ATTUALITÀ

Il banchiere dei poveri

Assegnato il Nobel per la Pace a Muhammad Yunus, l’ideatore della Grameen Bank. La rivoluzione compiuta dal microcredito e dalla microfinanza.
Francesco Terreri (giornalista di L'Adige di Trento, esperto di microcredito)

Era il 1974, l’anno della grande carestia in Bangladesh. Il villaggio di Jobra si trovava, e si trova tuttora, vicino all’università di Chittagong. Il campus infatti era collocato fuori dal centro urbano, per evitare – così aveva deciso il dittatore pakistano Ayub Khan quando fu costruito – che gli studenti turbassero la popolazione con le loro agitazioni. Era lì che il professor

Il professor Yunus è nato nel 1940 a Chittagong, il più importante centro economico del Bengala Orientale.Terzo di 14 figli, cinque dei quali morti ancora bambini, ha studiato nella sua città e poi, dopo la Fulbright, ha conseguito il dottorato all’università Vanderbilt di Nashville, nel Tennessee. Nel 1972 è diventato Capo del Dipartimento economico dell’università di Chittagong. Nel 1983 ha fondato la banca Grameen e nel 1997 ha presieduto a Washington la prima conferenza mondiale sul microcredito. La sua storia personale e i fondamenti del sistema della Grameen Bank sono descritti nel libro Il banchiere dei poveri (pubblicato in Italia nel 1998 da Feltrinelli) che gli è valso numerosi premi in tutto il mondo.
Fonte: www.repubblica.it del 13 ottobre 2006
Muhammad Yunus, brillante docente con dottorato e primi incarichi negli Stati Uniti, insegnava economia. Yunus, all’epoca poco più che trentenne, si trovò direttamente a contatto con le condizioni dei più poveri dei villaggi bengalesi.
“Provavo una sorta di ebbrezza – racconta in quella specie di autobiografia che è Il banchiere dei poveri a cura di Alan Jolis – quando spiegavo ai miei studenti che le teorie economiche erano in grado di fornire risposte a problemi economici di ogni tipo. Ma a cosa servivano se la gente moriva di fame sotto i portici e lungo i marciapiedi?”. Il giorno più importante della vita di Yunus prima dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace, fu appunto nel 1974. In una delle prime visite nel villaggio di Jobra, vide, accovacciata a terra sulla veranda di una casa diroccata, una donna che fabbricava uno sgabello di bambù. “Non c’è nessuno in casa” disse la donna, che si chiamava Sufia. Intendeva dire che non c’erano uomini. Ciò nonostante Yunus le fece alcune domande e scoprì che il bambù che usava per lavorare lo acquistava a debito dal rivenditore locale per l’equivalente di 22 centesimi di dollaro.
Alla fine della giornata gli rivendeva gli sgabelli, così ripagava il debito e quello che rimaneva era il suo profitto. “Cin- que paisa” cioè 2 centesimi di dollaro. “Nei miei corsi universitari – racconta ancora Yunus – ragionavo in termini di miliardi ma lì la vita e la morte si giocavano sui centesimi”. Yunus respinse la tentazione di dare a Sufia del denaro. Si chiese invece se il lavoro di Sufia e quello delle centinaia di migliaia di microimprenditori che cominciò a vedere quasi ovunque non potesse essere considerato degno di avere servizi finanziari come le grandi imprese dei Paesi ricchi. “I poveri non erano tali per stupidità o per pigrizia ma perché le strutture finanziarie del nostro Paese non erano disposte ad aiutarli ad allargare la loro base economica”. Con questa intuizione, Yunus avviò quella che l’economista britannico Malcolm Harper ha definito “una rivoluzione tranquilla nel mondo della finanza, sul piano dello sviluppo umano probabilmente il maggior cambiamento degli ultimi cinquant’anni”.
È stato chiamato microcredito, ma oggi sempre più si definisce microfinanza perché, appunto, si parla di un complesso di servizi finanziari, compresa una sorprendente raccolta del risparmio dei poveri, e non solo di prestiti. La Grameen Bank di Yunus in trent’anni ha prestato oltre cinque miliardi di dollari a sei milioni di persone, per il 96% donne. E i crediti non ripagati sono stati sempre sotto il 10% e spesso sotto il 5% del totale. Oggi nel mondo si contano oltre 3.000 programmi e istituzioni di microcredito, con più di 66 milioni di destinatari di microprestiti sotto la soglia di povertà, in gran parte donne. Istituzioni internazionali, agenzie di cooperazione, perfino alcune banche “tradizionali” cominciano a essere coinvolte. Le microimprese che avrebbero bisogno di credito nel mondo sono, secondo calcoli di un’agenzia ONU (l’UNCTAD), oltre 500 milioni. E le famiglie escluse dal circuito finanziario nel nostro Paese, afferma la Banca d’Italia, raggiungono i 3 milioni. C’è ancora molto lavoro per Yunus e gli altri “banchieri dei poveri”.

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