info: International Fellowship of Reconciliation
(Spoorstraat 38 - 1815 BK Alkmaar - the Netherlands)
tel: +31 72 512-3014, fax: +31 72 515-1102, office@ifor.org . http://www.ifor.org.
da forme di repressione. Nel 1999 è nata una rete europea sulle armi leggere denominata IANSA (International Action Network on Small Arms) e che scaturisce dalla preoccupazione per il commercio di questo tipo di armi utilizzate soprattutto nei conflitti tra i Paesi più poveri. L’obiettivo di questa Campagna è riuscire a ottenere un’adeguata legislazione europea che regolamenti il trasferimento di armi dal momento che nel 1998 è stato adottato un Codice di Condotta debole e non vincolante”.
Anche Emmolo è soddisfatto della riuscita del Social Forum perché con Amnesty ha organizzato proprio in quell’occasione un seminario sul tema dei trasferimenti di armi, con la partecipazione di ricercatori provenienti da tante parti dell’Europa che si sono scambiati dati e conoscenze arricchendosi reciprocamente. E forse questo è l’altro aspetto importante di un lavoro condotto su scala europea: la condivisione delle sensibilità e delle conoscenze di ciascuno possono divenire patrimonio prezioso per gli altri. “Negli ultimi anni e in occasione del Social Forum i movimenti hanno cambiato l’ottica in cui ci si è mossi. Rispetto al commercio e al traffico di armi – mi spiega paziente Emmolo – ora si è molto più attenti a prevenire. A fare in modo, cioè, che le armi non raggiungano le destinazioni africane o asiatiche dove sono dirette e dove divengono esse stesse causa di conflitto. Spegnere i conflitti è di gran lunga più difficile che operare perché non scoppino. In questo senso una legislazione adeguata è già un passo verso questa garanzia. Al Codice di Condotta europeo si devono aggiungere alcune importanti legislazioni nazionali ottenute grazie all’azione della società civile. È il caso della Spagna, della Gran Bretagna e, ultimo, del Belgio dove è stata approvata di recente una legge sul controllo dei mediatori”.

Temi vitali per il mondo
Anche secondo Emmolo, infine, a partire dalla prima edizione del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre i movimenti sono stati in grado di inserire nell’agenda politica di governi e parlamenti nazionali temi che erano condannati all’emarginazione perenne perché non destinati a raccogliere consenso interno e non particolarmente avvertiti dalla coscienza degli stessi politici. Nazioni Unite, Parlamento e Consiglio Europei hanno dovuto occuparsi di commercio e traffico di armi perché dal basso si è stati capaci di proporlo. Un movimento composito che riesce ad assumere competenze specifiche e a proporre temi vitali per il mondo.
Un movimento che coglie le priorità del presente senza tralasciare di scrutare l’orizzonte delle utopie. Un movimento che denuncia e alza la voce, ma al tempo stesso sa parlarsi e svolgere quel lavoro prezioso di ricerca e informazione. Un movimento che ha preso consapevolezza che la propria ricchezza risiede nella diversità delle anime che lo attraversano e lo compongono e sa farle convivere al proprio interno.
Un movimento che ha scoperto il valore della nonviolenza come strategia che rende credibile la proposta e matura la costruzione del mondo nuovo. Se la nonviolenza diventasse scelta permanente ispirata da valori, la rivoluzione sarebbe compiuta.

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