MIGRAZIONI

Muri della vergogna

Il parlamento non trova niente di meglio che un muro per fermare i migranti dal Centro America. A colloquio con mons. Rivera.
Tomaso Zanda

Spuntano muri come funghi. Come se la storia non avesse insegnato nulla. L’ultima trovata è del Parlamento degli Stati Uniti che ha approvato, con 260 voti a favore e 159 contrari, la costruzione di una barriera al confine col Messico per fermare i migranti dal Centro America. Governo e Chiesa messicana protestano e si muovono per impedire la costruzione di oltre 1.100 chilometri di muro, al costo di 1 milione di dollari ogni mille metri di cemento posato. Non sono mancati paragoni col muro di Berlino caduto nel 1989, così lontano eppure così vicino nella sua perversa logica.

Muri che offendono
La nuova politica per regolare i flussi migratori era iniziata nel gennaio 2001 quando il presidente Fox si era impegnato con George Bush a contrastare seriamente gli ingressi clandestini negli USA. Risultato: 2 mila migranti sono morti al confine fra i due Paesi, 441 nel 2005, per disidratazione, per asfissia nei camion dei “polleros” – una sorta di scafisti del deserto – oppure per annegamento nelle correnti del Rio Bravo; infine per arma da fuoco se i clandestini hanno la sfortuna di incontrare le bande di “cacciatori di immigrati” che fanno la ronda sul confine. Il 15% dei morti sono donne e le tristi statistiche annuali sono in crescendo. La Commissione Nazionale per i Diritti Umani messicana ha accusato le proprie autorità federali che si occupano di immigrazione di essere le maggiori responsabili di violazione di diritti umani nello Stato con 2.682 casi segnalati. La Chiesa locale si è mossa con toni forti, sostenuta anche dalla voce di papa Benedetto XVI, che ha recentemente ricordato il dramma dei migranti sottolineando il fatto che stanno aumentando le donne in cerca di un futuro in Paesi più ricchi. Il vescovo ausiliare di Città del Messico, Gregorio Rosa Chávez, ha dichiarato che “la costruzione di questo muro è un’offesa alla dignità umana” ed è “una dichiarazione di disprezzo all’America Latina”. L’arcivescovo Sr. Card. Norberto Rivera Carrera, primate dell’arcidiocesi del Messico, attraverso il suo portavoce rilascia dichiarazioni di fuoco sul progetto statunitense: “La Chiesa non è mai stata favorevole ai muri. I muri espongono a maggiori peri coli i migranti, perché certamente non tratterranno le persone che cercano un impiego dignitoso per dare da vivere alle proprie famiglie”. I vescovi messicani, dice Rivera, sanno che il progetto di Cristo è quello di superare le inimicizie e di instaurare un dialogo fra le parti. “Il diritto degli USA a proteggere le loro frontiere si contrappone a un diritto fondamentale di ogni essere umano: cercare un lavoro dignitoso”. Gli abbiamo chiesto quali sono le altre caratteristiche del piano anti-immigrazione americano. La risposta: “Le nuove leggi considerano i migranti dei cri minali; sono contrarie ai diritti umani e li limitano in materia di sicurezza socia le e assistenza medica”.

Dialogo e dignità
Rivera auspica che si apra un dialogo fra le parti per raggiungere soluzioni rispettose della dignità delle persone e assicura l’impegno della Chiesa in questo processo, ma soprattutto chiede che “i patti commerciali bilaterali siano più giusti. Il Trattato di Libero Commercio permette il libero passaggio di mercanzie, ma non di persone e di operai nelle aziende di assemblaggio”. Dal basso intanto qualcosa si muove: la Coalición de Inmigrantes Guate maltecos (Conguate) sta raccogliendo firme in territorio statunitense per chiedere alla senatrice democratica della California Diane Feinstein di votare contro la legge Sensenbrenner (dal nome del deputato che la presentò). Il New York Times da parte sua considera il progetto una vergogna. Intanto risuonano ancora attuali le parole di Giovanni Paolo II: “Non muri, ma ponti”, in Terra Santa come nel resto del mondo.

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