ULTIMA TESSERA

Oltre il tetto di cristallo

Nessun passo in avanti. I diritti delle donne restano riconosciuti solo sulla carta.
In chiesa come in parlamento.
Giancarla Codrignani

I media da qualche tempo dedicano qualche spazio alle donne, senza con il termine intendere soltanto le Marini o le Lecciso. Ci si sono messe anche le istituzioni, dall’Onu – che ha scoperto (ogni volta passa per “scoperta”)che, ogni quattro donne, una subisce violenza – al nostro governo che ha elegantemente chiesto alle donne di non “dar fastidio” ai maschi.
Poca attenzione è stata data alla risoluzione approvata al Consiglio d’Europa, che ha suscitato l’indignazione dei governi italiano e polacco, irritati dal tema (“donne e religioni”, che è anche la denominazione della Commissione di lavoro specializzata che ha già pro- dotto altri documenti)e per il fatto che, a loro avviso, si è preso pretesto dai principi dell’Islam per colpire tutte le religioni, compresa la cattolica. La deputata svizzera del Partito popolare europeo, Rosmarie Zapfl-Helbling, presidente della Commissione Pari opportunità, è rimasta stupefatta: “Ci occupiamo di tutto ciò che ostacola i diritti umani”.
Nel documento, infatti, si interpellano i governi affinché cerchino di “proteggere le donne da violazioni dei diritti umani fondate o attribuite alla religione e opporsi alla violazione dei diritti umani delle donne giustificati dal relativismo culturale o religioso ovunque avvengano”. Polemiche a parte, certamente nessuna Chiesa è promotrice dei diritti femminili: le cristiane sono molto grate a Giovanni Paolo II di aver ripetutamente riconosciuto il genio femminile; ma non possono non vedere quanto poco questo “genio” sia lasciato libero di operare. I suggerimenti del Papa lo indirizzano prioritariamente alla famiglia e riconoscono nella donna il più valido aiuto dell’uomo in senso biblico. La verità è che non si vedono risultati positivi né sul versante civile né su quello religioso: se il burqa riveste i corpi delle afgane, un velo metaforico o, come si diceva, un “tetto di cristallo”, blocca le donne ovunque.
Il lavoro sembra paritario, ma non lo è: in Emilia-Romagna il differenziale salariale fra maschi e femmine è del 18%, vale a dire che le donne guadagnano, a parità di impiego, il 20%in meno. I compiti della cura sono tutti sulle loro spalle e addirittura si censurano le reazioni emotive che portano alle lacrime (causa di carriera stroncata, secondo la Society for Women Engineers, http://www.swe.org). Si chiede l’omologazione per avere qualche posto di relativo potere: per questo non è detto che, dove le donne sono più rappresentate, la situazione specifica femminile risulti avvantaggiata.
In Ruanda le donne sono il 49%dei deputati: si nota la “differenza”? Chi è ottimista farebbe bene a leggere le barzellette tedesche su Angela Merkel, eletta capo del governo in Germania con regolare verdetto elettorale, per rendersi conto della difficoltà che ha la donna ad assumere cariche tradizionalmente maschili: figurarsi se diventasse portatrice della cultura delle donne.
Per la nostra Chiesa l’idea della parità è quanto mai lontana dal rapporto con il diritto: la donna può fare la sacrestana, ma non il prete e perfino le chierichette sono allontanate dall’altare. Ci si può meravigliare se le giornaliste interrogano la società per chiedere dove sono finite le femministe? Forse anche in questo campo vale la pena di aspettare una reazione nuova e diversa, se arriveranno a fare rete con il Nord le donne del Sud: anche loro desiderano cambiare il mondo a partire da sé. Forse sarebbe più facile mutare le priorità dei governi e finirla con il commercio delle armi, se non si prevedesse di allineare le donne al “modello unico” di stampo maschile.

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