CHIAVE D’ACCESSO

Computer e parlamentari ombra

Occorre promuovere un nuovo controllo sui parlamentari: internet è la finestra per sbirciare fra le loro carte.
Alessandro Marescotti

Andiamo su http://www.parlamento.it e da lì colleghiamoci ai siti internet di Camera e Senato. Possiamo conoscere l’attività parlamentare nei dettagli. Anche quella delle commissioni. Vogliamo sapere cosa hanno discusso nella Commissione Difesa della Camera dei Deputati? Vogliamo conoscere in anticipo l’ordine del giorno della Commissione Esteri del Senato? Vogliamo studiare il testo della proposta di legge che il senatore o il deputato che abbiamo eletto non ha neppure sfogliato? Bene: possiamo farlo. Possiamo diventare dei “parlamentari ombra”. Non potremo votare, ma saremo messi nelle condizioni di controllare nei dettagli il lavoro ad esempio di una commissione parlamentare. Dieci anni fa tutto questo non era possibile. Ora sì. Un esempio di controllo telematico risale a quattro anni fa. Allora nacque una forte mobilitazione contro la manomissione alla legge 185, quella sul controllo del commercio delle armi. Essa nacque dalla consultazione dei siti internet di Camera e Senato e dall’invio di migliaia di e-mail ai parlamentari. In quell’occasione scoprimmo dei parlamentari distratti (o silenziosamente complici), che si erano fatti passare sotto il naso un testo di revisione della legge scritto al di fuori del Parlamento e approvato in tempi record nelle commissioni.

Le Iene, la popolare trasmissione per giovani, verificò in modo veramente comico che non pochi parlamentari andavano a votare un testo di legge che non avevano neppure letto. Recentemente sempre Le Iene hanno verificato che alcuni parlamentari non conoscono neppure la data della Rivoluzione Francese. Con la nuova legge elettorale il meccanismo ha favorito non persone scelte dal popolo, ma candidati designati dalle segreterie di partito. Molti sono degnissime persone. Ma altri sono solo carrieristi che hanno ricevuto dal partito il loro “premio fedeltà”. Tutto ciò non può che spingerci a “controllare” sempre di più gli eletti. Il Parlamento svolge una funzione di controllo dell’Esecutivo. Ma i controllori, ossia i parlamentari, non sempre fanno bene questo lavoro difficile e impegnativo. Sono sommersi da chili di carte e da impegni che riempiono la giornata di chi li vuole bene assolvere. Altre volte sono persone inaffidabili o prive delle conoscenze necessarie. Il detto “chi controlla i controllori” è stato spesso usato in modo ironico. Come dire: i controllori hanno gli stessi vizi dei controllati. Ma con la cyber-partecipazione tutto questo scetticismo salta e si apre una nuova frontiera della cittadinanza attiva.

Il sito di Camera e Senato contiene tutte le e-mail dei parlamentari. Loro spesso non le leggono, ma i loro assistenti sono pagati per farlo. Una proposta praticabile (anche se potrebbe apparire audace) è quella di creare i nostri “parlamentari ombra”, uno per ogni senatore e deputato che fa parte delle due commissioni Difesa. Occorrono persone serie, preparate e di buona volontà che leggano con un certo anticipo gli ordini del giorno delle commissioni, diano l’allarme in rete (in inglese si dice alerts) e agli stessi parlamentari distratti, che non hanno letto le carte e che magari quel giorno hanno deciso di non andare in commissione perché hanno altro da fare. La scuola può svolgere un ruolo importante. Purtroppo prevale una cultura “disinteressata” che non impegna né gli insegnanti né gli studenti. Gli studi preparano o al lavoro “basso” o alle professioni “alte” e creano dei profili culturali completamente avulsi da una cultura organica alla preparazione del cittadino attivo. Perché è lui che dovrebbe avere le conoscenze per controllare le valutazioni di impatto ambientale, le centraline di monitoraggio dell’inquinamento, i dati statistici e scientifici. Siamo in ritardo, siamo inadeguati. E la cyber-partecipazione è una carta da giocare contro la cultura della delega e per la riappropriazione della politica come “potere di tutti”.

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