PAROLA A RISCHIO

Dio della pace, non della guerra

Nella realtà del Medio Oriente si scontrano visioni diverse di Dio e della fede.
Dentro e fra le tre religioni monoteistiche.
Mons. Michel Sabbah

(…) Nella Bibbia, le guerre erano fatte in nome di Dio. Vittorie e sconfitte erano attribuite alla presenza o all’assenza di Dio, che sosteneva il suo popolo contro gli altri che non credevano in Lui. Ma, allo stesso tempo, vediamo nella Bibbia che Dio rimprovera il re Davide e lo rifiuta perché ha sparso molto sangue. Non gli permette di costruire il Tempio (I Cr. 22,8). Il libro dei Proverbi ordina di stare alla larga dai malvagi, da coloro i quali mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza (Pr. 4,17). Condanna l’uso della violenza: la violenza degli empi li travolge, perché rifiutano di praticare la giustizia. (Pr. 21,7). Nel salmo 62: non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina (Sal. 62,11).
I profeti condannarono ferocemente gli atti di violenza commessi da Israele: non c’è sincerità né amore del prossimo, né conoscenza di Dio nel Paese. Si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue (Os. 4,12). È ripetuto nel Deuteronomio che vengano rispettati i diritti dei forestieri e dei poveri. Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell’orfano e della vedova! (Dt.27,19; cfr. Dt. 24,17; Ez. 22,7; Ger. 22,3). Il libro dell’Esodo insiste sulla stessa legge per gli abitanti e gli stranieri: vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è domiciliato in mezzo a voi (Es. 12,49). Per quanto riguarda i diritti di ogni persona in generale, Geremia dice: Quando schiacciano sotto i loro piedi tutti i prigionieri del Paese, quando falsano i diritti di un uomo in presenza dell’Altissimo, quando fan torto a un altro in una causa, forse non vede il Signore tutto ciò? (Lam. 3, 3436).

L ’amore dei nemici
La forza fisica è inutile, è detto nel primo libro di Samuele, e Isaia parla di un’altra fonte di forza: Non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza (1 Sam. 2,9), ma nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza (Is. 30,15). Il servo sofferente in Isaia è un’introduzione al Nuovo Testamento e prefigura Cristo, il quale ha sofferto per la (C) Angelo Garofalo/Archivio Mosaico di pace salvezza dell’umanità. Lui è l’Uomo Giusto, colui che non ha commesso del male, colui che è stato schiacciato dai nostri peccati e ha offerto la sua vita come espiazione (cfr. Is. 53). Al tempo delle Sacre Scritture, l’uso della violenza era connesso innanzi tutto al concetto di santità di Dio, e in secondo luogo al concetto di giustizia e della strada per preservarla all’interno dell’umanità.
Ogni trasgressione contro la santità di Dio o contro il comandamento della Sua legge era soggetto a una punizione fisica, fino alla morte. Nel caso di città conquistate, la legge del divieto esprimeva l’obbligo di sradicare l’idolatria e affermare la santità e l’interezza di Dio.
(…) La perfezione della Rivelazione nel Nuovo Testamento condurrà a un tangibile, rivoluzionario progresso. La legge dell’amore prende il posto della legge del taglione e conduce fino alla rivoluzione che richiede di amare anche i propri nemici: Avete inteso che fu detto: occhio per occhio, dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt. 5,38. 4344).

