BANCHE ARMATE

Pecunia olet

I soldi odorano. Eccome. Specie quando si usano per finanziare traffici. Di armi.
Il debito insoluto delle banche di fronte ad alcune semplici domande etiche.
Il punto sulla Campagna.
Renato Sacco

Cambiare è possibile. Dalle ‘banche armate’ alla responsabilità sociale”, questo il titolo dell’importante convegno, il primo in assoluto, che si è tenuto a Roma, lo scorso 14 gennaio, nella Sala del Consiglio Provinciale, organizzato dalle riviste promotrici della Campagna di pressione alle banche armate (Missione Oggi, Mosaico di Pace, Nigrizia) e dall’associazione Finanza Etica, alla presenza di un folto e attento pubblico con il saluto di esponenti degli Enti locali che hanno patrocinato l’evento: Comune e Provincia di Roma, Regione. È stato senza dubbio un momento forte e importante nel cammino di pace contro il commercio delle armi. Un cammino che ha fatto passi anche nella direzione della schiettezza e del dialogo. Basti pensare alla polemica scoppiata, lo scorso giugno 2005, con Capitalia e con il Coordinamento GMG per lo sponsor Banca di Roma, scritto su tutti gli striscioni da esporre nelle parrocchie (in Italia sono oltre 25.000) per presentare la Giornata mondiale della Gioventù a Colonia.

Da una Costituzione non violenta a una difesa legittima senza eccesso
Il Centro Studi Economico Sociale per la Pace di Pax Christi, riunito alla casa per la Pace il 28 e 29 gennaio 2006 per un Seminario di studi su “Costituzione e nonviolenza”, ha esaminato le origini non violente della Costituzione italiana, fondata sulla dignità della persona, lo sviluppo di tutti gli essere umani, il ripudio della guerra nei rapporti internazionali e la partecipazione di tutti alla vita sociale. Dopo aver ripercorso le origini e gli sviluppi della Costituzione, anche alla luce degli ideali indicati, difesi e perseguiti fino all’ultimo da Giuseppe Dossetti, uno dei suoi padri fondatori, ha analizzato con preoccupazione i gravissimi guasti che la riforma costituzionale approvata dalle due camere porterà all’ordinamento della vita democratica. L’estrema concentrazione del potere nel primo ministro cambia l’equilibrio dei poteri necessario alla vita democratica. I partecipanti invitano gli associati di Pax Christi e tutti i cittadini a firmare sollecitamente la richiesta popolare di referendum e a sensibilizzare l’opinione pubblica perché al momento del referendum la riforma venga bocciata.
Ha rilevato che molte leggi approvate aggiungono gravi alterazioni alla nostra legislazione. Indica come particolarmente condannabile la legge sull’allargamento della legittima difesa che, modificando in un senso che neanche il legislatore fascista del codice penale aveva mai pensato, rende possibile a chi si ritiene aggredito nei suoi beni una reazione armata violenta e sproporzionata fino all’uccisione dell’aggressore, privatizzando la difesa della sicurezza dei cittadini che è compito della forza pubblica e aprendo di fatto alla possibilità di una guerra di tutti contro tutti che altera la convivenza civile.
Alla lettera scritta dalla Campagna e pubblicata anche su Mosaico, le risposte del gruppo Capitalia e del coordinamento GMG furono, a dir poco, seccate: “… si ribadisce il dispiacere per un’azione denigratoria che colpisce il nostro operato, che genera confusione e crea disagio nella comunità ecclesiale e che è da considerarsi impropria nei confronti di un Istituto cui moltissimi missionari si rivolgono per sostenere le proprie meritevoli iniziative e che in questo caso ha offerto la propria collaborazione in appoggio alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù”.
Al Convegno, Capitalia era rappresentata dal Direttore Generale, il dott. Carmine Lamanda, e c’era anche il dott. Marcello Bedeschi, Presidente del Comitato organizzatore della Giornata Mondiale della Gioventù. Questo a conferma dell’importanza del dialogo e del fatto che la Campagna non cerca la rissa o la polemica fine a se stessa. Altri istituti bancari, fortemente coinvolti nell’export delle armi, hanno cortesemente declinato l’invito. Così come era assente, pur avendo confermato la sua presenza, il rappresentante del Governo, l’on. Giuseppe Cossiga, relatore per il Governo sulla Relazione sull’export di armi.
Importante l’impegno di Capitalia che, come ha ricordato il dott. Lamanda: “Nel 2005 ha ridotto del 70% gli importi delle transazioni legate a operazioni di export di armamenti”. Lo stesso Lamanda ha sottolineato l’importanza della campagna nel porre attenzione “non solo a ciò che è legittimo, ma a ciò che è etico”. Certo sta a tutti noi verificare questi impegni, a partire dalla relazione del Governo che uscirà a breve, come ogni anno, in cui vengono riportati tutti i dati sull’export delle armi. Il dibattito, moderato da Franco Locatelli, giornalista de “Il Sole 24ore” ha visto anche gli interventi di p. Carmine Curci, direttore di Nigrizia e di Francesco Terreri, presidente di Microfinanza, oltre alla brillante relazione densa e documentata di Giorgio Beretta, coordinatore della Campagna banche armate.
Nel pomeriggio una tavola rotonda moderata da Nicoletta Dentico con gli interventi di Giuseppe Gallo, Segretario Generale Fiba Cisl; Marcello Bedeschi, Presidente Comitato sostegno Gmg; Mario Crosta Direttore Generale Banca Etica; Riccardo Troisi Rete Disarmo; Giovanni Scudiero, Cimi.

