ULTIMA TESSERA

Cabine di prestazione

Calcio e sesso vanno insieme. Anche in occasione dei prossimi mondiali.
Donne importate. E vendute al miglior offerente.
Per divertire i tifosi. Un appello per dire di no.
Renato Sacco

Qualcuno dice che il calcio è lo sport più bello del mondo. E forse è vero. Qualcun altro sostiene che il mestiere più antico è la prostituzione. In vista dei mondiali di calcio in Germania questi due ‘pilastri’ si sosterranno a vicenda in un grande business di sfruttamento della prostituzione, con 40.000 donne ‘importate’ dai Paesi del Centro ed Est Europa. È quanto si legge sul sito http://www.catwepetition.ouvaton.org/php/index.php dove si lancia un appello contro lo sfruttamento della prostituzione delle donne durante i mondiali di calcio. Nel testo, che può essere sottoscritto, firmato e rilanciato da ognuno visitando il sito, si legge: “Comprare il sesso non è uno sport. Diciamo no alla prostituzione delle donne in Germania durante i mondiali di calcio 2006”.
Dal 9 giugno al 9 luglio 2006, 12 città tedesche ospiteranno i Mondiali di calcio; approssimativamente ci saranno 3 milioni di tifosi, la maggior parte uomini, che seguiranno l’evento. Si è stimato che circa 40.000 donne saranno importate dal centro e dall’Est Europa in Germania per svolgere servizi sessuali agli uomini che verranno ad assistere all’evento sportivo.
La Germania ha legalizzato la prostituzione e l’industria sessuale nel 2002. Comunque, si dice che le zone rosse legali saranno troppo piccole per i turisti sportivi/sessuali che parteciperanno. Per far fronte a questo flusso di persone, l’industria sessuale della Germania ha eretto un grande complesso per la prostituzione previsto durante i giochi mondiali. Il “calcio e il sesso vanno insieme”, dichiara il giudice del nuovo megabordello di oltre 3000 metri situato a Berlino, costruito in una zona adiacente allo stadio principale dei Mondiali di calcio e che può accogliere 650 clienti.
Le “casette sessuali” in legno, chiamate “cabine di prestazione”, simili ai bagni, sono state costruite in una zona recintata della stessa larghezza del campo di calcio e sono “accessoriate” con i preservativi, gli spogliatoi e i parcheggi per i clienti e tutta l’organizzazione presta una particolare attenzione nel proteggere il loro “anonimato”. E alla fine di aprile, mentre ci prepariamo a stampare questo numero di Mosaico di pace, sono già apparsi grandi cartelloni pubblicitari, con la foto di una bella ragazza in pantaloncini, e l’invito a ‘farsi una ragazza’. Il tutto accompagnato dalle bandiere dei vari Paesi che parteciperanno ai mondiali di Calcio.
Qualche Paese arabo ha protestato e ha chiesto che venisse oscurata la propria bandiera, non condividendo questa proposta di mercato-sfruttamento della prostituzione. Al momento non sappiamo la reazione di altri Paesi... E l’Italia? Continuando, nell’appello si ribadisce con fermezza che: Noi, come persone e organizzazioni siamo sconcertate e affermiamo che:
• Comprare il sesso non è uno sport. È uno sfruttamento sessuale che reca danno alle donne sia a livello fisico che psicologico e che il corpo delle donne non
è una merce di compra-vendita.
• Considerare il corpo delle donne come merce sessuale viola i criteri internazionali dello sport che promuove l’uguaglianza e il rispetto, non la discriminazione. Il Presidente della FIFAJ. F. Blatter “riconosce il ruolo prominente dello sport, specialmente del calcio, come mezzo comunicativo di messaggi chiari e fermi che possano servire a eliminare i grandi vizi che minano la società in tutto il mondo”. Come può la Coppa Mondiale, aiutare a eliminare lo sfruttamento sessuale? Uomini onorevoli non comprano il sesso perché rispettano la dignità e l’integrità di tutti gli esseri umani. Noi diciamo NO all’organizzazione della prostituzione per il calcio mondiale. Noi firmatari di questa dichiarazione invitiamo:
• I 32 Paesi partecipanti alla Coppa Mondiale, che hanno ratificato la Convenzione e/o i protocolli dell’ONU contro la prostituzione e il traffico sessuale, a opporsi alla promozione della prostituzione in Germania e a dissociarsi pubblicamente con le loro squadre dall’industria della prostituzione.
• I membri delle squadre di calcio a rendere pubblica la loro opposizione allo sfruttamento sessuale delle donne.
• Il Comitato della FIFA e il suo Presidente a compiere un doveroso atto di responsabilità sociale, respingendo il legame tra il calcio e il commercio sessuale.
• Il governo tedesco e il suo cancelliere Angela Merkel, la federazione calcistica tedesca e il suo Presidente, Gerhard Mayer Vorfelder, a protestare contro lo sfruttamento della donna, a fermare questo traffico sessuale e a scoraggiare la ‘domanda maschile’ che favorisce la prostituzione”.

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