INIZIATIVE

Frontiera mediterranea

Da mare che unisce a mare che divide, da ponte a muro di cinta della fortezza Europa, da spazio dei commerci e degli scambi a cimitero a cielo aperto.
Fabio Alberti

Qualche tempo fa ero a Genova con May, un’educatrice libanese, per presentare un libro realizzato da bambini palestinesi per descrivere la loro condizione in Libano. May ha voluto sapere di più della città in cui era venuta e così abbiamo scoperto che Genova era una città fenicia, che i suoi fondatori venivano dall’attuale Libano. Genova si è dimenticata di questa sua origine, così come di essere stata finanziatrice delle guerre commerciali mediterranee dell’inizio del secondo millennio, comunemente chiamate crociate, per celebrarsi come patria di Colombo, che – nell’avviare la conquista delle Americhe nello stesso anno in cui gli Arabi venivano cacciati dalla Spagna dopo una presenza di 400 anni – iniziava il riorientamento dell’Europa dal Mediterraneo all’Atlantico (e poneva le basi per la decadenza della stessa Genova).

Tutti mediterranei
Come Genova molti di noi a nord, sud, est, ovest del Mar Bianco, come lo chiamano gli Arabi, ci siamo dimenticati di essere stati mediterranei, nonostante millenni di convivenza e origini culturali comuni. Nello stesso modo, con troppa interessata disinvoltura, abbiamo rimosso, con l’insieme dell’Europa, la storia recente dell’occupazione militare europea delle altre sponde del Mare Nostrum. La storia del colonialismo europeo, e italiano, in Nord Africa e in Medio Oriente, con i milioni di morti che ha comportato, è una storia ancora tutta da raccontare o, al più, raccontata solo dai colonizzatori. Alla occupazione militare è seguita una non meno grave politica neocoloniale fatta di interferenze politiche, di sfruttamento delle risorse, di freno alla modernizzazione, di sostegno a governi autoritari.
E non sfuggono a questa logica le più recenti politiche di “dialogo asimmetrico” euro-mediterraneo avviate dall’Unione Europea.
Una storia che spiega in gran parte l’attuale divario nello sviluppo economico e nel godimento dei diritti fondamentali degli uomini e delle donne tra le diverse sponde.
Le dinamiche innescate da questo divario, sul piano politico, sociale e culturale, parlano di miseria, di autoritarismo, di colonizzazione culturale, di fondamentalismo che si diffonde e di razzismo che cresce. Così il Mediterraneo è finito per diventare la “frontiera” per eccellenza tra Est e Ovest, tra Oriente e Occidente. La faglia dove potrebbe combattersi lo scontro di civiltà. Da mare che unisce i popoli che ne vivono le sponde a mare che divide. Da ponte a muro di cinta della fortezza Europa, da spazio dei commerci e degli scambi a cimitero a cielo aperto.

A Roma
È possibile riscoprire uno spazio mediterraneo nel quale tentare di costruire una prospettiva diversa da quella “euroatlantica” che ci ha portato sin qui? È possibile immaginare un altro Mediterraneo che recuperi all’Europa una delle sue radici e ai popoli della sponda sud il proprio naturale partner per lo sviluppo economico e sociale? È possibile opporsi al dominio coloniale euroatlantico, alle guerre e alle occupazioni, sviluppando società aperte e democratiche? La cultura e le religioni possono riprendere a svolgere un ruolo di avvicinamento tra le genti contrastando il pericoloso avanzare dello sconto tra civiltà?
Se queste ipotesi fossero percorribili toccherebbe alla società civile avviare questo cammino, dal basso, proponendo e praticando una strategia di lunga durata di lotta anticoloniale e per i diritti.
Di queste cose abbiamo discusso a Roma dal 24 al 26 novembre con cento esponenti della società civile mediterranea nell’incontro “Medlink - intrecci mediterranei” promosso da alcune associazioni italiane impegnate nel processo del foro sociale mediterraneo. Attivisti dei diritti umani, associazioni di donne, esponenti sindacali, animatori dei fori sociali, organizzazioni giovanili provenienti da tutti i Paesi costieri hanno provato a cimentarsi con queste domande e a verificare la fattibilità di una alleanza dal basso per la pace, la giustizia, i diritti e la democrazia nel Mediterraneo.

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