COREA DEL SUD

L’avanzata americana

I contadini di Pyeong-Taek insorgono contro il progetto di una mega-base Nato.
Sulle loro terre, di riso e di paludi. Che i contadini difendono in modo nonviolento.
E chiedono aiuto al movimento mondiale per la pace.
Luca Kocci (Redattore dell’agenzia di informazioni ADISTA)

La mega-base militare statunitense spazza via i villaggi dei coltivatori di riso. Succede in Corea del Sud, nella regione di Pyeong-Taek, nella parte meridionale del Paese, dove il governo di Seoul ha deciso di sfrattare gli oltre 1.300 abitanti – per lo più contadini – di 14 villaggi perché sulle loro terre

Messaggio ai partecipanti alla marcia Perugia - Assisi
Siamo un gruppo di 1.327 abitanti di 14 villaggi di Pyeong-Taek, una regione della Corea del Sud. Stiamo lottando, con l’aiuto di “Peace Wind”, un movimento pacifista sudcoreano di base, e di molti altri movimenti sociali e Organizzazioni Non Governative, contro l’allargamento di una base militare statunitense nella nostra regione. (...) Tutti insieme abbiamo deciso di opporci e resistere contro questo progetto, nella speranza che la nostra terra di vita non diventi una terra di guerra e di morte.
Queste terre sono terre di nuova vita e di speranza per tutte le 1.327 persone che vivono in questi 14 villaggi e che, in passato, già due volte sono state cacciate con la forza dalla regione, senza alcun risarcimento: nel 1939 dall’esercito giapponese e nel 1952 dalle Forze armate statunitensi. Dopo essere stati forzatamente espulsi dalla loro regione d’origine, nonostante questo dolore e queste difficoltà, gli abitanti dei villaggi hanno lavorato giorno e notte per oltre 50 anni per trasformare le loro terre improduttive e umide in campi in cui oggi si produce riso di ottima qualità. E adesso, ancora una volta, le Forze armate Usa pretendono queste terre per ampliare la loro base militare. Questo è il motivo per cui tutti gli abitanti dei villaggi hanno deciso di opporsi e di resistere con metodi nonviolenti per combattere contro questo progetto che intende trasformare le nostre terre di vita in campi di battaglia per le guerre degli Stati Uniti.
(...). Fratelli e sorelle che partecipate alla marcia per la pace Perugia - Assisi, diffondete le ragioni della nostra lotta e dateci il vostro sostegno in modo che noi possiamo continuare a coltivare la nostra terra per la vita e per la pace, senza arrenderci alla guerra e alla morte. (...) Desideriamo invitare tutti voi, e in particolare una delegazione del movimento italiano per la pace, a venire in Corea del Sud dall’8 all’11 dicembre prossimi per marciare insieme a noi per la pace e per la vita, contro la militarizzazione del nostro territorio. Questa manifestazione internazionale sarà una grande opportunità per tutti noi di condividere la nostra esperienza e la nostra lotta per la pace e di rafforzare la solidarietà internazionale per la pace nel mondo (...): restiamo uniti per portare la vera pace e garantire la sovranità alimentare a tutte le persone che sono nel bisogno.
p. Jeong-Hyun Mun (direttore di “Peace Wind” e membro del Comitato nazionale contro il progetto di espansione delle basi militari Usa)
Taek-Kyun Kim (segretario generale Comitato di Pyeong-Taek contro il progetto di espansione delle basi militari Usa)
dovrà sorgere la nuova base delle Forze armate americane (l’USFK, United States Forces Korea) che proprio a Pyeong-Taek intendono trasferire il loro quartiere generale dell’Asia nord-orientale, anche per controllare più da vicino i nemici di quell’area: la Corea del Nord, già additata da George Bush come uno degli “Stati canaglia”, e la Cina.
L’accordo fra Washington e Seoul, che rientra nel “Land partnership plan”, è stato firmato alla fine del 2002: gli Stati Uniti si impegnano a restituire le terre che non utilizzano più in seguito allo smantellamento e alla riorganizzazione delle loro basi – soprattutto quelle più piccole sparse per il Paese – in cambio, di nuovi territori che serviranno ad ampliare gli insediamenti militari già esistenti. E in questa situazione rientra Pyeong-Taek, dove già c’è Camp Humphreys, una base militare di 1.500 ettari che gli Usa vogliono quasi raddoppiare, aggiungendone altri 1.100.
