Per una nuova dimensione ideale

Oggi come mai viene chiamata in causa la politica.
Nicola Occhiofino

Carissimo don Tonino, grandi sfide interpellano nell’oggi la politica. Alcune di queste hanno incrociato la tua costante ricerca, la tua indimenticabile, feconda testimonianza, il tuo prezioso ministero, immenso dono all’umanità e alla chiesa.
S’intensifica la follia della guerra. Molti sono i conflitti che generano morte e miseria, tra i quali quello lancinante tra Palestinesi e Israeliani, crocevia del mondo. Qualcuno, in preda a ossessione, vuole aggiungerne un altro, teoricamente contro il dittatore Saddam Hussein ma di fatto nei confronti degli iracheni, già stremati dall’embargo. Una guerra fortemente voluta dal presidente degli Usa, sotto le mentite spoglie di lotta al terrorismo, per il petrolio e l’egemonia in Medio Oriente.
La stessa definizione di preventiva la configura come antigenesi. Così tu l’avresti magistralmente chiamata. Per bloccarla è sceso in campo il nuovo, fascinoso soggetto della globalizzazione della pace. Milioni e milioni di persone hanno partecipato alle manifestazioni, svoltesi in ogni angolo della terra, il 15 febbraio scorso, data che non potrà più essere dimenticata. Il papa Giovanni Paolo II, infaticabile e profeticamente lucido vegliardo, curvo sui drammi umani, torna quasi ogni giorno sul nuovo, conflitto per condannarlo, fino a definirlo un’aggressione. È tutta la chiesa, a livello universale, contro la guerra.
Una tale, chiara scelta tu l’hai ardentemente voluta nella tua vita, per essa ti sei fortemente impegnato, hai tanto sofferto, scritto pagine stupende, articoli e pensieri luminosi, come i seguenti: “Non ti scoraggiare, chiesa di Dio, anche se il compito a casa che ti ha assegnato il Risorto la sera di Pasqua è difficile… Ma chi altro può parlare di pace con la certezza che essa è possibile se non tu, che hai il vantaggio di attingere a piene mani al fondo di quella riserva utopica che ti ha dato il Signore?”. Soffrivi tanto quando affermavi che nessuna risorsa deve essere bruciata in armi mentre parte dell’umanità muore per fame, sete, malattie non curate.
Bisogna con urgenza apporre la parola fine a questo osceno scandalo non più tollerabile. Le colossali ingiustizie, in verità, sono le devastanti conseguenze dell’attuale, iniquo sistema economico che domina il mondo. Per gli sporchi interessi, i sontuosi privilegi di alcuni pervicacemente difesi, vengono calpestati i sacrosanti diritti dei tanti. È giunto il tempo di un radicale cambiamento. Come hai sottolineato, tante volte, le giovani e i giovani dischiudono per primi i nuovi orizzonti. Una primavera sociale, pertanto, è sbocciata, sta fiorendo. Diversi appuntamenti, ampiamente partecipati, l’hanno preparata.
Dalle corali riflessioni sono scaturiti nuovi paradigmi, la totale condanna del neoliberismo che sfalda l’umanità e la natura, l’urgenza di scelte vitali per i popoli, la necessità di costruire il cammino di liberazione dell’umanità, un altro mondo. In tale direzione occorre soprattutto che le povere e i poveri non siano più gli esseri invisibili. Viene chiamata in causa, come non mai, la politica. Nella difficile ma determinante materia i tuoi insegnamenti continuano ad essere attuali e doviziosi. Necessita ancora una volta attingere ad essi.
L’attuale stagione, nel nostro Paese, si presenta gretta e greve. Calpestata la sfera dei diritti, l’aria dell’emarginazione e della sofferenza, l’universo dei disagi conoscono nuove lettere, il lavoro, segno di dignità per ogni persona, subisce una vergognosa aggressione, i mentitori maneggiano l’informazione, l’illegalità serpeggia nei palazzi governativi. Anche nella società complessa, nell’età del computer, si avverte il bisogno di valori che costituiscono il D.N.A. della politica.
La competenza, la coerenza, la lungimiranza, la legalità, la trasparenza, il coraggio, l’onestà, la rettitudine, la dimensione del servizio compongono le doti indispensabili per attuare il bene comune, rispondere all’interesse generale. La politica, con le tue parole “arte nobile e difficile”, va esercitata con la coscienza delle responsabilità, basata sulla programmazione, e richiede nella quotidianità una notevole tensione ideale, civile, morale. Una grande questione nella società italiana viene da molto lontano: la non centralità delle politiche sociali nella vita istituzionale. Essa ha determinato notevoli ingiustizie. Ai nostri giorni bisogna affrontarla perché da una tale, perniciosa scelta derivano devastanti disuguaglianze, nuove povertà, la non risposta ai bisogni primari.
È necessario attuare con coraggio una rivoluzione in tale importante area sconfiggendo indifferenza, ritardi, rinvii.

