PAROLA A RISCHIO

Ode al sogno!

Sognare. Coltivare i sogni. Sino a renderli Parola viva per costruire un altro mondo. Possibile.
Antonietta Potente o.p.

Riprendiamo la nostra riflessione proprio dalla Parola a Rischio. Se una Parola a Rischio esiste è perché esiste un sogno: l’interiorità della parola, la sua anima, è il sogno. Queste mie, nostre parole si uniscono ai sogni coltivati nella storia quotidiana dell’umanità e della creazione. Il sogno, canta Carl Jung, è la visione interiore…piccola porta nascosta nell’intimo dell’anima, che conduce a quella notte cosmica che era anima quando ancora non esisteva la coscienza del proprio io… Niente, dunque, sarebbe così normale come il poter sognare, dopo esserci perduti nei dettagli delle solitudini infinite della superficie del mondo…
Qualcosa che si intravede, si respira, anche se, a volte, resta come un gemito inesprimibile nel cosmo e nell’umanità e si muove gratuitamente nell’aria, mentre Colui che scruta i segreti più intimi, conosce l’anelito dello Spirito e lo raccoglie (cfr. Rm 8,27).
Il sogno è la parte più intima di quanto pensiamo e diciamo ed è anche la parte più vera, la più originale, esigente e coerente. Quanti pregiudizi, invece, si costruiscono intorno al sogno, quanti dubbi, sospetti, critiche… Carl Jung aggiungerebbe: semplici scuse per non prendere sul serio il sogno, perché sarebbe troppo scomodo…
Cosa dire di tutti e di tutte coloro che interpretano i sogni, che credono in essi, profeti e profetesse alchimisti della vita? Cosa dire di coloro che coltivano i sogni e ne hanno cura perché aiutino altri, perché ci ispirino e diventino criterio di discernimento e di scelte?
Anche a noi piacerebbe essere un po’ maghi, alchimisti, profeti, per poter avere gli stessi sentimenti di coloro che nel mondo sognano ancora e osano sognare, cercare. Sono coloro che ancora pensano e creano e ricreano qualcosa che serve per vivere, tutti i giorni.

Un altro mondo è possibile
Partendo da questi contesti segreti, raccolgo una delle sintesi più belle di questo sogno: Un altro mondo è possibile. Questa sintesi è come un leitmotiv nei nostri sogni e nelle nostre storie di vita quotidiane; un credo che ci trasmettiamo di bocca in bocca, un’eco che ascoltiamo tutte le volte che vogliamo pensare la vita, tutte le volte che entriamo nelle profondità del nostro sentire la fede e lasciamo che la Parola torni a essere ciò che realmente è: anarchica, amante e creatrice. Un altro mondo è possibile…: inedita ricerca di coloro che sono presenti nel momento in cui si dà luce alla vita, come le levatrici d’Egitto (cfr. Es. 1,15-17). Un altro mondo è possibile: è un’espressione che evoca Dio, quel Dio raccontato all’orecchio (cfr. Lc 10,21) e che diventa sogno, irruzione politica, esigenza etica di denuncia e di rivendicazione: grido lanciato dai tetti (cfr. Lc. 8,16-17; 12, 2-3); irruzione che convoca altri e altre e moltiplica i sogni.
Il sogno è una piccola porta stretta – direbbe il Vangelo. Una porta di entrata – direbbe la Genesi (cfr. Gn 28,17). Prospettiva che si apre e ci introduce, consentendoci di restare sull’uscio perché: è meglio un giorno sulla porta dei tuoi atri che abitare nella casa degli empi… (cfr. Salmo 84, 11). Preferiamo sognare piuttosto che entrare e accomodarci nei palazzi sicuri e poderosi degli empi.
Anche a noi piace osare per mescolare, come veri alchimisti, la nostra sete e la nostra fede la ricerca che essa provoca nella storia. Mescolare i profumi della sapienza divina con i vapori e i gas che la storia umana emana, giorno dopo giorno, in questo tempo in cui i desideri giocano con i sogni ed entrambi convivono insieme.
Un altro mondo è possibile... desideri, ricerche, tentativi… tutto