A Pyeong-Taek, però, non ci sono deserto e paludi, ma 14 villaggi dove vivono 1.327 persone che hanno deciso di opporsi al progetto dell’USFK, avallato dal governo di Seoul: hanno costituito un Comitato contro l’espansione della base dell’Us Army (a cui hanno già aderito 60mila persone, ma si punta ad arrivare a quota 100mila) e, guidati da un anziano sacerdote, il sessantacinquenne padre Jeong-Hyun Mun, stanno facendo tutto il possibile per bloccare l’avanzata dei militari americani. “La nostra azione contro la base militare procede esclusivamente con metodi nonviolenti”, spiega padre Mun in un’intervista rilasciata all’agenzia di informazioni Adista. “Dal primo settembre 2004, ogni giorno a Pyeong-Taek c’è una veglia notturna a lume di candela: in questo modo cerchiamo di sensibilizzare i cittadini e l’opinione pubblica e di far sentire la nostra voce”. In realtà c’è stata anche qualche scaramuccia: lo scorso 9 agosto, 60° anniversario del lancio della bomba atomica sulla città di Nagasaki, le forze dell’ordine hanno caricato i manifestanti che sostavano di fronte alla base militare, ferendo 10 persone. “Ma la violenza non fa parte della nostra cultura – spiega padre Mun –, sarebbe una sconfitta, possiamo vincere solo con la nonviolenza”. E infatti, per il prossimo 8 dicembre è stata indetta una grande e pacifica manifestazione internazionale, a cui parteciperà anche una
Le Forze armate USA in Corea del Sud
In Corea del Sud ci sono 108 basi militari statunitensi (83 dell’Esercito, 19 dell’Aeronautica e 6 della Marina) che occupano una superficie di quasi 25mila ettari e in cui vivono 33mila soldati dell’USFK, United States Forces Korea.
I militari americani sbarcarono nella parte meridionale della penisola coreana, quando era ancora unita, nel 1945, durante la seconda guerra mondiale, sconfiggendo e allontanando i giapponesi che l’avevano occupata. Nel 1948 la penisola viene divisa all’altezza del 38° parallelo e si formano due nuovi Stati, subito inseriti nello scacchiere dei “blocchi contrapposti”: la Corea del Nord, filosovietica, e la Corea del Sud, filoamericana. Con la fine della guerra di Corea (1950-1953), Stati Uniti e Corea del Sud rinsaldano l’alleanza: nel 1953 gli Stati Uniti firmano con il governo di Seoul un accordo di reciproca difesa; e nel 1966 entra in vigore il SOFA (Status Of Forces Agreement) che prevede la concessione di terre e servizi alle Forze armate americane. In virtù di questi due accordi, la Corea del Sud concede agli Usa, gratuitamente e a tempo indeterminato, i terreni per le basi militari. A partire dal febbraio 2000, Usa e Corea del Sud hanno cominciato a discutere il Llp (Land partnership plan), un piano per la restituzione a Seoul di tutte le aree non più utilizzate dalle basi militari, in seguito al loro smantellamento e alla loro riorganizzazione; lo stesso piano, però, prevede anche la concessione di nuovi territori per l’ampliamento di quattro basi dell’US Army: Euijeongbu, Ichon, Pohang e Pyeong-Taek, la regione da cui è partita la “rivolta” dei contadini.
delegazione del movimento per la pace italiano, “contro la militarizzazione delle nostre terre”.
“I contadini di Pyeong-Taek – racconta ancora padre Mun che fra settembre e ottobre ha attraversato l’Europa per far conoscere la lotta del suo popolo, inviando anche un messaggio che è stato letto durante la marcia per la pace Perugia-Assisi (cfr. box) – sono stati cacciati già due volte dalla loro terra: prima dai giapponesi, nel 1939, perché costruirono delle piste per gli aerei; e poi dagli americani, nel 1952, che iniziarono a edificare la base militare. E ora il nostro governo vorrebbe, per la terza volta, strappare le terre ai contadini che le hanno lavorate, sottraendole alle paludi e impiantandovi delle risaie da cui si produce un riso di ottima qualità. Abbiamo saputo di questo progetto solo nel 2003, quasi per caso. Nessuno ci aveva consultato. Più volte abbiamo tentato di avere un incontro con il ministro della Difesa Yoon Kwang-Ung, che però non ci ha mai voluto ricevere. Gli abitanti dei villaggi, allora, hanno deciso di reagire e di protestare, in maniera nonviolenta. Abbiamo bisogno, però, del sostegno internazionale: siamo convinti che esista un movimento mondiale contro la guerra che potrebbe aiutare anche la nostra lotta”. E la manifestazione dell’8 dicembre, in questo senso, è un banco di prova importante.
I lavori per l’ampliamento della base dovrebbero iniziare alla fine del 2005 ed essere completati entro il 2008. A meno che padre Mun e i contadini di Pyeong-Taek non riescano a fermare l’avanzata americana.

Ultimo numero

Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.26