SPIRITUALITÀ

La foresta della pace

Il monaco Bede Griffths vissuto in un eremo indiano coltivando il dialogo interreligioso.
Un convegno per ricordarlo nel decennale della morte.
A cura della Comunità monastica di Camaldoli

Anche in altri momenti simili a questi che viviamo ora, ci siamo chiesti perché si chiami “foresta della pace” (Shantivanam) il luogo dove hanno vissuto qualche anno della loro vita il prete francese Jules Monchanin insieme con il monaco benedettino Henri le Saux (Swami Abhishiktananda), luogo ereditato in seguito dal nostro confratello camaldolese Bede Griffiths (Swami Dayananda), che vi morì dopo venticinque anni di permanenza, il 13 maggio 1993.
In quella località dello Stato del Tamil Nadu (India del Sud) Monchanin e Le Saux avevano fondato nel 1951 un ashram (dimora eremitica) dedicato alla Trinità, (Saccidananda: Essere-Coscienza-Beatitudine), che è tuttora meta di numerose visite e soggiorni da parte di cristiani occidentali e non. Per vivere nella “foresta della pace”, crediamo che occorra sentirsi chiamati alla costante esperienza di dialogo con Dio e con l’altro, nella rinunzia alla rivendicazione accanita dell’identità fino a quel momento riconosciuta dalla parte razionale di noi stessi: “C’è un centro interiore di preghiera in cui possiamo incontrarci gli uni con gli altri alla presenza di Dio. Questo centro interiore è la sorgente vera di tutta la vita, l’attività e l’amore. Se potessimo imparare a vivere a partire da quel centro, vivremmo nel cuore della vita e tutto il nostro essere verrebbe mosso dall’amore. Solo qui tutti i conflitti di questa vita possono essere risolti e possiamo sperimentare un amore che è al di là del tempo e dei mutamenti” (The

Bepe Griffiths Swami Dayananda
Un ponte tra oriente e occidente
Nel decimo anniversario della sua morte, la comunità monastica di Camaldoli vuol ricordare padre Bepe, testimone del dialogo interreligioso e propone un incontro sulla sua figura che si terrà nel monastero di Camaldoli dal 6 all’8 giugno 2003. Interverranno:
Bepe Griffiths: l’uomo del dialogo, Bernardino Cozzarini
Padre Bepe in dialogo con l’Occidente, Ivan Nicoletto
Padre Bepe in dialogo con l’Oriente, Antonia Tronti
Advaita e yoga, Thomas Matus.

In occasione della vigilia di Pentecoste, si svolgerà un incontro interreligioso di preghiera, organizzato dalla Comunità monastica con i rappresentanti locali delle diverse religioni.
Per informazioni e prenotazioni: 0565/556001
e-mail:
foresteria@camaldoli.it
http://www.camaldoli.it/web_it/
Golden String, 1954: è l’autobiografia tradotta in italiano, ma ancora in cerca di editore). Bede Griffiths non parlava mai di ripudio della propria tradizione (era monaco benedettino professo di un’abbazia inglese quando si recò in India nel 1955), ma di “matrimonio” con ogni altro cammino che fosse aperto “ad andare oltre i confini” (da qui il titolo di un suo volume purtroppo esaurito: Matrimonio tra Oriente e Occidente, EDB 1983): “La gente tende a essere talmente coinvolta nell’essere personale, nei rapporti implicanti non solo amore ma anche odio e conflitto, che manifesta il grande bisogno di andare oltre tali rapporti. I filosofi indiani hanno provato ad andare oltre ciò, a trascendere tutti i conflitti umani e a procedere così verso il Nirguna Brahman, o Brahman ‘senza attributi’, il Nirvana, il Vuoto. Ma dobbiamo riconoscere che nel Vuoto, nel Nirvana, ciò che è pienamente autentico e profondo delle relazioni umane non viene perduto, bensì portato a compimento” (Una meditazione sul mistero della Trinità, in “Vita Monastica” L (1996) 204, 109-110).
Alla radice di questa prospettiva che si pone al di fuori di appartenenze sacrali, c’è la concezione non proprietaria della verità, condizione indispensabile per edificare la pace tramite il rivolgersi a tutti gli uomini e alle donne di buona volontà, nello stile inaugurato quarant’anni fa dalla Pacem in terris: “Il problema è che quando iniziamo a discutere la cosa all’interno di una situazione dialogica, dobbiamo usare parole e termini che sono un’inevitabile fonte di discordia e conflitto... Sviluppare una terminologia che tutti possiamo condividere è qualcosa a cui dobbiamo prestare molta attenzione e su cui dobbiamo fare molti sforzi” (ivi, 114).
Potremmo concludere in chiave ecclesiale l’esperienza monastica di Bede Griffitths, uomo di pace: aveva preso a cuore l’apertura ecumenica e interreligiosa del Concilio Vaticano II, che, in forza delle parole della lettera agli Efesini (2,1418), aveva cominciato lei stessa ad abbattere il muro di divisione con la forza dell’amore di Cristo nostra pace, affinché cessasse ogni ostilità fra sé e le altre religioni e prevalessero fra tutti i credenti i rapporti di comprensione, di pace e di amore.

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