EDITORIALE

Custode o despota del creato?

Alex Zanotelli

Il problema all’ordine del giorno della riflessione teologica “non è più tanto Cristo e il Cosmo quanto piuttosto Cristo e il Caos”. È quanto afferma il teologo domenicano Alessandro Cortesi. “Come ripensare la teologia di fronte a un mondo minacciato, a causa delle scelte e dei comportamenti umani, a diventare una immensa discarica, a causa dell’inquinamento, del surriscaldamento dell’atmosfera e dello sfruttamento delle risorse”. È questo un interrogativo fondamentale oggi per le Chiese e per i cristiani. E lo è anche per Mosaico di pace.
È in atto, infatti, una spaventosa guerra contro l’eco-sistema. Basta leggere i Rapporti pubblicati alla fine del 2006 per rendersene conto: il Rapporto Stern preparato per il governo Blair, il Rapporto Pianeta Vivente del WWF, i Rapporti dell’IPCC (Comitato intergovernativo dei cambiamenti climatici). Questi ci mettono davanti agli occhi la vastità e la drammaticità della situazione ecologica. Ma già il Rapporto di Valutazione dell’Ecosistema per il Terzo Millennio delle Nazioni Unite (2005), ci aveva messo in guardia sulla gravità della crisi affermando che ci rimanevano una cinquantina di anni per salvarci. È in gioco il futuro della specie sul pianeta terra. E tutto questo è dovuto a un Sistema economico – finanziario (O’ sistema, diciamo a Napoli) che minaccia la terra e uccide i poveri. Dobbiamo sempre più mettere insieme il grido dei poveri e quello della terra lacerata, straziata, crocifissa. Si tratta in ambedue i casi di un problema di giustizia: “La giustizia – afferma W. Sachs – non può essere raggiunta con la diffusione di un’illimitata crescita economica. Giustizia e limiti devono essere ripensati come un unicum. Senza ecologia non esiste giustizia in questo mondo, perché altrimenti la biosfera perderebbe il suo equilibrio. E senza la giustizia non esiste l’ecologia. La giustizia non dipende soltanto dal contenimento dell’uso del potere ma anche dalla limitazione dell’uso della natura”.
Questa è la sfida a cui le Chiese e i cristiani sono chiamati a rispondere. Perché noi cattolici siamo così lontani da una seria riflessione teologica a livello ecologico? Perché il magistero è così debole a questo livello?
In questo quadro è significativa la decisione di dedicare la prima domenica di settembre al creato e alla sua salvaguardia, ma resta il problema di iniziare una seria riflessione teologica. Abbiamo bisogno di recuperare tutta la tradizione della Bibbia, partendo dai libri sapienziali, per tessere una rilettura biblica e una riflessione morale su quella che Giovanni Paolo II chiamava la conversione ecologica.
A livello di magistero ponteficio abbiamo solo un breve e debole capitolo nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa e un messaggio di Giovanni Paolo II: Pace con il Creatore, Pace con il Creato per la giornata della Pace nel 1990. A questi bisogna aggiungere due importanti discorsi di Giovanni Paolo II, in particolare quelli del 17 gennaio 2001, dove il Papa disse: “Noi dobbiamo incoraggiare e appoggiare ‘la conversione ecologica’ che nelle ultime decadi ha reso l’umanità più sensibile alla catastrofe verso cui si sta muovendo. L’uomo non è più il custode del creato ma un despota autonomo che deve finalmente capire che deve fermarsi sull’orlo del precipizio” (discorso non incluso nel Compendio).
Benedetto XVI è ritornato varie volte sull’argomento, chiedendo “un patto con l’ambiente”. Ci manca (e ne abbiamo bisogno) un’enciclica sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Speriamo che nel 40° della Populorum Progressio ci venga fatto questo dono. Dobbiamo riconoscere che il Consiglio Ecumenico delle Chiese è molto più avanzato su questi temi. E siamo grati per questo. Potrebbe essere concepibile un’Assemblea mondiale di tutte le Chiese sul tema? Ma prima è necessaria una seria riflessione biblica, teologica, morale in chiave ecumenica.
È in ballo la vita stessa sul pianeta Terra. Una riflessione che deve poi passare nelle parrocchie, nelle Chiese, nelle omelie con messaggi forti che devono toccare il cuore della gente per cambiare stili di vita. È una sfida etica e antropologica epocale: si tratta di vita o di morte per tutti. La Chiesa/le Chiese non possono mancare a un così grande appuntamento con la storia e con il Signore della storia.

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