PAROLA A RISCHIO

Camminare insieme sulle vie della pace

Il saluto di Mons. Bona che lascia la presidenza di Pax Christi.
Diego Bona

Come ormai sanno i lettori di “Mosaico di Pace”, nello scorso mese di settembre, mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo, ha passato il testimone della presidenza di Pax Christi a mons. Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli-Larino.
Il nuovo presidente ha già salutato i lettori di questo giornale, nonché gli amici di Pax Christi, con un suo articolo nel numero di ottobre.
Approfittiamo dello spazio di questa rubrica per ospitare il saluto che don Diego Bona ha indirizzato al Consiglio nazionale di Pax Christi nella sua riunione di settembre. È uno stimolo alla riflessione per quanti sono sinceramente alla ricerca di nuove vie per ricostruire la pace. Ne siamo grati a don Diego.

Per prima cosa sento il dovere di ringraziare il Signore per avermi dato l’occasione di incontrare Pax Christi. Ci sono arrivato per caso, ma ho potuto conoscere un po’ di più il valore della pace che è il cuore dell’Evangelo.
Ho potuto persone appassionate, maestri come don Tonino Bello e compagni di viaggio come voi cui voglio esprimere sincera gratitudine per la vostra presenza e la vostra disponibilità e testimonianza.
Insieme devo riconoscere la mia povertà e il mio peccato (Sant’Agostino parla di “confessio laudis et confessio peccati”) per non aver sufficientemente approfondito lo spessore della pace in tutte le sue implicazioni, per l’impegno sempre mancante nei confronti di quello che sono tenuto a fare, o il non facile discernimento tra la franchezza e la saggezza (non dico prudenza che è termine riduttivo).
Vorrei ricordare a me e a voi quanto il Papa esorta nella Novo Millennio Ineunte: “Ripartire da Cristo, tenendo gli occhi fissi su di Lui, rimanere contemplatori nel Volto”.
Perché “Cristo è la nostra Pace”, come dice l’Apostolo e da lui dobbiamo imparare ad attingerla. La collocazione della cappella al piano interrato della “Casa per la Pace” di Pax Christi a Firenze richiama il fondamento su cui occorre costruire.
Non dobbiamo dimenticare che Pax Christi è nato come movimento di riconciliazione e questo spirito deve accompagnare pensieri, parole e azioni, attenti a evitare contrasti e divisioni, pur nella franchezza della verità e nel coraggio delle convinzioni. Ricordate sempre che per essere operatori di pace occorre avere pace nel cuore, con se stessi e con tutti, e naturalmente con il Signore.
Pax Christi è un movimento ecclesiale, il che è diverso da ecclesiastico (come un organismo diretto della Chiesa) perché nasce dalla base ma vive nella Chiesa. A questa Chiesa dobbiamo voler bene perché è Madre e Maestra (l’enciclica del Beato Giovanni XXIII che va di pari passo con la “Pacem in Terris”) evitando la tentazione di criticismo (che è ben diverso dalla critica costruttiva) dettato da una certa forma di riserva, sospetto e animosità.
In verità, quasi mai l’ho vista affiorare in questo Consiglio, ma credo che sia importante tenerlo presente.
Quello che vedo importante è essere sempre attenti alle situazioni che si presentano (quante e quanto diverse ho visto presentarsi in otto anni di mio servizio!) leggendole alla luce della Parola, il “ramo di mandorlo” che è il Vangelo, per essere quella voce e quella testimonianza che siamo chiamati a essere, innanzitutto all’interno delle comunità cristiane dove il tema della pace è ancora e sempre minoritario, e poi nell’orizzonte più vasto dell’opinione pubblica per far conoscere quanto la Chiesa dice della pace e di tutto quanto essa contiene.

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