ARMI LEGGERE

Made in Italy

Tante le armi leggere che circolano nel mondo. Troppe. Molte anche italiane.
Anche il Vaticano auspica una regolamentazione del commercio internazionale di armi leggere.
Renato Sacco

Secondo le Nazioni Unite, nel mondo circolano più di 600 milioni di armi leggere e di piccolo calibro. Provengono da diverse fonti tra cui il commercio illecito, i residui dei conflitti e i furti dai depositi di armi militari e della polizia e sono responsabili di oltre mezzo milione di morti ogni anno, tra cui 300.000 nell’ambito dei conflitti armati e altri 200.000 per omicidio e suicidio.

Armi italiane
Alla fine dello scorso mese di febbraio sì è avuta la conferma di un grande quantitativo di pistole italiane (Beretta) ritrovate nei depositi della guerriglia in Iraq. “Un tipico esempio di triangolazione che coinvolge la Beretta, una delle ditte produttrici di pistole più conosciute al mondo” è il commento della Rete Italiana per il Disarmo. “La famosa ditta di Gardone Valtrompia le avrebbe vendute alla ‘Super Vision International ltd’, una sigla inglese sconosciuta. La Procura di Brescia sta indagando sulla vicenda, ma una norma inserita dal Governo nel recente decreto sulle Olimpiadi di Torino potrebbe cancellare l’inchiesta”.
E in Iraq la gente ha sempre più paura: sia dalla parte della guerriglia, sia dalla parte dei soldati USA (ognuno ha in dotazione una pistola Beretta legata alla coscia), c’è comunque una piccola e leggera pistola italiana pronta a colpire… Sono state proprio le armi leggere il tema dell’incontro delle Nazioni Unite a New York, dal 9 al 20 gennaio scorso, nell’ambito della Commissione preparatoria per la Conferenza dell’ONU sulla questione delle armi di piccolo calibro, che si svolgerà dal 26 giugno al 7 luglio. All’incontro di apertura della Commissione preparatoria il Sottosegretario generale per il disarmo, Nobuyasu Abe, ha affermato che qualche progresso è stato compiuto nella lotta contro la piaga dell’uso illecito delle armi di piccolo calibro. Tuttavia, in un comunicato stampa ufficiale ha aggiunto che queste armi costituiscono ancora un problema enorme: omicidi, le quotidiane violenze e minacce alle persone, la destabilizzazione di Stati e di regioni intere e l’ostacolo dello sviluppo.

La voce della Chiesa
L’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, l’arcivescovo Celestino Migliore, nel suo intervento rivolto il 9 gennaio alla Commissione preparatoria, ha affermato che il processo iniziato nel 2001 “sta avendo importanti ripercussioni sulla promozione del disarmo, della pace e della ricostruzione dopo i conflitti, così come sulla lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato sia su piccola che su larga scala”. Il rappresentante del Vaticano ha fatto appello alle Nazioni Unite per considerare la possibilità di negoziare un accordo giuridicamente vincolante sul commercio internazionale delle armi, basato sui principi del diritto internazionale e in particolare sui diritti umani e sul diritto umanitario.
Tra le questioni affrontate vi era quella della regolamentazione del commercio

Armi leggere a scuola di etica
Mons. Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, sarà presente, tra gli altri, al convegno nazionale promosso da Missione Oggi e Pax Christi il 12 marzo 2006.
Il convegno si svolgerà presso il Centro Saveriano di Animazione Missionaria (Via Piamarta, 9) e ospiterà anche le voci di: Nicola Colasuonno, mons. Francesco Beschi, Carlo Tombola, Andrea Bigalli, Marcello Storgato, Gianni Alioti, Matteo Menin, Mauro Castagnaro, Fabio Corazzina.

Info: CSAM, tel.0303772780, fax 0303772781, missioneoggi@saveriani.it
Pax Christi, tel.0803953507, fax 0803953450, info@paxchristi.it
internazionale di armi leggere. Il problema non è di facile soluzione. Quasi la metà degli Stati del mondo producono questo tipo di armi. E quasi ogni Paese è coinvolto nella loro esportazione, transito o importazione. Inoltre, la stragrande maggioranza dei Paesi esercita controlli troppo poco severi sui trasferimenti internazionali di queste armi. Secondo la FAO, la violenza armata è la maggiore causa della fame nel mondo.

Secondo l’OSM
E secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per ogni persona uccisa da un’arma da fuoco, altre tre vengono ferite. E molte delle vittime sono giovani nell’età di maggiore produttività. L’arcivescovo Migliore ha rimarcato nel suo intervento rivolto alla Commissione delle Nazioni Unite, che la soluzione dei problemi generati dai conflitti richiede, oltre agli accordi internazionali, anche la promozione di “una vera cultura della pace e della vita tra tutti i membri della società”. Lo scorso settembre e ottobre egli è intervenuto anche ad altri incontri delle Nazioni Unite relativi alla questione degli armamenti e del disarmo. Nel suo intervento del 3 ottobre, egli ha concluso affermando che l’umanità merita “di essere libera dal flagello dell’auto-distruzione”. Un obiettivo il cui raggiungimento rimane ancora lontano.

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