MOVIMENTI

“Dopo Firenze lavorare insieme”

Movimento per la pace e movimenti sociali uniti contro
il neoliberismo e la guerra.
Intervista a Susan Gorge

Ti sembra che in Europa sia cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica sui temi della pace e dell’economia di giustizia?
In Francia dove io vivo, per molte ragioni anche storiche, il movimento pacifista è ancora a livello embrionale e quindi siamo indietro rispetto all’Italia, alla Germania o alla Gran Bretagna. Quello che in realtà io credo stia avvenendo – in particolare dopo il Social Forum europeo di Firenze – è che molte più persone adesso riescono a vedere il legame che esiste tra il sistema neoliberista e il “sistema guerra”. In questo senso, quindi, il movimento per la pace e il movimento sociale possono lavorare a più stretto contatto, insieme in modo più fruttuoso. Purtroppo, però, nonostante il buon lavoro di entrambi, separatamente o insieme, la maggior parte delle persone considera il nostro modello economico come inevitabile, senza un’alternativa concreta e praticabile.

Che relazione vedi tra l’impegno dei movimenti per nuovi stili di vita e per le proposte alternative all’economia di mercato e quello per la soluzione nonviolenta dei conflitti?
Anche se io ho grande rispetto per tutti coloro che cercano di vivere secondo uno stile alternativo e che si impegnano per formulare delle proposte di cambiamento, credo che coloro che detengono oggi il potere, invece, non siano interessati a cambiare proprio niente. Agire individualmente (ad esempio cambiando le proprio personali abitudini come consumatori) non potrà purtroppo avere nessun effetto concreto se tale azione non è appoggiata da un impegno collettivo. Con questo non voglio dire che una persona non debba ad esempio acquistare max havelaar coffee, ma piuttosto che questa persona non dovrebbe avere l’illusione di poter convincere la maggioranza o magari qualche Stato ad agire in modo etico e questo neanche se a fare la proposta di un programma alternativo dovesse essere Pax Christi. Io credo piuttosto che la nostra salvezza risieda nel potere politico. Così dicendo non mi riferisco all’azione di un partito politico e neanche a una precisa politica del governo di uno Stato, ma alla creazione di vaste alleanze su grandi temi all’interno delle quali anche persone che possono avere opinioni politiche diverse possano lo stesso lavorare insieme sulle questioni di più grande respiro come ad esempio il cercare di impedire la guerra in Iraq.

La cultura di guerra viene considerata lo strumento per difendere la globalizzazione dei mercati. Secondo te?
Molte persone sostengono che la guerra servirà a rilanciare l’economia degli USA e questa è una delle ragioni per la scelta militare. Ora, se questo può essere vero per alcuni Stati del sud (dove Bush è politicamente molto forte), per l’intera confederazione americana la guerra potrebbe, invece, essere una rovina. In questo senso si veda, ad esempio, il lavoro di William Nordhaus, un economista di Yale, nella New York Review of Books. Il prezzo del petrolio ad esempio potrebbe non essere più controllabile, cosa questa assai dannosa nell’attuale congiuntura economica. Io penso che si dovrebbe valutare questa guerra non solo nel contesto dell’interesse per il petrolio o delle industrie produttrici di armi, ma come il risultato del lavoro di persone ideologicamente motivate che stanno intorno a Bush e che nell’ultima decade hanno sognato una grande strategia e che

ATTAC IN EUROPA
“Il mondo non è in vendita”. È lo slogan di Attac, una delle più giovani organizzazioni che si occupano di pace, giustizia e ambiente. Questo “movimento internazionale per il controllo democratico dei mercati finanziari e delle loro istituzioni" si è infatti costituito in occasione di una riunione internazionale a Parigi nel dicembre 1998 ed è attualmente presente in 35 Paesi.
Si definisce una rete, “priva di strutture gerarchiche e di centro geografico”, che agisce per “a) riconquistare gli spazi perduti dalla democrazia a favore della sfera finanziaria, b) opporsi alla rinuncia della sovranità degli Stati per il preteso “diritto” degli investitori e del mercato, c) creare, al livello mondiale, uno spazio democratico”.

Le sezioni in Europa:
Andorra (http://www.attac.papafrita.org/),
Austria (http://www.attacaustria.org/),
Belgio (http://www.attac.org/belgique/index.html),
Gran Bretagna (http://www.attac.org.uk/attac/html/index.vm),
Danimarca (http://www.attacdanmark.dk/),
Germania (http://www.attac.de/index.php),
Spagna (http://www.attacmadrid.org/),
Finlandia (http://www.attac.kaapeli.fi/),
Francia (http://www.france.attac.org/),
Grecia (http://www.attachellas.org/),
Ungheria (http://www.attac.hu),
Irlanda, Italia (http://www.attac.org/italia/index.htm),
Lussemburgo (http://www.attac.org/luxembourg/),
Paesi Bassi (http://www.attac.nl/),
Norvegia (http://www.attac.no/),
Polonia (http://www.manufaktura.pl/attac/),
Portogallo (http://www.attac.org/portugal/index.html),
Svizzera (http://www.suisse.attac.org/404.html),
Svezia (http://www.attac.nu/).
adesso hanno raggiunto il potere per realizzarla.
Questa loro strategia rompe completamente con la cinquantennale tradizione di “contenimento e deterrenza” e anche con quella strategia, vecchia più di 350 anni, basata sul rispetto della sovranità nazionale elaborata a partire dal trattato di Westfalia nel 1648. Se la guerra contro l’Iraq dovesse effettivamente avere luogo sarà orribile per tutti quei motivi che sempre rendono una guerra orribile, ma anche perché inaugurerà una nuova era che potremmo chiamare “l’era di Neanderthal”: sarà sempre il più forte a vincere e non ci saranno più neanche quelle sciocche regole che comunque dal XVII al XIX secolo hanno in qualche modo disciplinato anche la guerra. Questo stato di cose pone quindi gli Stati Uniti allo stesso livello di Al Quaida, ma con a loro disposizione un potenziale distruttivo enormemente maggiore.

Quale ruolo può giocare l’Europa nello scacchiere internazionale sul piano dei conflitti ?
L’Europa è indispensabile: gli USA devono comunque prestare attenzione a come gli altri giudicano la loro azione. Ad esempio, se il movimento pacifista britannico riuscirà a rendere a Tony Blair politicamente troppo costoso il suo appoggio a George Bush, il primo ministro inglese sarà costretto a fermarsi. Se il movimento pacifista, invece, non raggiungerà il suo scopo, Blair andrà avanti. L’impegno pacifista negli altri Stati dovrebbe poi andare nelle seguenti direzioni: sostenere il veto alla guerra all’interno delle Nazione Unite (ad esempio per la Francia); nessun aiuto militare agli Usa compresa la concessione dell’uso delle aree di volo.

Dopo il Social Forum Europeo, quale continuità ipotizzi?
Come ho già risposto in precedenza, il Social Forum Europeo è stato fondamentale per il suo avere riunito molte persone impegnate nel tentativo di eliminare il neoliberismo dalle nostre vite e persone impegnate contro la guerra. Il Social Forum è, quindi, servito a mostrare a tutte queste persone che i loro apparentemente diversi obiettivi erano in realtà due facce della stessa medaglia. I milioni di persone che sono scesi in piazza a manifestare hanno dato a tutti noi un grande coraggio per continuare. Ne sono certa.

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