NONVIOLENZA

L'obiezione e Pax Christi

La storia di un impegno che dura da oltre trent’anni.
Giuliana Bonino

Pax Christi Italiana è stato l’unico movimento cattolico che ha partecipato negli anni Sessanta alla campagna per il riconoscimento in Italia dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Riferimenti importanti per la maturazione di questo impegno furono gli scritti di don Mazzolari, di Padre Balducci e di don Lorenzo Milani, oltre al Concilio Vaticano II e alla richiesta di solidarietà che ci veniva dagli obiettori che andavano in carcere per non imbracciare le armi. In quegli anni, Pax Christi fece una scelta antimilitarista che dura ancora oggi.

In marcia per la pace
Riflettendo su questi temi si decise di organizzare la marcia di Capodanno del 31 dicembre del 1969, concludendola a Peschiera del Garda davanti al carcere militare dove erano chiusi gli obiettori. Iniziativa preceduta da una tavola rotonda a Padova. Lanciato il tema della Marcia di Capodanno, “L’obiezione di coscienza come testimonianza di pace” , arrivarono le polemiche e le lettere anonime in cui si accusavano gli obiettori di vigliaccheria e si riteneva l’eventualità di una legge un degrado morale. Poiché allora manifestare per chiedere la legge sull’o.d.c. era considerato apologia di reato e istigazione a delinquere, i referenti di Pax Christi organizzatori della Marcia furono tutti schedati come sovversivi e molti chiamati nelle Caserme a rendere conto del proprio operato. Per qualcuno ci furono delle denunce, decadute solo con l’approvazione della legge nel 1972. Ma il movimento non si era fatto impressionare: continuò a organizzare incontri, dibattiti, altre due Marce di Capodanno (1970 e 1971) sul problema dell’odc.
Nell’estate del 1970 era scoppiata, intanto, sui giornali italiani la polemica sul caso Deffregher: un capitano delle SS che aveva ordinato una rappresaglia con la morte di civili a Filetto di Camarda in provincia dell’Aquila, ma che tornato in Germania era entrato in seminario e si era fatto prete. Nel 1970 era diventato vescovo ausiliare di Colonia e la sua storia era stata pubblicata sui giornali creando molti interrogativi. Così Pax Christi Italia, d’accordo con la sezione tedesca, organizzò per l’ultimo dell’anno un incontro a l’Aquila, anche con esponenti radicali e Pietro Pinna del Movimento Nonviolento. La sera si salì a piedi a Filetto dove ci si incontrò con gli abitanti, che ricordavano ancora con gran sofferenza quanto accaduto durante la ritirata tedesca, e si concluse con la celebrazione della Messa. Nel 1971 la Marcia si tenne da Condove a S. Antonino di Susa, dove le maestranze delle Officine Moncenisio avevano chiesto alla proprietà di uscire dalla produzione bellica.
Quegli anni sono stati intensi per incontri, seminari, dibattiti e solidarietà ai vari obiettori che in gran parte venivano difesi dall’avv. Canestrini, e da un gruppo di giovani avvocate. Il Bollettino di Pax Christi ha dato ampio spazio alla pubblicazione del diario di Alberto Trevisan che in carcere a Gaeta, Forte Boccea e Peschiera scriveva della durezza carceraria a cui erano sottoposti gli obiettori e intitolava i suoi scritti “A messa per motivi di sicurezza”.

Arriva la legge …
Il 12 dicembre 1972 fu finalmente approvata la legge Marcora sull’odc e mons. Bettazzi, a nome del Movimento, rilasciò all’Agenzia ASCA una dichiarazione:
“La sezione italiana del movimento cattolico internazionale Pax Christi, si è sempre schierata a favore del riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza, anzitutto per un impegno di fedeltà alla Costituzione la quale, nello stabilire il dovere per ciascun cittadino di servire la Patria, prevede che tale servizio possa essere reso, in modo vario, e dunque implica le dovute precisazioni legislative. In più la Convenzione europea sui diritti dell’uomo contiene l’esigenza di questa legislazione, a cui appunto si sono adeguate tutte le grandi democrazie occidentali: è significativo il fatto che, nell’Europa occidentale, l’Italia si trovi, in questa mancata espressione legislativa, accanto a Paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo.
Come cristiani, poi, dobbiamo ritenere che un’obiezione di coscienza, che rifiuti il servizio militare a favore di un servizio civile non solo richiama la centralità della coscienza e dei suoi dirittidoveri nel costituirsi di una società autenticamente umana e di un costume profondamente morale, ma rientra altresì nella testimonianza profetica di un impegno di pace e di fraternità corrispondente ai compiti della fermentazione evangelica cui è chiamata la chiesa(…) Pax Christi Italia ha manifestato le sue preoccupazioni di fronte a una legge che mortifica l’obiezione di coscienza, considerandola ingiustamente come una infrazione alla legge comune che è la legge militare. Tale atteggiamento risulta ora anche dal tono e dalla formulazione della legge, che non solo impone al servizio civile un tempo notevolmente più lungo che non al servizio militare, ma introduce un delicato giudizio sull’orientamento spirituale dell’obiettore e lo affida a un tribunale dalla fisionomia nettamente militare”.

