RESISTENZE

Porti a rischio nucleare

Porti in pericolo, città che si espongono sempre più a rischio di crisi ambientale. Storie di ordinaria follia e di resistenze cittadine.
Alessandro Marescotti

È il 15 novembre 2002 e un sottomarino nucleare americano si scontra con una nave gasiera. La collisione avviene al largo di Barcellona dove è collocato un rigassificatore. La gasiera è la “Norman

Lady”.Per fortuna è vuota, avendo già scaricato il GNL (gas naturale liquido) nel rigassificatore. Il sottomarino USS Oklahoma City riporta solo danni al periscopio. Della notizia si occupa anche la CNN. Gli impianti di rigassificazione servono a ricevere il gas metano liquefatto dalle navi gasiere e a portarlo allo stato aeriforme. Assieme ai metanodotti sono i canali con cui dotarsi di metano. Il dibattito sui rigassificatori oggi è in gran parte centrato sulla loro sicurezza, essendo impianti sottoposti alla normativa Seveso relativa agli “incidenti rilevanti”.

I danni

Il giornalista Manlio Dinucci ricorda i pericoli di una nube di metano: “Come mostra un documentario statunitense realizzato da Tim e Hayden Riley, la nube di vapore fuoriuscita per incidente da una nave gasiera si spanderebbe sulla superficie marina molto più rapidamente che su quella terrestre e, incendiandosi una volta raggiunta la costa, brucerebbe tutto al suo passaggio. Uno studio commissionato dal Pentagono afferma che l’energia sprigionata equivarrebbe a quella di 55 bombe di Hiroshima (prive di radiazioni). Un altro studio, commissionato dalla città di Oxnard (California), prevede che la nube di fuoco si spanderebbe in un raggio di 55 km”.

Le aziende che propongono i rigassificatori tranquillizzano affermando che non si è mai verificato un incidente catastrofico a una nave gasiera. E tendono quindi a escludere l’evento. Ma l’evento catastrofico a una nave gasiera è contemplato dagli studi più seri. Il Sandia Report, ad esempio, è stato redatto dalla Loocked Martin Company per il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e a pagina 90 riporta, tramite simulazioni, il raggio di fuoco di diverse nuvole di metano fuoriuscite da una metaniera e incendiatesi. Il rapporto completo in inglese lo si può prelevare dal sito www.verdilivorno.it/offshore.htm

Dove sono i pacifisti?

Alcuni gruppi pacifisti si stanno mobilitando in quanto vari rigassificatori proposti sarebbero collocati proprio nelle città militarizzate verso cui fanno rotta i sottomarini a propulsione nucleare: i cosiddetti “porti a rischio nucleare”. Ad esempio rigassificatori sono previsti per Trieste, Livorno, Brindisi, Taranto. Queste ultime due città, inoltre, sono state definite per legge “città ad alto rischio di crisi ambientale”. In molte parti d’Italia i rigassificatori non sono stati discussi con la popolazione nonostante la legge 108 del 2001 recepisca la Convenzione di Aarhus con la quale è sancito il diritto dei cittadini di essere informati e coinvolti nel processo di partecipazione al processo decisionale. In varie città è stato anche disatteso l’articolo 23 della legge Seveso II sulle industrie a rischio di incidente rilevante che prevede espressamente la partecipazione della “società civile qualora si ravvisi la necessità di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti”. A Taranto il rigassificatore è previsto in un’area in cui sono concentrati già 8 impianti definiti per legge ad alto rischio e sottoposti alla Seveso. Un incidente provocherebbe il cosiddetto “effetto domino”. Il rigassificatore infatti disterebbe meno di novecento metri dai serbatoi dell’Agip, dove il 1° maggio 2006 vi fu uno sversamento di 30 milioni di litri di carburante per un incidente. I vigili del fuoco ricoprirono tutto il liquido infiammabile pompando uno strato di schiuma perché sarebbe bastata una scintilla per scatenare una catastrofe capace di propagarsi attorno con una reazione a catena. Alcuni credono che la soluzione sia allora quella di collocare i rigassificatori in mare aperto, lontano dalla terra ferma, come è previsto a Livorno: impianto off shore. Ma il rimedio sembra peggiore del male da evitare.

 

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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