ARMI

Bomba o non bomba

Il pericolo più grande che ancora non vediamo: la bomba atomica si pensa, si produce, si conserva, ci si prepara per farla scoppiare…
Flavio Lotti (coordinatore nazionale della Tavola della pace)

Non compare in prima pagina ma è diventato il pericolo più grande del mondo. Persino più grande dell’emergenza ambientale che minaccia la sopravvivenza del pianeta. È il pericolo nucleare, che sta crescendo in modo vertiginoso senza limiti né confini. Il fatto che i media e la politica non se ne occupino rende l’allarme ancora più drammatico. Coloro che hanno la responsabilità di proteggerci fingono di non sapere e sembrano avere sempre cose più importanti a cui pensare. La gente non si rende conto di quanto sta accadendo e in molti pensano che sia meglio così.

 Il pericolo nucleare

Le armi nucleari, che solo venti anni fa la comunità internazionale si era impegnata a distruggere, oggi stanno tornando a terrorizzare il mondo. Una sola bomba atomica è in grado di sterminare dieci milioni di persone. Oggi nel mondo se ne contano più di ventimila. Una sola frazione è sufficiente a distruggere l’umanità intera. Cinque Paesi sono in grado di sparare queste bombe praticamente in ogni angolo della terra. Alla Russia e agli Usa bastano 15 minuti per lanciare 1500 missili nucleari strategici. Altri quattro Paesi sono capaci di cancellare ogni forma di vita nel raggio di 1000-3000 chilometri. Nel 1960 le potenze nucleari erano tre. Oggi sono diventate nove. Almeno altri trenta Paesi sono ormai nelle condizioni di procurarsi la “Bomba”. Molti di questi sono concentrati in un Medio Oriente dove, secondo molti osservatori, potrebbe scoccare la scintilla atomica della terza guerra mondiale. Aumentano i Paesi in possesso della tecnologia nucleare e niente gli può impedire di diventare “Stati nucleari”.

Purtroppo la lezione della Corea del Nord è sotto gli occhi di tutti: se hai la bomba non ti attaccano, se non ce l’hai rischi la fine dell’Iraq; dunque meglio procurarsi la “Bomba”. La proliferazione di centrali nucleari, che apre la strada alla “Bomba”, viene sempre più spesso giustificata con la crescente crisi energetica e ambientale e con il bisogno di emanciparsi dal petrolio.

La stessa possibilità di trasformare un missile convenzionale in un missile nucleare è ormai alla portata di tutti.

Tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono impegnati in costosi programmi di ammodernamento atomico. La Francia lo ha iniziato da tempo. La Gran Bretagna lo ha deciso ufficialmente l’anno scorso. Della Cina si sa poco, ma è certo che i laboratori lavorano a pieno ritmo. Gli Stati Uniti hanno avviato un imponente programma venticinquennale che porterà al rinnovo completo dell’arsenale strategico nucleare. Questa decisione è stata accompagnata dalla denuncia e dall’abrogazione del Trattato ABM (Antimissili Balistici, firmato da USA e URSS nel 1972 per limitare la costruzione dei sistemi antimissile e frenare la corsa al riarmo nucleare), dall’avvio del programma di guerre stellari (il cosiddetto “scudo spaziale”) e dall’installazione delle prime basi di questo sistema antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca. La Russia ha reagito uscendo dal Trattato sulla riduzione delle Forze convenzionali in Europa (firmato nel 1990) e annunciando “piani grandiosi” di sviluppo e ammodernamento di tutti i tipi di armi nucleari entro il 2015.

 Uno scenario allarmante

L’insieme di questi faraonici programmi di riarmo ci costringerà a fare i conti con una nuova generazione di armi nucleari estremamente diversificate, distruttive e maneggevoli. L’obiettivo della ricerca non è solo quello di accrescerne la potenza, ma anche la possibilità di utilizzo. Si cerca così di miniaturizzare la “Bomba”, di circoscrivere il suo impatto letale e le sue conseguenze nel tempo. Il risultato è la messa in circolazione di nuovi tipi di armi di distruzione di massa, come le armi radiologiche. Alcune inchieste giornalistiche hanno denunciato il loro uso sia in Iraq che in Libano. La differenza tra armi nucleari e non-nucleari si sta facendo sempre più sottile.

Mentre gli scienziati rinchiusi nei laboratori più costosi del mondo ci preparano nuovi spaventosi ordigni, le armi nucleari restano pienamente inserite nelle strategie militari di tutti i Paesi che le posseggono. Nonostante tutti sappiano che il loro uso porterebbe alla distruzione dell’umanità, esso viene studiato, progettato e ipotizzato.

Nel frattempo molti trattati per la riduzione e il controllo delle armi nucleari sottoscritti durante e dopo la guerra fredda (ABM, Start I, Start II, INF,…) o sono stati cancellati o vengono violati dagli stessi firmatari o stanno perdendo la loro validità.

Il Summit mondiale delle Nazioni Unite convocato nel 2005 in occasione del 60° anniversario della fondazione dell’ONU si è concluso cancellando dal documento finale ogni riferimento al disarmo. Nello stesso anno anche la Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione nucleare è drammaticamente fallita. Praticamente tutti i negoziati sul disarmo sono pressoché congelati e si sta creando un pericolosissimo vuoto normativo. Cancellati i trattati, sospesi i negoziati, è stato ridotto anche il sistema di controlli sulle armi esistenti. Si moltiplicano così i pericoli di proliferazione e di incidenti catastrofici.

