NONVIOLENZA

Per un linguaggio nonviolento

Come comunicare senza farsi e senza farci male? Primi passi verso una comunicazione ecologica che consente di esprimere i propri bisogni senza chiudere le porte all’ascolto.
Pio Castagna (Formatore nonviolento, Pax Christi Taranto)

Un tassello importante nel processo di formazione alla nonviolenza è dato dall’acquisizione di competenze nel campo della comunicazione, perchè funzionali a una gestione costruttiva delle relazioni, a loro volta intese nella accezione conflittuale.

Infatti, nell’ottica nonviolenta, il conflitto è visto come momento di espressione di bisogni, di punti di vista e di opinioni diverse tra persone e può essere vissuto come una opportunità. Se esprimo un linguaggio duro, inflessibile, dogmatico, questo stesso linguaggio indurrà in me un pensiero e quindi una personalità altrettanto dura, inflessibile e dogmatica, in una parola violenta. Se, invece, adotterò nelle relazioni un linguaggio morbido, duttile e interlocutorio, il mio pensiero e la mia personalità saranno influenzate da altrettanta morbidezza e duttilità. In questo processo di crescita, penso che la comunicazione ecologica possa venirci in aiuto con la sua… “cassetta degli attrezzi”. Preciso che la comunicazione ecologica rappresenta l’applicazione dei principi ecologici alle relazioni umane, attraverso la valorizzazione delle risorse di ogni persona, il rispetto della diversità perchè le persone possano agire insieme per un fine comune.

Di conseguenza la parola chiave della comunicazione ecologica è costituita dall’equilibrio tra bisogni individuali e collettivi, finora vissuti in concorrenza fra loro.

Per conferire concretezza a quanto finora appreso, preleverò dalla suddetta “cassetta” gli attrezzi più funzionali alla gestione nonviolenta dei conflitti.

Qualcosa non va!

Di solito quando c’è qualcosa che non va nella comunicazione, la reazione istintiva che scatta è quella di attribuire la responsabilità all’altro. Questo scatena conflitti, poiché l’altro vedrà le cose diversamente da noi e il meccanismo diviene una trappola. Come rompere questo meccanismo? Provate a dire: “Ho bisogno di essere ascoltato”, “mi piacerebbe avere la tua attenzione per un problema per me importante” anziché “è come se parlassi al muro!”. A volte può essere disarmante per l’altro il fatto di esprimere un mio bisogno o una mia emozione. Sovente ci capita di usare nel linguaggio corrente affermazioni del tipo “non mi piace…”. Affermazioni di questo genere concorrono a creare un’atmosfera pesante che non contribuisce a rafforzare l’autostima del nostro interlocutore, con il risultato di accrescere il nostro disappunto per lui. Ci troveremmo per giunta confermati nell’avergli rivolto quelle parole, se l’altro non si sente stimolato a cambiare atteggiamento nei nostri confronti o verso terzi.

Anche in questo caso provate a usare un linguaggio positivo, ci potremo capire meglio con un esempio: “Non mi piace che tu ti comporti in modo scontroso con Stefano” . Trasformazione in positivo: “Potresti essere più cortese con Stefano?” o “Ti suggerisco di avere modi più garbati con Stefano”, e quanti altri esempi che vadano nella direzione dell’induzione dei comportamenti rispettosi, con il vantaggio che così comunicando non potrei provare più il dispiacere, il fastidio o il disagio per il comportamento adottato da tizio nei confronti di Stefano, nella fattispecie dell’esempio.

Le relazioni umane si sviluppano solitamente attraverso l’interazione e non tramite una semplice causalità unidirezionale. Con questo pensiero di tipo interattivo possiamo ridurre presunzione e superiorità e metterci in gioco in prima persona, in modo che, quando facciamo una critica all’altro, possiamo ammettere nostre responsabilità, se la comunicazione non è andata secondo le nostre aspettative. In conclusione, è auspicabile cambiare la nostra “modalità” di comunicazione ossia non rinunciare ai nostri pensieri, emozioni, bisogni, ecc. e, nello stesso tempo, rispettare l’altro e aiutarlo a far uscire i suoi pensieri, emozioni, bisogni, ecc. per trovare un punto d’incontro.

 

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Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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