Quale proposta?
È emersa la proposta che banche, sindacati, enti locali e società civile si mettano insieme per la realizzazione di un osservatorio permanente su istituti di credito ed esportazione di armamenti, allargandosi anche in un orizzonte europeo dove già sono presente varie realtà simili alla nostra Campagna. La conclusione è stata affidata, e non poteva essere che così, ad Alex Zanotelli e Eugenio Melandri che negli anni ottanta, rispettivamente direttore di Nigrizia e Missione Oggi, hanno lanciato la campagna “Contro i mercanti di morte” che ha poi portato nel 1990 all’approvazione della legge 185 sul commercio delle armi.
Tra i partecipanti al convegno anche don Fabio Corazzina, coordinatore di Pax Christi. Ecco come ha risposte ad alcune nostre sollecitazioni. “Mi sembra che si possano fare almeno tre riflessioni al termine di questo importante appuntamento che abbiamo vissuto con importanti interlocutori sul tema delle ‘banche armate’. Innanzitutto la Campagna banche armate, nella sua semplicità, ha una forza intrinseca dovuta all’intelligenza dell’intuizione dell’obiettivo; far in modo, cioè, che attraverso l’uso del nostro denaro, attraverso un lavoro sull’economia, sul mondo della finanza, sul mondo delle banche, con una partecipazione dal basso, si arrivasse al controllo dell’importanza di quelli che sono i nostri soldi. È stata un’occasione importante che certamente dovrà essere ripresa”.

Oltre a questo?
“Credo importante evidenziare che c’è stata la possibilità di interlocuzione ad alti livelli, come il dott Lamanda di Capitalia e il dott. Bedeschi della GMG e altri ancora. Questo ci fa dire che anche se siamo piccoli, quando l’azione è intelligente, chiara e palese in tutti i suoi obiettivi e metodi effettivamente si diventa degli interlocutori. Mi pare che la presenza di queste persone abbia dichiarato apertamente che la Campagna non è fatta di slogan ma di elementi fondamentali, chiari e documentati sui quali continuare a lavorare”.

Quali prospettive, si aprono ora?
“Innanzitutto credo si debba continuare a tenere aperto questo dialogo e questo spazio di confronto col mondo della finanza e delle banche, che comunque ha prodotto delle possibilità, degli interrogativi, delle disponibilità. Un’altra prospettiva è quella dell’interlocuzione anche a livello politico su queste questioni. Il dichiarato appoggio da parte di tutti i partecipanti al dibattito alla legge 185/90 sul commercio delle armi, ci vede impegnati con un’attenzione in più affinché non ci siano in nessun modo dei tentativi di modificarla e di renderla ancora più innocua. Una terza prospettiva è a livello ecclesiale, con la Chiesa italiana, con la CEI”.

In che modo?
“La disponibilità a studiare con il Comitato organizzatore della GMG, come affermato dal dott. Marcello Bedeschi, un codice etico di sponsorizzazioni di queste iniziative. L’individuazione di questo codice etico può essere poi rilanciato sulle parrocchie, gruppi e associazioni che a volte in nome del Vangelo si fanno sponsorizzare da chi di Vangelo ne sa ben poco o da chi ha fatto delle armi gli unici affari. Penso ad esempio al finanziamento di Finmeccanica a tutta una serie di realtà religiose… È la conferma che un’attenzione in più deve esserci”.

Quindi c’è da lavorare anche all’interno delle nostre comunità?
“Credo di sì. Troppo spesso anche nelle nostre comunità in nome del bene anche il denaro più sporco funziona. È importante allora chiedersi: ‘Chi ci dà i soldi per permetterci di fare la carità?’. Se chi ci permette di fare carità, di fare educazione, di fare strutture a servizio della nostra gente è contemporaneamente quello che devasta una fetta di umanità con affari sporchi, finanza sporca, produzione e commercio di armi, evidentemente qualche problema etico lo pone. L’ultima Enciclica del Papa, Deus Caritas est, dove si parla delle iniziative di carità, non tocca direttamente questo argomento. Credo che stia a noi aprirlo. La carità per stare in piedi ha bisogno anche di fondi, e a volte si chiudono non solo due ma quattro occhi… Sicuramente questo è un dibattito da aprire. Fare la carità con soldi sporchi o macchiati di vendita di armi non credo possa essere più accettabile, anche nelle nostre comunità. Nemmeno costruire Oratori, Asili, nemmeno organizzare le attività estive, giochi ecc con i ragazzi. Dobbiamo stare molto attenti. Anche questi sono piccoli gesti di trasparenza”.

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