Violenza oggi
La durezza delle misure comandate da Dio nei racconti dell’Antico Testamento di salvaguardare la santità di Dio e la giustizia fra l’umanità sembrano strane a noi oggi. Sosteniamo che noi oggi abbiamo modi più appropriati per mostrare queste stesse verità attraverso scritture, spiegazioni, predicazioni, l’utilizzo dei migliori significati possibili. Non è necessario per noi pronunciare l’anatema, o dichiarare la guerra di sterminio contro coloro che non credono in Dio per convincerci o convincere gli altri sulla santità di Dio, sulla unicità di Dio, e sulla necessità che la legge di Dio sia osservata. E ancora, se siamo sinceri, dobbiamo confessare che nel XX secolo, molti di noi ancora hanno una mentalità che è condannata da noi stessi nell’Antico Testamento.
(C) Lucio Osseri/Archivio Mosaico di pace Ancora oggi, ci possono essere degli esempi fondati su questa mentalità che richiede di imporre una punizione fisica per la trasgressione religiosa e spirituale della legge di Dio. Alcuni ancora credono nelle guerre di religione. Altri ancora si rivolgono alla violenza o a mezzi ancor più insidiosi per il successo o per convincere gli altri sulle religioni o in altri campi. Nelle tensioni in Medio Oriente, Dio fa parte del conflitto. Perché la terra è considerata santa dalle diverse parti. Ne entra a far parte in modi molto differenti, secondo il punto di vista delle diverse parti. I concetti biblici di alleanza, popolo scelto, terra promessa, sono utilizzati non da tutti, ma da alcuni gruppi, non solo nel loro significato teologico, ma anche in un letterale significato politico, e diventano sostegno per azioni politiche o militari contro l’altro che è il Palestinese.

Segni di speranza
I fondamentalisti cristiani, chiamati cristiani sionisti stanno utilizzando concetti o ottiche religiose per sostenere realtà politiche o militari israeliane. I mussulmani palestinesi rispondono dicendo che l’intera Palestina è una terra sacra mussulmana. Da qui, la necessità di difendere la terra, da qui il concetto di martire, morire per la terra di Dio è morire per Dio, e da qui il concetto, portato all’estremo, di dare alla luce per una morte suicida. Ma dobbiamo dire che ora in Terra Santa, e all’interno del quadro del conflitto fra Israeliani e Palestinesi, non c’è solamente questo aspetto negativo della religione, che si manifesta. Infatti vi sono anche molti sforzi positivi. Ci sono molti gruppi di dialogo fra Cristiani, mussulmani ed ebrei. Uno dei principali gruppi che può essere ricordato è quello chiamato Alexandria. Fondato dall’Arcivescovo di Canterbury George Carey, con il consenso dei capi politici, della Gran Bretagna, Egitto, Sharon e Arafat, ha preso inizio per la prima volta ad Alessandria nel Gennaio 2002.
Tre delegazioni si sono incontrate rappresentando i capi religiosi delle tre religioni monoteiste presenti in Palestina e Israele. Hanno discusso, dal punto di vista religioso, del conflitto presente e della manifestazione della violenza. Nel primo incontro, fu firmata la dichiarazione che condanna la violenza in nome della religione. Questo documento fu presentato al Santo Padre Giovanni Paolo II, durante un’udienza pubblica in Marzo e, in seguito, ad altre personalità del mondo e istituzioni riguardanti la pace nel Medio Oriente. Il gruppo si è incontrato una serie di volte dopo quella a Gerusalemme, e il suo ultimo incontro si è tenuto a Londra, nel Lambeth Palace, nell’ottobre 2002. In quest’occasione il premio Coventry per la pace è stato consegnato ai rappresentanti delle tre delegazioni. È la prima volta che capi di Chiese di tre religioni si incontrano e provengono dalla stessa terra, palestinesi e israeliani. L’incontro sta ancora cercando il suo cammino, ma il fatto in sé dell’incontro è simbolo e segnale per il presente e il futuro.
(…) Io spero effettivamente che, se non tutti noi, molti di noi, capi religiosi, siamo capaci di portare avanti la nostra missione e, aiutati dalla grazia di Dio, portiamo speranza e riconciliazione a entrambe le parti in questo lungo e vecchio conflitto del Medio Oriente, che ha il suo centro in Gerusalemme e nella terra resa santa da Dio e resa la terra della Redenzione e della riconciliazione fra gli uomini e fra essi e Dio.

Note

Dall’intervento che il Patriarca latino di Gerusalemme e presidente internazionale di Pax Christi avrebbe dovuto tenere a Roma a gennaio in un Simposio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Traduzione a cura di Maria Vittoria Ungari / Traduttori per la Pace.

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