…E arrivano gli obiettori
Pax Christi non aveva allora strutture che le permettessero l’impiego di obiettori. Fu così che mons. Bettazzi, come vescovo di Ivrea richiese la convenzione per la Casa dell’Ospitalità che fu il terzo Ente a convenzionarsi dopo la Comunità di Capodarco e l’Ospedale psichiatrico di Trieste. Nel 1979 il Movimento stipulò la convenzione per gli obiettori presso la Comunità di Rossano Calabro avviata da Gianni Novello. Pax Christi ha continuato a lavorare su questi temi appoggiando l’autoriduzione di alcuni obiettori e allargando l’obiezione di coscienza anche alla produzione delle armi e poi alle spese militari.
Un convegno tenutosi a Milano nel 1979 così si esprimeva nel documento finale: “La fede nell’uomo ci obbliga a sperare contro ogni delusione affinché si cammini assieme verso l’eliminazione di ogni discriminazione tra Paesi ricchi e poveri, fra uomini armati e indifesi e allo stesso modo fra chi obietta e chi sceglie diversamente, fra studenti e lavoratori, tra i giovani del nord e quelli del sud spesso senza possibilità di lavoro alternativo all’esercito. L’obiezione di coscienza significa il rifiuto della logica del dominio, espressa e alimentata dalla legittimazione della guerra, quindi dell’esercito e della corsa agli armamenti. Questa è ‘pazzia’ perché prepara inevitabilmente morti e distruzione, è ‘furto’ alle esigenze dei più poveri, come afferma il documento della Santa Sede sul disarmo del 1976.
L’obiezione di coscienza all’esercito, contestazione radicale della società violenta, può portare intanto alla scelta del servizio civile in una visione di Patria come solidarietà di uomini accomunati dalle tradizioni sociali e dal desiderio di una crescita comune, nella convivenza pacifica di tutti i popoli. Chiediamo pertanto alla chiesa – dalla gerarchia a tutte le parrocchie e comunità ecclesiali – di prendere coscienza delle attuali condizioni sociali anticristiane e antiumane e del dovere quindi di una chiara testimonianza. Si annunci dunque che l’obiezione di coscienza va vista non come una eccezione da tollerare, ma come la scelta normale da incoraggiare e da sostenere anche per coloro che si preparano al sacerdozio. E che lo stesso servizio civile va visto non come una possibilità di rendere un servizio utile ed economico a iniziative di beni, ma come impegno a cambiare radicalmente la logica violenta della società e deve quindi nascere e crescere in solidarietà con la comunità cristiana.
Si chiede alla società civile e agli organismi legislativi che discutano al più presto le nuove proposte di legge per il riconoscimento pieno dell’o.d.c. in particolare per quanto riguarda la smilitarizzazione del servizio civile e l’equiparazione della durata con la ferma militare per una completa dignità giuridica libera da indebite inquisizioni e da penalità. Intanto siano rispettati gli impegni assunti eliminando gli scandalosi ritardi e le discriminazioni arbitrarie nell’esame delle domande, così come i rifiuti della legittima propaganda, e annullando giudizi e pene militari per un problema strettamente civile".

Questo è stato l’impegno di Pax Christi nel passato, saldo ancora oggi.

Note

È in libreria il libro “Obiezione alla violenza, servizio all’ uomo”, edito da EGA, che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno organizzato dalla Caritas italiana per ricordare i 30 anni dell’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia.
Al Convegno Giuliana Bonino ha portato la testimonianza di Pax Christi Italia.

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