Benvenuti sognatori!
Uno scrittore libanese di cui non ricordo il nome dice: “Non aver paura di sognare. C’è troppa gente pratica, che mangia il pane intriso con il sudore della fronte dei sognatori”.
Se non ci fossero i sognatori! Il problema non è che ce ne sono troppi, ma troppo pochi. Non c’è bisogno di gente che cammina tra le nuvole, ma di gente che coltiva l’utopia, culla l’utopia, che fa i sogni diurni, quelli che si realizzano. Ce n’è anche nelle nostre comunità cristiane. Siamo diventati troppo praticoni, troppo realisti, troppo abituati a camminare con i piedi per terra! Devo dirvi queste cose perché io le sento; perché sento che il sogno precede sempre l’aurora…
Don Tonino Bello
sembra correre come sangue nelle vene e negli interstizi dell’umanità inquieta, anche se in quella parte d’umanità più inedita e a volte più disobbediente.
Ci sono vite che sognano un altro mondo perché i loro contesti storici non promettono niente; le risorse sono finite, le loro ricchezze non soddisfano più come prima. Altri e altre sognano perché la loro sofferenza è molto grande e si muovono tra nostalgia e delusione, e altri ancora, perché vorrebbero che la propria gioia fosse perfetta ed eterna incontrando il proprio centro di gravità permanente che non abbia mai fine. Ma ci sono anche sogni gratuiti, semplici e pure passioni per quella storia non ancora conosciuta; intelligenze nomadi e itineranti che cercano semplicemente per potersi avvicinare alle profondità della vita, delle persone, del cosmo e toccare le leggi infinitesimali del mistero. Un altro mondo possibile… è l’anelo che soggiace nelle ricerche, nella parte incosciente e cosciente individuale e collettiva dei popoli.
Gli echi che ci arrivano dalle Scritture come testimoni di queste timide speranze sono molti, anche se non abbiamo saputo raccogliergli tutti perché la nostra preoccupazione ha sempre cercato di trovare risposte invece che alimentare ricerche e vivere teofanie storiche che si presentano come roveto ardente (cfr. Es. 3).

Cieli e terra nuovi
In questo senso il desiderio di un altro mondo possibile ha un gusto quasi apocalittico. Rivelazione, possibilità di percepire che qualcosa sta succedendo sotto il nostro sguardo inquieto anche se - come direbbe Elisabeth Schussler Fiorenzan - ciò che vediamo, dipende dal luogo in cui stiamo. Visione che penetra gli orizzonti umani e le sue geografie fisico-politiche, cieli e terra nuovi, differenti. Sognare un altro mondo, non è una invenzione, ne una illusione fittizia, le Scritture, come parte della nostra tradizione, ci lasciarono questa possibilità, questo esempio. Guardare la storia fino a poter vedere fino a quando possiamo avere delle visioni del mondo e di Dio. Guardare la storia, contemplarla è possibilità reale di percepire la novità di altri cammini. Lineamenti differenti della realtà: riveliamo qualcosa, profeticamente, perché vediamo e percepiamo l’impossibilità di continuare a camminare in un certo modo; leggiamo ad alta voce ma anche nascondiamo: il nostro linguaggio è insufficiente e deve restare insufficiente. Sulla realtà storica e su Dio, non si può dire tutto. Anzi semplicemente balbettiamo qualcosa, riconosciamo un’energia vitale che abita la storia, come ciò che passa, come brezza leggera, come rugiada che cade durante la notte e si mostra nelle prime ore dell’alba; soffio di vita che dilata i boccioli, che fa vivere un germoglio nelle sue tappe più segrete e nascoste.
Se la visione di un altro mondo è apocalittica, dobbiamo dire anche che indica una profonda familiarità con la storia e con la realtà, in cui i contorni del bene e del male si mescolano. Quanta vita, quanta speranza, quanta sete di donne e uomini comuni in questo altro mondo possibile. Quanta speranza e quanta sete di coloro che più che pensare una storia differente, la vivono e la inventano quotidianamente e la continuano a coltivare nonostante il loro stipendio basso, il loro futuro precario, i loro fragili affetti e amori, la loro salute minacciata, il loro stretto spazio ecologico e le loro fugaci gioie.

Alcune inquiete domande
Che relazione esiste tra le nostre ricerche spirituali, le nostre liturgie, le nostre sofferenze e insoddisfazioni e quelle della maggioranza dei popoli e della gente anonima? La nostra fede è ancora capace di cantare nella notte oscura, come cantarono mistiche e mistici lungo la loro vita?
Notte oscura… spazi e tempi dove si coltivano sogni, desiderio di muoverci per trovare, toccare… Stato emozionale, ansia, inquietudine, respirazione ansimante... Una notte… spazio del sogno: nella notte salii... dice Giovanni della Croce. In una notte determinata, una notte che è il nostro tempo, lo specifico di oggi, nel quale continuiamo a cercare. Questa è la nostra fedeltà: cercare e ancora cercare… mentre resta l’eco del verbo misticopolitico: salii…
È proprio vero che cerchiamo un altro mondo? È vero che siamo disposte e disposti a immaginare qualcosa di diverso, per entrare nella creatività di una nuova creazione?
Queste domande le potremmo riscattare per poter ricreare la vita e percepire le sottili riforme interiori e i germogli esteriori che ne danno testimonianza. Intanto, continuiamo a guardare...
Il sogno ci introduce in una sfida etica: continuare a cercare, sempre, in tutte le situazioni, perché la storia si racconta e racconta. È significativo notare che l’autore dell’Apocalisse guarda e scruta stando in un’isola: uno spazio ridotto, limitato, ma allo stesso tempo la possibilità di un orizzonte ampio, dilatato. Gli spazi storici dai quali guardiamo e intravediamo, sono certamente limitati e a volte stetti, ma l’orizzonte li dilata e questo nella misura in cui continuiamo a guardare.

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