MUSICA

Se PACE non fa rima con STORIA

Gli U2, musica e parole contro la guerra.
Vincenzo Dell'Olio

Un volantino affisso in bacheca nel 1976 ed ecco, qualche tempo dopo, gli U2. Paul “Bono” Hewson, cantante; Larry Mullen Jr. , batterista; Dave “The Edge” Evans, chitarrista; Adam Clayton, bassista: il rock, la voce dolce e impetuosa dell’ultimo ventennio. Fin dal primo album, Boy, nel 1980, emergono le sonorità e gli ideali che caratterizzeranno le produzioni di maggior successo del gruppo.
Tre anni dopo arriva la consacrazione con War, un lavoro il cui titolo esplica il filo conduttore di tutte le canzoni. Le parole forti espresse contro la guerra e soprattutto sulla situazione dell'Irlanda di quel periodo, soggetta ad attentati e a lotte violente, trovano nel brano Sunday bloody Sunday l’apice lirico sonoro e portano i rockers di Dublino sotto i riflettori della pubblica opinione. L’inconfondibile voce di Bono canta della maledetta domenica del 30 gennaio 1972 quando a Londonderry (Nord Irlanda) l’esercito inglese sparò sulla folla che manifestava a favore di una campagna sui diritti civili dei prigionieri politici irlandesi. 14 morti, diversi feriti e la beffarda decorazione dell’ufficiale in capo dei parà da parte della regina d’Inghilterra. Tom McGurk un editorialista irlandese, ha detto recentemente: “Quel giorno fu il nostro 11 settembre”, affermazione che spiega più d’ogni altra il valore simbolico assunto dalla canzone degli U2.
Le esibizioni live che fanno risaltare carisma e ardore di Bono, diventano da subito un marchio di fabbrica e il successo appare inarrestabile con l’uscita di the Unforgettable Fire che trae il suo titolo da una mostra sui fatti di Hiroshima e Nagasaki. L’album, che contiene Pride (in the name of love) dedicata a Martin Luther King, inaugura stagioni di impegno e iniziative benefiche contro l'apartheid e la povertà nel Terzo Mondo.
La band partecipa al Live Aid dell’85 e Bono collabora al singolo Sun City degli Artists United Against Apartheid. Nell’86 si susseguono diversi concerti per il venticinquesimo anniversario di Amnesty International. È solo l’inizio. I raid aeri statunitensi contro i civili del Nicaragua, la droga, il violento regime di Pinochet sono, nell’87, fra i temi di The Joshua Tree, considerata la loro opera migliore con perle come Where the streets have no name, I still haven’t found, With or without you, Bullet the blue sky, Mothers of the Disappeared e One tree hill.
Cade il muro di Berlino, inizia il nuovo decennio e gli U2 sono lì più di prima con nuove sonorità elettroniche e con testi non meno taglienti. È del ’91 Achtung baby, con le sue vertigini per i cambiamenti in atto e l’ossessione per la crescente invadenza della televisione e della macchina standardizzatrice. E il Grande Fratello non è neppure iniziato.
Arriva la guerra jugoslava e l’impegno per i bambini di Sarajevo durante il Pavarotti International. Arriva la splendida Miss Sarajevo (U2, Brian Eno e Pavarotti), che ricorda che amore e bellezza esistono nonostante tutto. Nel ’97 esce Pop, un disco poco convincente bilanciato da una tournée che registra il tutto esaurito ovunque e date emblematiche a Sarajevo, Tel Aviv, Belfast e Johannesburg. Si assiste increduli alla stretta di mano mediata da Bono tra il leader unionista dell’Ulster David Trombe e il nazionalista John Hume per il referendum sulla pace in Irlanda del Nord.
Il terzo millennio si apre con il progetto Giubileo 2000 per la cancellazione del debito dei Paesi del Terzo Mondo, che porta Bono al memorabile incontro con il Papa e culmina con la pubblicazione di All that you can't leave behind. Le redivive sonorità degli inizi raccontano dell’ingannevole valore del possesso, della labilità delle idee, della lotta per la giustizia di Aung San Suo Kyi (Nobel per la pace) contro la dittatura comunista che affligge il popolo birmano.
Infine l’11 settembre, il sentito impegno per i familiari delle vittime e contro nuove guerre, con la struggente amarezza di chi sa che “pace e storia non fanno rima fra loro”.

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