CONVEGNI

Laici, chierici e laicisti

Il seminario del Centro Studi di Pax Christi rilancia
una riflessione plurale, libera e laica per riportare al centro del dibattito la ricerca di un’etica universale.
Giancarla Codrignani

È necessaria una premessa: se per “laico” si intende il “non chierico”, alla luce del concetto di “popolo di Dio” – dice il Concilio Vaticano II – la diversità delle funzioni e dei ruoli non produce distinzioni di appartenenza.
Come spiega mons. Bettazzi, Dio ha creato un mondo in pienezza; sono gli uomini che hanno distinto “naturale” da “soprannaturale”: gli individui, infatti, nascono nel soprannaturale, ma “diventano” nel naturale che non è la materia bruta dei positivisti e, anzi, conserva la potenzialità di come era stata vista da Dio; tuttavia prescinde dalla Rivelazione.
Non c’è, dunque, pericolo per la fede se, assumendo il limite che è proprio dell’umano, ci si rende conto che non è dato disincarnarsi. L’esperienza umana – l’esperienza stessa che abbiamo di Dio – conosce soltanto nella contingenza e arricchisce di pensieri sempre nuovi la propria ricerca dell’universale.

Una storia di libertà
Di conseguenza, secondo il teologo moralista Enrico Chiavacci, occorre percepire il senso della ricchezza che si è realizzata nella storia, attraverso travagli e ripensamenti, ma sotto il segno della libertà. Solo negli ultimi due secoli l’ambito morale ha visto interventi dogmatici da parte della Chiesa, che hanno prodotto un irrigidimento non a caso corretto dal Concilio Vaticano II, un Concilio che ha avuto il limite (o la virtù?) di essere stato non dogmatico, ma pastorale. La Costituzione Gaudium et Spes fin dall’inizio parla della “Chiesa nel mondo di questo tempo”; e si deve a Paolo VI il riorientamento di un’opposizione che riteneva improprio far entrare la realtà umana in una Costituzione conciliare.

Sogno una Chiesa più umile, meno autoritaria, nel senso di più conscia della sua ‘umanità’ e che la fa vicina a tutti in quanto “sorella e discepola” proprio per essere “mater et magistra”.
[...]. Non vedrò la realizzazione di tali sogni. Ma nel frattempo pongo la mia gioia nel rilevare il futuro che nasce nel micro; quanta fioritura di iniziative, di gruppi e movimenti dal basso!

Luigi Sartori
Conquista grande e grande arricchimento teologico, perché quando ricorda (24) che Deus finis est, lo pone come traguardo di una convivenza umana che vive nel dono di sé a modello della Trinità: se, infatti, è dovere dei pastori e dei teologi ascoltare le voci del loro tempo con tutto quanto viene dal mondo delle arti, della scienza, delle altre religioni (44), ciò è “per meglio annunciare la verità”. E quando in forma solenne la morale è collocata non solo sub luce Evangeli ma et humana experientia, convalida la laicità del popolo di Dio, vale a dire di tutti.
Il Concilio ha così abbandonato il “fissismo” della tradizione e ha rinnovato la dottrina, a partire dal campo della sessualità (riconoscendo, per esempio, l’omosessualità come natura e non devianza), della guerra, della proprietà privata. Per Chiavacci “la Chiesa è intrinsecamente laica”: solo l’egoismo di chi interpreta la laicità come “l’indifferenza all’altro” è perversione dell’ordine voluto da Dio. I cristiani non possono non riconoscere la grandezza di coloro che sono morti per amore del prossimo, a prescindere dal tempo e dai luoghi in cui sono vissuti o vivono e dalla fede religiosa che praticano o non praticano.

Laicità o laicismo?
Il relativismo, infatti, è insito nelle trasformazioni antropologiche del successo, del danaro, del sesso. La storia insegna anche che nei secoli passati il concetto di “Stato sovrano” era legato alla confessionalità nazionale; per questo principi, re e pontefici condannavano come nemici pubblici gli eretici.
In molte situazioni si chiama in causa la legge naturale. La legge naturale riposa nel cuore dell’uomo: lo dimostrano anche Antigone e Socrate, ma diventa norma comune seguendo l’evolversi storico. La legge moderna deve rispondere solo al bene comune e il legislatore cattolico contemporaneo deve sapere che rappresenta anche i non-cattolici e i non-credenti ed essere preparato a cambiare le norme con il mutare delle consuetudini.
Oggi, se i diritti umani sono i diritti “di ogni membro della famiglia umana”, il senso della sovranità si attenua; e se la scienza ci propone l’evoluzionismo, dobbiamo cercare di capire che cosa cambia nel rapporto simbolico. La verità è che siamo sempre in cammino, come uomini e donne, come politici, come religiosi. Chi parla di “diritto naturale” come di un postulato da usare nel discorso religioso deve partire dalla constatazione dell’origine non cristiana del valore, nato in Grecia, teorizzato a Roma ed evolutosi nei secoli contrapponendosi alle rappresentazioni dogmatiche.
La necessità della sopravvivenza e della convivenza ha sviluppato le strutture del consorzio umano che, nel loro evolversi, hanno prodotto nei diversi luoghi società e tradizioni differenti e normative non omogenee. Conquiste civili comuni dell’Occidente, ma anche aspirazione diffusa, sono il rifiuto del dogmatismo e la tolleranza.

