Ridiamo autorità all’Onu

18 novembre 2003 - Mons. Luigi Bettazzi

Tutta l’Italia è sconvolta per la tragedia irachena, di cui sono rimasti vittime carabinieri e soldati italiani, partiti per una “missione di pace” che in realtà si è rivelata una missione di guerra. Alcuni erano stati attratti da ideali umanitari, altri – come in genere i soldati americani – avevano cercato di risolvere problemi economici che la società non sapeva offrire in patria.
Certo non è questo il momento di offendere la memoria di questi nostri giovani e il dolore delle loro famiglie richiamando le vere motivazioni di questa guerra, voluta dall’America scavalcando l’ONU. Ma il sacrificio di questi italiani, e di tanti soldati di altre nazioni, in un’atmosfera che si rende sempre più cupa, impone di riprendere in esame la situazione, riconoscendo e facendo riconoscere quanto c’è stato di volontà di dominio e di profitto, di falsità e di approssimazione nell’affrontare questa guerra.
Pax Christi da tempo denunciava il regime dittatoriale di Saddam Hussein e la violazione dei diritti umani nei confronti dei Kurdi e degli oppositori politici, anche quando l’Occidente lo armava come alleato contro l’Iran. Ed è chiaro che il terrorismo va combattuto, ma occorre saper valutare con onestà, anche a costo di dover confessare i propri errori e le proprie superficialità, se questo sia il modo più efficace per combatterlo: in realtà la violenza suscita sempre altre violenze e, anche in questo caso, risveglia nei popoli, pur liberati da una feroce dittatura, comprensibili sentimenti di nazionalismo e di solidarietà religiosa. Non a caso Giovanni Paolo II – certo non fautore del regime di Saddam Hussein – fino all’ultimo ha insistito perché si evitasse la guerra.
Se si impegnasse per strategie di pace una parte sola delle immense risorse materiali, intellettuali, di rapporti fra Stati, che si impegnano per la guerra, è da prevedere che si otterrebbe di più, a lungo tempo ma anche immediatamente, evitando queste stragi sconvolgenti e rasserenando l’orizzonte dell’avvenire.
È tardi, ma non troppo tardi, per ridare all’ONU non una funzione di servile copertura, ma un’autentica autorità per aiutare il popolo iracheno a realizzare la democrazia e lo sviluppo, con un governo non sospetto e una ricostruzione non interessata. Lo chiede la volontà di pace della maggioranza dell’umanità, lo esige il sangue di questi nostri giovani morti nell’illusione di poter diventare operatori di pace.

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