CHIAVE D’ACCESSO

Da molti a molti

Quindici anni fa nasceva “PeaceLink” una rete telematica di controinformazione per far circolare l’idea che c’è un mondo che sa cosa significa la nonviolenza attiva.
Alessandro Marescotti

Quindici anni fa due pacifisti italiani, in un lungo colloquio telefonico, scelsero il nome: PeaceLink, “collegamento di pace”. Nasceva il nucleo di una rete telematica di controinformazione. Di quei due pacifisti uno era Marino Marinelli, educatore scout e membro dell’Associazione per la Pace di Livorno. L’altro ero io, insegnante di Lettere e attivista dell’Associazione per la Pace di Taranto. Perché quella scelta? Pensavamo a un sistema per “rendere permanente” il contatto fra i gruppi impegnati contro la guerra. Era da poco finita Desert Storm.
E i pacifisti avevano perso. Con la fine della guerra rischiava di disperdersi l’intero patrimonio di esperienze e di aggregazione sorto attorno a quella guerra. Quindici anni fa furono in molti ad avvertire che il movimento sconfitto era destinato al riflusso definitivo se non si fosse creata una “rete” di collegamento permanente. E la parola “rete” apparve in molte sigle. Il problema era: come mantenere in vita queste reti? Le reti di coordinamento concentravano il potere. Moltiplicavano lo stress. Morivano dopo pochi mesi. Occorreva, invece, un sistema di rete che distribuisse i poteri anziché concentrarli.

Diserto!
La scelta di PeaceLink ricalcava PeaceNet, l’esperienza di telematica per la pace statunitense nata nel 1984. L’idea di fondo era sostanzialmente questa: un sistema di consultazione permanente non poteva reggere sul telefono e neppure sul fax in quanto sono sistemi unoa- uno. Occorreva un sistema “molti-amolti”, che rendesse condivisibili le informazioni e offrisse un piano paritario al processo comunicativo. Una rete, insomma. Una vera rete, in cui non vi fossero nodi centrali e nodi periferici, in cui tutti fossero allo stesso livello. E occorreva ideare un sistema che replicasse in automatico i documenti: una sorta di “fotocopiatrice in rete” gratuita.
L’urgenza si manifestò alla vigilia della Guerra del Golfo. Avevo preparato un manuale per chi non voleva partire per la guerra. In realtà io non ero un disertore nato, né un obiettore di coscienza. Anzi, avevo fatto il corso AUC (Allievi Ufficiali di Complemento). Ma ero convinto che, nel momento in cui avessero impartito un ordine contrario alla mia coscienza, avrei disobbedito. E quindi avevo studiato molto bene i regolamenti militari, la Costituzione, la formula del giuramento, le procedure legali. Sulla base di tutto ciò, dopo essermi consultato con alcuni avvocati, scrissi un manuale per “obbedire alla Costituzione e disobbedire alla guerra”.
Lo segnalai a “il manifesto” che pubblicò poche righe dal titolo Deserto? Diserto! nell’ambito della finestra informativa curata dalla “Rete nonviolenta di informazione”. Sul giornale fu pubblicato anche il mio numero di telefono. Eravamo a un passo dalla guerra. Il caso volle che in quei giorni partirono anche tante cartoline che obbligavano i giovani a presentarsi ai distretti militari. Si diffuse il panico. Incominciai a ricevere decine e decine di telefonate. Non avevo più il tempo per andare a fotocopiare e a spedire la “guida per disobbedire” che arrivavano altre richieste e la cosa non aveva più fine. In un primo momento fu entusiasmante sentirsi così utile agli altri. Dopo alcuni giorni la vita divenne assolutamente caotica, col telefono che squillava in continuazione e la casa che era diventata un ufficio postale. Se ci fosse stata PeaceLink allora!

Telematica per la pace
Fu probabilmente quell’esperienza che mi portò a pensare in un primo tempo a una catena di distribuzione di dischetti che ognuno potesse duplicare e replicare potenzialmente all’infinito. E poi un giorno lessi che esisteva un sistema per distribuire automaticamente i cosiddetti “file”: era la telematica. Provai un senso di profonda ignoranza, quasi di umiliazione. Allora esisteva il Videotel, ma costava venti milioni diventare fornitori di informazioni on line. Inoltre erano informazioni che si potevano solo leggere sul video senza stamparle e a costi salatissimi: un vero bidone.
Occorreva un sistema più economico e potente. La mia fortuna fu quella di incontrare, a Taranto, Giovanni Pugliese, un operaio con la passione per la telematica. Con infinita pazienza mi spiegò tutto, dalla A alla Z. I mesi fra la fine del 1991 e l’inizio del 1992 furono mesi di ricerca per tutta l’Italia. Chiedevamo: ci sono altre persone che hanno avviato la telematica per la pace? Cominciò il tam tam anche sui giornali e sulle riviste vicine al movimento pacifista: “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Azione Nonviolenta” ecc. Non avremmo mai e poi mai pensato che in Italia la telematica per la pace la stavamo iniziando proprio noi.

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