Stato democratico
Laicità – o laicismo, che Sergio Lariccia tende a non diversificare semanticamente, soprattutto in presenza di tendenze che, accusando il laicismo, danno interpretazioni di parte a una cosiddetta “sana” laicità – è, in giurisprudenza, “il principio generale degli ordinamenti”, e fa riferimento a un modello di neutralità attiva dello Stato definito ‘laico’ volta a favorire tutte le istanze umane culturali, religiose, ideologiche, politiche ma anche a impedire prevaricazioni integraliste.

Laicità nella Chiesa, laicità nello Stato
“Tema di forte attualità, in un mondo di crescente pluralismo religioso, è la laicità, come impegno di razionalità prescindendo dalla utilizzazione pubblica delle motivazioni religiose. Così come sul piano storico dello sviluppo culturale,oltreché dell’approfondimento delle fedi, si rende urgente la riflessione e l’impegno della nonviolenza attiva.”
Mons. Luigi Bettazzi, presidente del Centro Studi

Si è svolto il 5 e 6 maggio scorso, presso la Casa per la Pace di Pax Christi (a Tavarnuzze, Firenze), il seminario di studi promosso da Pax Christi, dal Centro Studi Economico-Sociali per la Pace e dalla Fondazione Balducci.
Hanno dato il loro apporto, oltre al presidente mons. Bettazzi, il prof. don Enrico Chiavacci, il prof. Sergio Lariccia, il Ministro Rosy Bindi, le teologhe Serena Noceti e Gianna Sciclone.

L’articolo di Giancarla Codrignani è una anticipazione di uno dei prossimi dossier di “Mosaico di pace” che conterrà gli atti del seminario.
Nel nostro Paese il principio eminentemente democratico della laicità ha faticato a farsi senso comune: il fascismo aveva strumentalizzato i rapporti con la Chiesa cattolica mediante il Concordato del 1929, presentato come elemento positivo di pacificazione religiosa.
L’inclusione nella Costituzione italiana del 1948 dei Patti lateranensi, con il voto favorevole anche del partito comunista, non ha reso più chiare, agli occhi dei cittadini, le funzioni dello Stato e i rapporti con le confessioni religiose.
Il riconoscimento sancito a beneficio della Chiesa cattolica ha impedito non solo la formulazione di una legge sulla libertà religiosa, ma ha anche mantenuto pregiudizi illegittimi nei confronti delle altre religioni e confessioni. Se – come Lelio Basso ricordò alla Costituente (e ripeté in occasione del nuovo Concordato del 1984), da lui ritenuto inutile in uno Stato democratico che garantiva le libertà di ciascuno – tutti gli esseri umani debbono essere considerati “fini e non strumenti del potere altrui”, la sola religione riconoscibile da una società statuale è quella dei diritti, a partire da quelli delle minoranze, segnatamente da quelle religiose.
Nonostante il garantismo della nostra Costituzione, per lunghi anni in Italia è stato difficile essere protestanti e gli acattolici potevano incorrere nell’interesse dei carabinieri. Anche molti cattolici vennero nel corso del tempo sostenendo i principi della laicità cosicché oggi molti pregiudizi sono caduti.
Tuttavia, ricorda Sergio Lariccia, non abbiamo ancora parità giuridica delle confessioni religiose e l’inserimento dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica non garantisce l’uguaglianza nel diritto all’istruzione, con l’aggravante che è proprio nella scuola che il futuro cittadino impara il valore della laicità. Oggi, sulla base del significato da attribuire alla famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio” (Cost. art. 29), si è aperto un contenzioso grave riguardante i diritti di uguaglianza dei cittadini.

Nuove riforme
Lariccia è particolarmente severo nel giudicare giuridicamente gli attuali rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica: auspica riforme costituzionali che cancellino il Concordato e favoriscano un’autentica laicità. Sono istanze che percorrono anche il mondo cattolico al suo interno e probabilmente rappresentano un’utile provocazione.
Si debbono ricordare anche altri elementi-guida per ritrovarci laici, sia come credenti, sia come cittadini. Nei nostri giorni è fortemente sentito il bisogno di aprirci a un’etica universale.
Un utile fondamento lo si può trovare nelle dichiarazioni del Parlamento delle religioni del mondo (Chicago 1993). Luigi Bettazzi le ricorda una per una: 1) la violenza non può essere un mezzo di confronto con gli altri; 2) la persona avida perde la sua anima, ciò che fa di lei una persona umana; 3) ogni uomo ha diritto alla verità e alla sincerità; 4) non fare cattivo uso della sessualità ma sentirsi responsabili della felicità del partner. Sintetizzando:
Nessuno si illuda: non c’è sopravvivenza dell’umanità senza pace mondiale!
Nessuno si illuda: non c’è pace mondiale senza giustizia mondiale!
Nessuno si illuda: non c’è giustizia mondiale senza sincerità e umanità!
Nessuno si illuda: non c’è vera umanità senza convivenza solidale! ”
Sono principi su cui possono lavorare cattolici e islamici, scintoisti ed ebrei, animisti e buddisti; ma sono principi, fondamentalmente di tutti e per tutti. Laici.

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