Ad aggravare questo scenario allarmante c’è anche l’incubo del terrorismo. Se qualcuno vuole farsi una bomba atomica può trovare le informazioni su internet. Bastano 50 kg di uranio arricchito (ce ne sono tonnellate in giro per il mondo) che si possono contenere in un volume di 9/10 litri e un garage di 50 metri quadrati. L’unica incertezza è se la bomba-fatta-in-casa avrà una potenza distruttiva pari alla metà o al doppio di quella lanciata dagli Stati Uniti su Hiroshima causando oltre 120.000 morti. Impedire una simile eventualità è praticamente impossibile.

 Dieci idee

Proviamo dunque a immaginare cosa possiamo fare per evitare il peggio.

Ecco 10 idee per incominciare.

1. Nessuno sa quanto tempo abbiamo per evitare quello che oggi appare ai saggi inevitabile. Per questo dobbiamo agire subito. “È come se ci fossimo addormentati ai comandi di un aereo che procede a grande velocità. Se non ci sveglieremo e riprenderemo presto in mano i controlli, l’esito è fin troppo prevedibile” (Kofi Annan).

2. Abbiamo un potere enorme di distruggere noi stessi e di mettere fine alla vita sulla terra. Il rischio che sta correndo l’intero genere umano è davvero grande e qualcosa di altrettanto grande deve essere fatto in senso contrario.

3. Non possiamo dire agli altri di non fare quello che noi stiamo facendo. Come può fare una lezione contro il fumo un insegnante che entra in classe con la sigaretta in bocca? “Un aereo può rimanere in volo solo se ambedue le ali funzionano correttamente. Non possiamo scegliere tra non-proliferazione e disarmo. Dobbiamo affrontare ambedue gli impegni con l’urgenza che l’importanza della sfida esige” (Kofi Annan).

4. Il solo obiettivo realistico che ci possiamo porre è quello dell’eliminazione di tutte le armi nucleari (George Shultz). Perché se non ce ne liberiamo, ci sarà la proliferazione nucleare e, infine, verranno usate. Non è una cosa desiderabile. È una necessità storica urgentissima.

5. Non è un problema tecnico. È un problema politico. Non è irrealistico ma fattibile. È già stato fatto quando molti negavano la possibilità. È solo questione di leadership e di volontà politica. La chiave del successo è: reciprocità, obblighi, azioni concrete, sistema di verifiche e controlli.

6. È giunto dunque il tempo di rimettere il disarmo tra le massime priorità della politica. L’Italia deve esplicitare questo obiettivo con la massima determinazione lavorando in seno all’Unione Europea e all’ONU. Ci vorrà un po’ d’impegno e di coerenza. Il bilancio della difesa italiano è arrivato a superare i 23 miliardi di euro con un aumento, rispetto al 2007, di oltre l’11%. (Mentre scrivo queste note ascolto l’On. Massimo D’Alema, Ministro degli Affari Esteri e Vicepresidente del Consiglio, intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”: “Questa è una grande questione dimenticata. È tempo che si ricominci a parlare di disarmo… Ci si è dimenticati di questo grande obiettivo… Il 2009 sarà un anno di svolte… Ci sarà un nuovo presidente degli Stati Uniti. Metteremo il disarmo nell’agenda del G8 che si svolgerà in Italia”).

7. La prossima grande Conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo e la non-proliferazione è programmata per il 2010. È indispensabile avviare subito un processo politico che possa portare gli Stati di tutto il mondo a sottoscrivere un “accordo per il disarmo generalizzato”. Potrebbe anche essere l’ultima opportunità che ci viene concessa dalla storia.

8. L’agenda delle cose da fare è nota: avviare un grande negoziato globale che includa tutte le potenze nucleari, bloccare tutti i programmi di ammodernamento, ratificare tutti i trattati firmati, potenziare il sistema dei controlli, eliminare le armi nucleari dalle dottrine militari, eliminare le armi residue della guerra fredda (a cominciare da quelle che sono ancora stoccate in Italia), promuovere soluzioni alternative alla costruzione di centrali nucleari, ecc. Ci sono molti passi concreti e duraturi che possono essere fatti per ridurre il pericolo.

9. Mettiamo fine alla retorica della pace e della sicurezza. Tutti i capi di Stato e di governo parlano di pace e di sicurezza e poi investono miliardi di euro e di dollari nella progettazione, sperimentazione e costruzione di armi terrificanti che ci rendono più insicuri. Mi domando come si fa ad accettare di essere governati da qualcuno che ignora le vere minacce del nostro tempo e contribuisce a mettere in serio pericolo la nostra stessa sopravvivenza. Non c’è un solo problema che possa essere risolto con le armi nucleari. Non solo l’uso, ma anche il possesso di questi particolari ordigni (come di tutte le armi di distruzione di massa) deve essere considerato un atto criminale.

10. Per riuscire in questa impresa sarà necessario aumentare la pressione dell’opinione pubblica. Senza il grande movimento per la pace degli anni Ottanta l’Europa sarebbe ancora oggi divisa dalla cortina di ferro e dal muro di Berlino, piena di confini, di armi e di tensioni. Senza una nuova grande mobilitazione popolare difficilmente i governi s’incammineranno con la dovuta rapidità sulla giusta strada. Abbiamo bisogno di promuovere un nuovo modo di pensare che ci aiuti ad affrontare il dramma della miseria mondiale e dell’emergenza climatica. Abbiamo bisogno di lavorare perché i nostri soldi vengano impiegati per risolvere questi problemi e non per accrescere la nostra insicurezza. Dobbiamo promuovere una nuova idea della sicurezza comune e della sicurezza umana fondata sul riconoscimento e la promozione di tutti i diritti umani per tutti.

Abbiamo bisogno di sostenere politici che abbiano a cuore questi obiettivi.

 

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