MAGGIO 2006

Il Dio dell’amore

A cura di Tonio Dell'Olio

“In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri”.
È questa espressione che si trova collocata all’inizio della Lettera Enciclica di Benedetto XVI che ci ha fatto guardare con particolare attenzione al documento!
Non un esercizio teologico-accademico, non una pura e semplice riproposizione in forma sintetica del nucleo essenziale della fede cristiana... ma una preoccupazione di ordine globale, mondiale, pratico: sottrarre Dio all’uso strumentale dei violenti.
Una straordinaria attualità politica che è nella logica stessa del Vangelo, in cui Gesù svolge la propria azione lungo le strade impolverate della Palestina del suo tempo ed entrando nelle case in cui la gente vive la propria esistenza. Tra i tanti commenti suscitati dall’uscita dell’Enciclica, ci piace citare quello di Eugenio Scalfari, un opinionista che neanche lontanamente potrebbe essere accusato di ateismo devoto o di particolari simpatie nei confronti del mondo religioso e dei suoi rappresentanti.
“In un’epoca nella quale i fondamentalismi avanzano – scrive Scalfari nel suo domenicale del 5 febbraio 2006 – anche quelli dichiaratamente cristiani o quelli che usano il Cristianesimo come instrumentum regni, il richiamo di Ratzinger alla centralità dell’amore, alla passione per l’amore, all’identificazione tra amore e caritas, alla sua forza e alla sua mitezza, configura una posizione fermissima di resistenza contro ogni chiamata alle armi in nome del Dio unico e comune delle tre grandi religioni monoteistiche e in particolare del messaggio evangelico del cristianesimo e della chiesa cattolica e apostolica”.
Alla luce delle solenni, profonde e argomentate affermazioni del Papa, sarà difficile giustificare eventuali silenzi o accondiscendenze della chiesa cattolica nei confronti della guerra e di ogni altro tipo di violenza.
Nella riflessione cristiana la giustizia e la nonviolenza non sono l’elaborazione di una corrente teologica ma affondano le radici nella ragione prima (ultima?) del Cristianesimo, nella più importante delle virtù teologali, nel fondamento stesso del messaggio del Cristo: l’amore.
Nel dossier di questo numero di Mosaico di pace abbiamo scelto di dare la parola a esperti e testimoni della giustizia e della nonviolenza (Bettazzi, Pasini) e a commentatori differenti per sensibilità e cultura (Mokrani, Politi, La Valle), ma in particolare abbiamo ritenuto che una voce femminile ed esterna alla Chiesa cattolica, potesse meglio dare “corpo” alla sensibilità con cui ci si deve scaldare al tema e alla realtà dell’amore (Maggi). Quasi a dipingere con un mosaico di voci l’eco dell’amore che trasuda dalle pagine del Vangelo e parla di pace.

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