HANNO SCRITTO SU DON TONINO
AA. VV., La chiesa del grembiule. Sulle orme di don Tonino Bello. Messaggero 1999.
AA. VV., La scala di Giacobbe. Raccolta di scritti su don Tonino Bello. Edizioni Insieme 1993.
Luigi Accattoli, Cerco fatti di Vangelo. Inchiesta di fine millennio sui cristiani d’Italia. SEI 1995.
Antonio Bello, Giuliana Martirani, Fotografie del futuro. Edizioni Paoline 2003.
Antonio Bello, Antonio Neri, Un germoglio di speranza. Edizioni Insieme 2000.
Marcello Bello (e altri), Cieli nuovi. Don Tonino Bello: l’evangelizzazione, la famiglia. Edizioni Insieme 1999.
Luigi Bettazzi, (invito alla lettura di)Don Tonino Bello. Edizioni San Paolo 2001.
Renato Brucoli, Testimone del Risorto. Edizioni Insieme 1996.
Marisa Canobbio, Tonino Bello. Elementi per una biografia. Libreria Ateneo Salesiano 1998.
Antonio Chiereghin, Un vescovo secondo il Concilio. Don Tonino Bello. Edizioni Insieme 2001.
Domenico Cives, Parola d’uomo. Tonino Bello un vescovo per amico. Edizioni San Paolo 1995.
Alessandro D’Elia, E liberaci dalla rassegnazione. La teologia della pace in don Tonino Bello. La meridiana 2000.
Sergio Magarelli, Don Tonino Bello Servo di Cristo. Luce e vita 1996.
Domenico Marrone, Don Tonino Bello e il suo messaggio. Linee portanti di un magistero profetico. Edizioni San Paolo 2001.
Francesco Neri, La gente, i poveri e Gesù Cristo. Don Tonino Bello e Francesco d’Assisi. Edizioni Insieme 2001.
Gioacchino Prudente, La comunità: contenitore o laboratorio di vita? La C.A.S.A. “don Tonino Bello”: un progetto e una realtà di rinascita. Edizioni Insieme 2002.
Claudio Ragaini, Don Tonino Fratello Vescovo. Edizioni Paoline 1994 e 2003.
Luigi F. Ruffato (a cura di), Tonino Bello, il tormento della pace. Edizioni Paoline 1999.
Settimio Todisco, Da un altare scomodo. Suggestioni formative nell’esperienza del vescovo Tonino Bello. Edizioni Insieme 2002.
A cura di Beniamino Lecce Libreria AVE, Roma
Ciò richiede uno sforzo unitario di mobilitazione, la ripresa di una nuova dimensione ideale, la rinascita di un interesse nuovo per la cosa pubblica, la strategia della concretezza cambiamenti profondi tra le cittadine, i cittadini e il potere. È da aprire una nuova stagione nella vita istituzionale: quella della sapienza e del dotarsi di un cuore. Le istituzioni devono divenire luoghi di resistenza alle ingiustizie e agli attacchi dei potenti di turno, delle nuove baronie economiche internazionali, antenne vigili contro ogni sopruso, anticipatrici di nuovi percorsi, costruttrici di nuovi orizzonti, agenti di salvezza nei luoghi dove si soffre, e sono tanti. Sono chiamate ad essere sedi di giustizia e di uguaglianza, presidi di legalità, trasparenza e solidarietà, impegnate concretamente nel costruire l’irreversibile cammino di liberazione.
Tutto questo attiene in primo luogo al diritto degli oppressi, che continuano a pagare sulla loro pelle le follie dei nuovi faraoni e dei signori delle guerre. Istituzionalmente, pertanto, occorre essere presenti nelle periferie, nelle nascoste dimore dei dimenticati, degli occasionali posti di vita dei disperati immigrati. S’impone un costante e prezioso intreccio tra momenti istituzionali e variegato mondo dell’associazionismo, del volontariato di valore, del no profit, del terzo settore. Si coglie una forte esigenza di saperi che si incrocino, intelligenze che si ritrovino, competenze che si diffondano. Per cambiare realmente occorre, però, che la gente dispieghi impegno, creatività, protagonismo. Bisogna attuare in sommo grado la cittadinanza attiva indicando orientamenti, elaborando proposte, apprestando progetti. Solo una costante e diffusa partecipazione apre nuovi spazi alla democrazia.
La politica è contrassegnata da grandi difficoltà. Nel tuo esemplare ministero, carissimo don Tonino, hai avuto modo di conoscerle. Gli stessi rapporti che hai avuto con i politici, soprattutto con quelli della tua diocesi, non sono stati semplici. I nobili obiettivi da praticare, non solo declamare, costano molta fatica e il ravvivare le radici per rendere più rigogliosi i frutti non sempre piace.
A ben riflettere, però, costituiscono la condizione determinante per costruire una politica dal volto umano, da te sempre richiamata. Ti chiedo perdono, anche a nome di tanti altri amici, per non averla sempre incarnata. Aiutaci a farlo per liberare il futuro.
E che la speranza e la profezia, in te sempre presenti, tornino ad animare in sommo grado non solo chi ha il dono della fede.
Così sarà possibile scalare le nuove montagne che conducono alla giustizia e alla pace, da lungo tempo agognate dall’umanità.

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